L’Italia sarà costretta a uscire dall’Euro. Il Telegraph cita Mediobanca

Un Rapporto di Piazzetta Cuccia parla di "ciclo di Frenkel": l'Italia sarebbe in fase di quasi collasso e starebbe meglio fuori dall'Eurozona. Il debito pubblico italiano potrebbe esplodere al 150% del pil

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Un Rapporto di Piazzetta Cuccia parla di

L’Italia sarebbe tutt’altro che vicina alla fine della recessione e fuori dalla crisi economica e finanziaria. Il quotidiano britannico “Telegraph”, ormai un habitué delle tesi anti-euro, snocciola parecchi dati, che dimostrerebbero la portata grave della crisi in cui si trova tutt’ora il nostro Paese. Se l’Istat ha limato ancora una volta al ribasso le stime del pil del 2013 (-1,8%), ad agosto la produzione industriale italiana è scesa del 4,4% su base annua e gli ordini del 6,8%, mentre la Banca d’Italia ha confermato che il credito alle imprese non finanziarie si è ridotto più che a luglio del 4,6%.

Cita il rapporto di Mediobanca di Antonio Guglielmi, che prende atto di un debito pubblico salito al 133% del pil, il 15% in più in soli 15 mesi. Per assenza di crescita, spiega Guglielmi. Il quale non crede nelle previsioni di un pil a +1% nel 2014, in quanto queste percentuali negli ultimi anni sono state raggiunte dall’Italia, quando l’economia mondiale era in pieno boom, figurarsi adesso che le cose non vanno bene nemmeno altrove.

 

Italia fuori dall’Euro è scenario inevitabile?

Il rapporto di Mediobanca non lo dice esplicitamente, ma lo fa intendere: l’Italia starebbe meglio fuori dall’Eurozona. La Germania ha ormai accumulato un surplus commerciale di 1.400 miliardi di dollari, il 50% del pil tedesco, mentre l’Italia perde competitività dal 1996, anno in cui si sono fissati i tassi di cambio tra lira ed euro. I tedeschi crescerebbero, quindi, a nostre spese.

L’Italia si troverebbe nella settima fase del “ciclo di Frenkel“, quella del collasso. Le ragioni risiedono in un’unione monetaria che non soddisfa nessuna delle quattro condizioni obbligatorie per la sua esistenza: perfetta mobilità del lavoro, flessibilità di prezzi e salari, trasferimenti fiscali e cicli economici allineati.

 

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Per il Prof.Giuseppe Ragusa della Luiss Guido Carlo di Roma, il debito pubblico potrebbe arrivare al 150% del pil in pochissimi anni, perché anche con una crescita dello 0,6%, il rapporto tra debito e pil potrebbe aumentare del 5% all’anno. E la politica italiana non starebbe facendo nulla, limitando a sperare che la ripresa del resto dell’Eurozona trascini anche la nostra economia. In più, la vita media residua del debito è scesa da 7,6 a 6,4 anni, perché il Tesoro ha dovuto spostarsi sulle scadenze brevi, visto che la BCE ha acquistato titoli con scadenza residua fino a tre anni.

A fronte di questa crisi molto grave, l’euro si è apprezzato dell’8% da giugno contro il dollaro USA, un fatto che non può che aggravare lo stato di un’economia alle prese con un tasso di disoccupazione record da 36 anni a questa parte.

Per il Prof.Ragusa, i nodi potrebbero arrivare al pettine già nei primi mesi del 2014. Aggiungiamo noi che è probabile che i problemi esploderanno nel bel mezzo di una crisi politico-istituzionale, che non farà che aggravare lo stato di crisi generale del nostro paese. Vero è quanto afferma il “Telegraph”: il clima di insoddisfazione anti-euro in Italia è ormai così forte, che basterà un altro scontro con Berlino per fare saltare l’unione monetaria.

 

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