L’Italia sta rimanendo senza industria. Sulla produttività Spagna e Grecia fanno meglio di noi

Persa competitività, produttività e dal 2007 -20% di produzione industriale. E' l'allarme lanciato da Bruxelles sull'Italia nel rapporto che sta per uscire

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Persa competitività, produttività e dal 2007 -20% di produzione industriale. E' l'allarme lanciato da Bruxelles sull'Italia nel rapporto che sta per uscire

L’Italia sta attraversando una preoccupante fase di deindustrializzazione. Lo afferma il rapporto sulla competitività, che sarà approvato domani dalla Commissione UE. Negli ultimi dieci anni, l’Italia è stato l’unico paese insieme alla Finlandia ad avere ridotto la produttività, superata anche dalla Spagna. Ciò sarebbe stato dovuto al combinato tra crescita del salario lordo e bassa crescita della competitività.

La Spagna ha sorpassato l’Italia, grazie alle riforme del mercato del lavoro, che hanno introdotto maggiori dosi di competitività. E persino la Grecia, pur messa in ginocchio dalla crisi finanziaria del 2008, ha mostrato una performance migliore sul fronte della produttività.

Pesano sulla nostra economia anche l’alto costo dell’energia (il più alto insieme a Cipro), l’eccessiva burocrazia e il basso livello di investimenti in ricerca e sviluppo.

E l’allarme si conclude con la presa d’atto che dal 2007 ad oggi, la produzione industriale italiana è crollata del 20%, sebbene rimanga ancora oltre la media UE, in rapporto al pil. Problemi si registrano anche in altri paesi europei, ma non in Germania, che presenta buoni risultati.

Sulla base dei dati che saranno resi noti domani, Bruxelles effettuerà alcune osservazioni e inviterà l’Italia ad attuare quelle riforme necessarie per il rilancio della nostra economia.

 

Pil Italia a -1,7% nel 2013 (se tutto va bene)

Lo stato dell’economia del nostro paese è ormai a livelli preoccupanti. Il pil dovrebbe diminuire dell’1,7% quest’anno, stando alle stime del Tesoro, ma il crollo potrebbe arrivare al 2%, dopo che già nel 2012 si è registrato il -2,4% ed essendo già al quarto anno di recessione dal 2008. La ripresa prevista per il prossimo anno sarà così effimera, che di fatto diventerà impercettibile, se non in una fermata del crollo. Il pil è atteso in crescita dell’1% dal governo, ma le stime internazionali parlano di un +0,5%. Insomma, il nulla.

Ma anche i decimali servono in questa fase. I conti pubblici non sono a posto. Il deficit tendenziale per il 2013 è del 3,1%, ragione per cui serviranno 1,5-2 miliardi subito per non sforare il 3% massimo consentito dall’Europa.

Sempre che la recessione non sia maggiore delle stime del governo, nel qual caso il pasticcio è compiuto.

Non aiuta nemmeno lo spread, che sebbene in calo, non riflette più una riduzione dei nostri rendimenti sui BoT e BTp, quanto un aumento di quelli tedeschi. E a questi tassi, è difficile immaginare che non salga il conto per interessi che dovremmo pagare nel 2014, quando è prevista una spesa di 86 miliardi dagli 83,9 miliardi di quest’anno, ma sull’ipotesi di uno spread a 200 punti. E se non scendesse dagli attuali 240 bp circa? Se l’ennesima crisi politica (quasi del tutto inevitabile) farà perdere definitivamente fiducia ai mercati verso il nostro paese?

Intendiamoci, spazio per trovare i soldi ci sono, con una spesa pubblica a 714,3 miliardi quest’anno, al netto degli interessi sul debito. Ma una politica debole e istituzioni al collasso non sembrano in grado di attuare alcun taglio, né di mettere mano a qualsivoglia riforma.

 

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