L’economia italiana non cambia verso e resta in crisi: nero il terzo trimestre

Dati negativi sul fronte della produzione industriale e dei prestiti in Italia a settembre. Il pil è atteso ancora in calo nel terzo trimestre, mentre dalla BCE potrebbe non arrivare alcun nuovo aiuto, ammesso che serva a qualcosa.

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L’Istat ha registrato una produzione industriale in calo a settembre in Italia del 2,9% annuo e dello 0,9% su base mensile. A livello tendenziale si è trattato del dato peggiore dal mese di settembre del 2013. Nella media dell’ultimo trimestre, la produzione risulta scesa dell’1,1% sui tre mesi precedenti (il dato più basso dall’ultimo trimestre del 2012), mentre nei primi 9 mesi dell’anno è diminuita dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dunque, per parafrasare il premier Matteo Renzi, l’Italia sta cambiando verso, ma dirigendosi verso il peggio. Anche i dati della Banca d’Italia, riferiti sempre al mese di settembre di quest’anno, mostrano una contrazione dei prestiti a famiglie e imprese da parte delle banche del 2,3% annuo dal -2,5% di agosto. Nel dettaglio, i prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,6% (-0,7% ad agosto), quelli alle imprese non finanziarie del 3,3% (-3,8% ad agosto).   APPROFONDISCI – Lo scenario greco dell’Italia: caos politico, rischio nuove elezioni e mercati sfiduciati   Restano elevate le sofferenze lorde, che registrano un aumento su base annua del 19,7% dal +20% di agosto. E in settimana usciranno anche i dati preliminari sul pil nel terzo trimestre. Se la Germania potrebbe mostrare una crescita lieve o una stagnazione della ricchezza prodotta da luglio a settembre, il pil italiano è atteso ancora in calo dello 0,1-0,2% sui tre mesi precedenti, confermando che la nostra economia non sarebbe affatto uscita dalla recessione, formalmente la terza dal 2008, anche se quella attuale sarebbe nei fatti il prosieguo della seconda iniziata nell’ormai lontano terzo trimestre del 2011. Se il nostro paese si aspetta un qualche scossone da parte della BCE, anche su questo fronte rischia di rimanere delusa. Non solo perché le azioni di politica monetaria potrebbe rilevarsi perfettamente inutili nello stimolare la nostra economia, ma esse potrebbero persino non vedere mai la luce. In mattinata, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha dichiarato che l’aumento del bilancio della BCE di mille miliardi di euro sarebbe solo “un’attesa, non un obiettivo”, confermando la contrarietà della Germania a nuovi stimoli monetari e, in particolare, all’acquisto di titoli di stato da parte dell’istituto centrale, attraverso un QE europeo.   APPROFONDISCI – La lunga crisi dell’Italia: deflazione confermata e alta disoccupazione almeno fino al 2020      

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