L’Italia stretta tra povertà, disoccupazione giovanile e “polemiche da McDonald’s”

A un anno di governo Monti, i disoccupati sono cresciuti del 21,4%. A destare paura è l'allarme dell'Europa sulla povertà nel nostro paese.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
A un anno di governo Monti, i disoccupati sono cresciuti del 21,4%. A destare paura è l'allarme dell'Europa sulla povertà nel nostro paese.

Non accenna a rallentare la crisi economica in Italia. Le ultime cifre dell’Istat sono allarmanti: a novembre, i disoccupati sono 2 milioni 870 mila, pari all’11,1% della popolazione lavorativa. Duemila in meno rispetto a ottobre in termini assoluti, ma la percentuale è stabile, anche perché è cresciuto il numero degli inattivi (+39 mila unità), cioè di coloro che rinunciano a cercare un lavoro.  

Disoccupazione in Italia: il bilancio di un anno di governo Monti

Ma è dramma giovanile. Tra i 15 e i 24 anni, i disoccupati sono 641 mila, il 37,1% della popolazione lavorativa per questa fascia di età, in netta crescita dal precedente dal 36,5% di ottobre e record assoluto da quando esistono le serie storiche trimestrali dell’Istat dal 1992. Rispetto a un anno prima, il numero dei disoccupati è esploso di 507 mila unità, il 21,4% in più. Un dato estremamente importante quello di novembre, perché in quel mese il governo Monti ha compiuto un anno e, quindi, è tempo di qualche bilancio  

Povertà in Italia: l’imbarazzante rapporto dell’Ue poverta in italia

Ebbene, la disoccupazione sta divorando letteralmente le speranze di ripresa di numerose famiglie italiane. Il Rapporto 2012 della UE fa da monito, perché include l’Italia nel gruppo di Paesi in cui la mancanza di lavoro rischia di creare una “trappola della povertà“. Da noi, oltre che in Spagna, Grecia, Malta e stati del Baltico, secondo Bruxelles, esiste un alto rischio di entrare nella fascia di povertà e una bassa probabilità di uscirne. E poiché non sono attesi miglioramenti nel corso del 2013 sul fronte occupazionale, la situazione potrebbe aggravarsi per questi Paesi. Una bocciatura secca da parte dell’Europa, che arriva nelle stesse ore in cui Bruxelles stronca l’IMU di Mario Monti e la definisce “iniqua” e in grado di aggravare leggermente la povertà. E vogliamo sorvolare sulla bocciatura anche dello stato delle carceri italiane, per cui l’Europa ha assegnato al governo un anno di tempo per migliorarne le condizioni di vivibilità. Siamo al “contrordine compagni”? Come mai l’Europa così filo-montiana sta giorno dopo giorno smontando un anno di misure del governo del Prof? (L’Imu crea povertà, l’allarme della Commissione europea). Fuori da dietrologie, diremmo che i numeri sono numeri. Certo, Monti arriva al governo in una fase di contrazione già in corso della nostra economia e di risalita del tasso di disoccupazione. Dire che tutto va male a causa del suo esecutivo di tecnici equivale ad affermare che lo spread nel 2011 esplose a causa del governo Berlusconi.  

Previsioni economiche Italia: le prospettive per il 2013 sono poco rosee

Tuttavia, pare che le misure di Monti abbiano aggravato una tendenza in atto, facendo precipitare le prospettive di crescita di breve termine, tanto che tra il 2012 e il 2013, l’Italia avrà perso complessivamente non meno di tre punti e mezzo di pil, circa 700 mila posti di lavoro e senza che le finanze ne avranno risentito granché positivamente (non si arriverà al pareggio di bilancio quest’anno, ma tutt’al più il deficit si attesterà a non meno del 2,5% del pil). Ma a quanti iniziano a non risparmiare critiche all’operato dei tecnici, complice anche il clima elettorale, risponde il ministro del Welfare, Elsa Fornero, la quale dagli studi di Radio Capital ritiene che i dati negativi sull’occupazione riflettano errori di lungo periodo, non certo le misure intraprese dal suo governo. Al contrario, il ministro le difende, sostenendo che serviranno a combattere la precarietà e il lavoro nero.  

L’Italia del fast food

E all’interno di questo triste dibattito su chi abbia fatto peggio negli anni s’inserisce la polemica da bar, o visto il caso, da fast-food, che vede contrapporsi la Cgil e la catena americana dei panini McDonald’s. Da qualche giorno, questa pubblicizza sulle reti televisive la sua politica dell’occupazione, rimarcando come creerà altri tre mila posti di lavoro da qui al 2015, dopo aver già impiegato 16 mila dipendenti. A stretto giro risponde la Cgil, che polemizza per la strumentalizzazione che la catena di fast-food attuerebbe nei confronti del problema del lavoro in Italia ed evidenziando come nell’80% dei casi i dipendenti di McDonald’s abbiano un contratto a termine, part-time e di poche ore a settimana (McDonald’s offre 3000 posti di lavoro, la Cgil non approva e polemizza). La Fornero commenta a difesa dell’impresa, affermando di vedere positivamente qualsiasi imprenditore che cerchi di creare lavoro, anche a termine e part-time, perché è meglio di non lavorare. Insomma, in mancanza di idee e programmi, anche uno spot in TV può scatenare le ire del sindacato, lo stesso che ha contrastato in tutti questi anni qualsivoglia riforma del mercato del lavoro. Dal canto suo, il ministro non poteva non prendere la palla al balzo e mostrarsi paladina dell’impresa, dopo averla bastonata con il governo di cui ha fatto parte con tasse e un clima da stato di polizia riguardo all’evasione fiscale. Fa piacere, infine, notare una stizza di fastidio verso l’Europa da parte del premier Monti, che difendendo la sua IMU, ha rimarcato come l’abbia introdotta proprio per eseguire i compiti a casa impartiti da Bruxelles. Vuoi vedere che alla fine persino i granitici Prof stanno imparando a capire dove ci abbiano portati gli euro-diktat?

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Argomenti: Crisi economica Italia