L’Italia produrrà il vaccino russo Sputnik V, altra sfida di Draghi alla Commissione UE

Una trattativa formalmente privata farà sì che in Lombardia vengano prodotte 10 milioni di dosi entro l'anno. Un nuovo segnale della strategia del premier, fortemente critico verso l'operato di Bruxelles sui vaccini

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L'Italia produrrà il vaccino Sputnik

Sputnik non ha ancora ricevuto il via libera dall’EMA, l’Agenzia del farmaco europea, ma l’Italia sarà il primo stato dell’Unione Europea a produrne le dosi. Lo ha annunciato Vincenzo Trani, presidente della Camera di Commercio Italo-Russa (CCIR) dopo che è stato sottoscritto un accordo in tal senso tra la società italo-svizzera Adienne Pharma Biotech e il fondo russo Russian Direct Investment Fund. La produzione avverrà in uno stabilimento di Caponago, in Brianza.
Formalmente, l’intesa sottoscritta è privata e di essa non erano a conoscenza Regione Lombardia, Ministero della Salute e Palazzo Chigi. Eppure, le implicazioni geopolitiche dell’annuncio sono molto forti. Bruxelles non ha voluto commentare, ma trapela una forte irritazione per una mossa, che nei fatti apre la strada alla commercializzazione del vaccino russo nella UE, nonostante la Commissione si sia affannata a confermare che “per ora” lo Sputnik V non rientri nella strategia vaccinale europea.
Vi chiederete come sia possibile produrre un vaccino ad oggi non approvato dall’EMA e che, in teoria, potrebbe non ricevere mai la relativa autorizzazione. Una cosa è, però, la produzione, un’altra la commercializzazione. Qualora Sputnik non ricevesse l’autorizzazione dell’EMA, le dosi prodotte in Italia verrebbero vendute ai 46 stati che sinora lo hanno riconosciuto, tra cui la vicina Ungheria. Entro l’anno, sarebbero disponibili 10 milioni di dosi, ma la produzione verrà avviata solo a luglio, perché servono mesi per disporre degli impianti tecnologici idonei.

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Chiaramente, nel caso in cui l’EMA desse l’ok, l’Italia avrebbe a disposizione 10 milioni di dosi entro dicembre, in grado di vaccinare altrettante persone, essendo un vaccino monodose.

Non parliamo di una strategia finalizzata ad ottenere dosi immediate, bensì ad accrescere la pressione sulla UE, facendo capire alla presidente Ursula von der Leyen che l’Italia, così come altri stati, intende fare anche da sola nel caso in cui i ritardi nella fase di approvvigionamento si procrastinassero. E oltre a noi, anche Germania e Spagna sono pronte a produrre lo Sputnik.
Per il resto, le notizie che arrivano dal fronte vaccini non sono entusiasmanti. Johnson & Johnson ha sì confermato che entro l’anno fornirà alla UE le 200 milioni di dosi come da contratto, ma non ha smentito la voce, in base alla quale nel secondo trimestre non sarebbe in grado di rispettare l’impegno di garantirci 55 milioni di dosi. Un piano, quello della Commissione, che frana ogni giorno di più e che sta alzando la temperatura con Londra, con Bruxelles che vorrebbe aprire una procedura d’infrazione contro il Regno Unito sulla Brexit.
Ufficialmente, per la proroga da parte del governo Johnson del periodo di grazia sui controlli dei prodotti alimentari britannici in Irlanda del Nord. Nella sostanza, a dividere le due sponde della Manica è il caos vaccini. La britannica AstraZeneca sta rallentando le forniture verso la UE, esasperando il clima a Bruxelles. Nei giorni scorsi, il sequestro di 200 mila sue dosi in Italia e destinate all’Australia ha inasprito la tensione. Unitamente all’autorevolezza del nostro premier, queste vicissitudini gli assegnano un forte potere negoziale per far sentire la propria voce fino a Bruxelles e cercare di ottenere tempi quanto più rapidi possibili per ottenere le forniture. Senza vaccini, l’economia non riparte. Draghi lo sa ed è conscio di essere stato chiamato a rimpiazzare il predecessore proprio su questo tema, oltre che sul Recovery Fund. Sputnik serve come monito, anche nei confronti dell’alleato americano, dove un colosso come Pfizer stesso non sta ottemperando ai suoi impegni, trincerandosi dietro alle varie clausole contrattuali sottoscritte.

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