L’Italia non riparte: il rischio maggiore è ora la stanchezza di famiglie e imprese

I dati sull'industria italiana e le vendite al dettaglio a novembre confermano che la fine della recessione in Italia potrebbe non essersi realizzata nell'ultimo trimestre del 2014. E le famiglie e le imprese potrebbero davvero stancarsi di attendere una ripresa che non arriva mai.

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L’economia in Italia resta al palo. L’ultima sfornata di dati dell’Istat per il mese di novembre non sono affatto buoni. Il fatturato industriale è diminuito, al netto della stagionalità, dello 0,6% sul mese precedente e dell’1,6% su base annua (dato corretto per gli effetti del calendario). La variazione congiunturale è frutto della sintesi tra un calo dell’1,2% sul mercato interno e di una crescita dello 0,6% sul mercato estero. La flessione annua tendenziale è a sua volta conseguenza di un calo del 2,8% sul mercato interno e di una crescita dell’1% su quelle estero. Lo stesso andamento lo riscontriamo con gli ordini industriali, che sempre a novembre sono risultati in calo dell’1,1% su ottobre e del 4,1% su base annua, il crollo peggiore dal mese di agosto del 2013. La variazione annua negativa è sintesi tra il -9,2% sul mercato interno (dato peggiore dal marzo 2013) e del +3,5% sul mercato interno. Il calo rispetto a ottobre lo si deve al -3,9% sul mercato interno e di un +2,9% sul mercato estero.   APPROFONDISCI – Ordini e fatturato industria in calo a maggio in Italia, ecco la luce in fondo al tunnel   In sostanza, l’industria italiana non mostra segnali di miglioramento a novembre, nonostante una buona performance delle esportazioni, più che assorbita dal tracollo del mercato interno. Il dato segnala quello che sappiamo tutti da sin troppo tempo: la domanda interna in Italia, cioè i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese, è debolissima, non accenna a ripartire e spegne qualsiasi prospettiva di rilancio dell’economia, anche in condizioni favorevoli, date dall’indebolimento dell’euro.   APPROFONDISCI – La crisi del debito privato in Italia. Vediamo perché i consumi non ripartono   E anche i dati sulle vendite al dettaglio non appaiono incoraggianti. A novembre, sempre, l’Istat, sono risultate in crescita di appena lo 0,1% su ottobre, quando si era registrata una variazione congiunturale nulla, ma in calo del 2,3% su base annua, contro attese per un -0,9%. L’insieme delle cifre fornisce l’idea di un’economia lontana dalla ripresa, quando dal resto dell’Eurozona si riscontrano miglioramenti visibili, come in Spagna, che supera gli obiettivi occupazionali del 2014, segnando una disoccupazione al 23,7%, altissima, ma in costante calo da mesi. Al contrario, con questi numeri l’Italia potrebbe registrare un’ennesima variazione congiunturale e tendenziale negativa del pil anche nell’ultimo trimestre del 2014, quando gli analisti, le imprese e il governo sperano di assistere alla fine della lunga recessione italiana. Il QE potrebbe certamente dare una spinta all’industria, tenendo debole l’euro, ma il rischio è che le condizioni già favorevoli riguardo al contesto internazionale non miglioreranno al punto tale da compensare la crisi della domanda interna italiana. L’assenza di crescita dell’economia, che manca da ben 3 anni e mezzo, con un pil oggi inferiore di oltre il 9% rispetto ai livelli del 2007, potrebbe sfiancare famiglie e imprese, aggravando la loro sfiducia. E con essa potrebbe venire meno anche il sostegno alle riforme chieste dall’Europa e che il governo Renzi si propone di varare in tempi brevi.   APPROFONDISCI – La lunga crisi dell’Italia: deflazione confermata e alta disoccupazione almeno fino al 2020    

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