L’Italia taglierà gli investimenti per risparmiare con il Recovery Fund

Il governo Draghi ha programmato un taglio degli investimenti per 20 miliardi in tre anni, in vista del Recovery Fund

di , pubblicato il
Recovery Fund e taglio degli investimenti pubblici

Ad agosto, l’Italia ha ricevuto i primi 25 miliardi di euro con il Recovery Fund dall’Unione Europea, di cui quasi 9 a fondo perduto. Grazie al programma varato da Bruxelles nel 2020 per rilanciare le economie del continente dopo la pandemia, il nostro Paese avrà la possibilità di potenziare gli investimenti pubblici, considerati un volano per la crescita. E se vi dicessimo che, a conti fatti, il governo Draghi ha tagliato gli stanziamenti destinati proprio a questo capitolo di spesa per il prossimo triennio?

Può apparire un paradosso, visti tutti i discorsi di questi mesi sul rilancio degli investimenti per irrobustire l’economia italiana dopo diversi decenni di stagnazione. Eppure, questo dicono i numeri della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef). Per il 2022, gli investimenti fissi lordi pubblici saranno pari al 3,1% del PIL, salendo al 3,3% nel 2023 e al 3,4% nel 2024. Considerato che nel decennio 2011-2020, l’incidenza media sia stata del 2,4%, diremmo che la spesa in conto capitale crescerà anche marcatamente.

In assoluto, è così. Tuttavia, in buona parte stiamo parlando di cifre inclusive degli investimenti realizzati con il Recovery Fund. A tale proposito, il governo stima sovvenzioni e prestiti per lo 0,8% del PIL nel 2022, per l’1,1% nel 2023 e per l’1,7% nel 2024. In valori assoluti, sarebbero rispettivamente 15, 21,6 e 34,4 miliardi per un totale cumulato nel triennio di 71 miliardi. Al netto di questi importi, gli investimenti fissi dello stato italiano scenderebbero al 2,2% del PIL nel 2022 e 2023 e all’1,8% nel 2024.

Investimenti appesi al Recovery Fund

Che cosa significa? Lo stato sta approfittando del Recovery Fund per potenziare gli investimenti fino a circa 1 punto di PIL in più della media degli anni passati.

Ma i fondi europei saranno in parte compensati a bilancio dai minori stanziamenti nazionali. Nell’arco del triennio, questi ultimi ammonteranno a una ventina di miliardi. Il perché di questa manovra è presto spiegato: il Recovery Fund aumenterà il potenziale di crescita della nostra economia e al contempo consentirà allo stato di risparmiare sulla spesa in conto capitale.

Sul piano strettamente contabile, però, i prestiti che riceveremo da Bruxelles andranno considerati nuovo debito a tutti gli effetti, in quanto dovranno essere restituiti. Viceversa, le sovvenzioni saranno a fondo perduto, sebbene l’Italia per gran parte dovrà partecipare al loro finanziamento attraverso emissioni di debito. Se l’Italia mantenesse gli investimenti inalterati e si limitasse ad aggiungervi quelli realizzati con il Recovery Fund, l’impatto sul PIL sarebbe ancora più positivo, ma le finanze statali peggiorerebbero ulteriormente. Nei tre anni considerati, gli investimenti realizzati tramite le sovvenzioni ammonteranno a 15,7 miliardi, tramite i prestiti per 55,3 miliardi.

Sempre il governo Draghi ha previsto sul piano della finanza pubblica il raggiungimento al 2024 di un saldo primario (differenza tra entrate e spesa, al netto degli interessi sul debito) attivo per 8,3 miliardi. Considerato che esso sarà negativo quest’anno per 107,3 miliardi, la variazione sarà di oltre 115 e mezzo miliardi in tre anni. In percentuali, passeremo dal -6% al +0,4%. Ancora troppo poco, dato che prima della pandemia il saldo primario risultava mediamente positivo per oltre un punto e mezzo di PIL.

[email protected]

Argomenti: ,