Investitori alla larga dall’Italia, 30 miliardi evaporati in 2 mesi per paura

Crisi di fiducia verso l'Italia, che vede evaporare in due soli mesi quasi 30 miliardi. I deflussi dei capitali accelerano a febbraio e sono allarmanti.

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Crisi di fiducia verso l'Italia, che vede evaporare in due soli mesi quasi 30 miliardi. I deflussi dei capitali accelerano a febbraio e sono allarmanti.

Se solo l’altro ieri vi avevamo dato conto della fuga di capitali in atto dal Sud Europa verso la Germania, come evidenziato dal Target 2, il sistema dei pagamenti tra le economie dell’Eurozona, l’aggiornamento dei dati accresce i timori sulla tenuta dell’Italia, che nei primi due mesi del 2017 ha visto aumentare le proprie esposizioni debitorie verso il resto dell’area di quasi 30 miliardi (+29,5 miliardi), arrivando alla cifra record d 386,1 miliardi.

Di pari passo, la Germania sta passando di boom in boom di crediti, vantandone alla fine di febbraio per 814,4 miliardi nei confronti degli altri partner dell’unione monetaria, oltre 50 miliardi in più rispetto alla chiusura del 2016.

L’accelerazione dei deflussi di capitali dall’Italia è un segnale allarmante, perché segnalala progressiva perdita di fiducia del mercato verso la nostra economia. Dalla metà dello scorso anno, la posizione debitoria della Banca d’Italia verso la BCE è peggiorata di quasi 100 miliardi e non a caso, nello stesso arco di tempo, i rendimenti dei BTp si sono impennati, seguendo sì un trend generale, ma con conseguenze più marcate. I decennali sono passati dall’1,34% di fine giugno 2016 al 2,25% attuale, anche se nello stesso periodo, Piazza Affari ha guadagnato il 20%. (Leggi anche: Crisi euro, capitali in fuga da Italia e Spagna verso la Germania)

Cresce il rischio default percepito per l’Italia

Se dietro a tali deflussi si nasconde la paura degli investitori per la sopravvivenza dell’euro – siamo alla vigilia di un fitto calendario elettorale, che vede Olanda, Francia e Germania tornare alle urne da qui ai prossimi sei mesi e mezzo – non c’è da stare sereni, anche perché entro meno di un anno da oggi, anche il nostro paese va ad elezioni e il mercato incrementerà le sue scommesse sulla fuoriuscita dall’euro, a seguito della possibile vittoria delle forze politiche euro-scettiche.

Su base annua, i rendimenti dei cds a 5 anni, i titoli che assicurano contro il rischio default dell’Italia per un lustro, sono aumentati di 60 punti base all’attuale livello di 183 bp, segnando un +45% in dodici mesi.

Quelli francesi sono raddoppiati, ma a 62-63 bp, un terzo dei nostri livelli, segnalando un rischio default percepito di gran lunga più basso. (Leggi anche: Crisi BTp, perdite fino al 22% in 6 mesi)

Problema di governance e pessime prospettive

Si consideri che assicurasi contro un ipotetico crac della Spagna costa quasi il 60% in meno che tutelarsi dai BTp e, pertanto, gli investitori starebbero prezzando il rischio default del nostro debito sovrano a percentuali inferiori solo a quelle di Grecia e Portogallo. Lisbona, peraltro, si è mantenuta stabile nell’ultimo anno sul mercato dei cds. Non che ci sarebbe da stupirsi, dato che anche i rendimenti dei nostri bond sono i terzi più alti dopo quelli ellenici e lusitani, nell’Eurozona.

C’è un problema Italia, che ha a che fare, anzitutto, con la governance scadente: scarsa stabilità politica e prospettive di governo persino peggiori, essendo il panorama partitico frammentato e dominato da un senso di paralisi ormai trasversale a tutti gli schieramenti. Ci sarebbe da mettere in sicurezza le banche italiane, da consolidare la ripresa quasi impercettibile e da invertire la tendenza sul debito pubblico. Tutte materie, che presuppongono governi ben saldi e con una visione chiara sul da farsi. L’Italia è, invece, allo stato attuale l’unico stato europeo a non possedere né la stabilità, né una volontà politica chiara in un senso o nell’altro. (Leggi anche: Crisi debito italiano ancora più grave con paralisi politica)

 

 

 

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