L’Italia non aggancia ancora la ripresa e l’Eurozona resta debole, ecco i rischi attesi

Migliora il dato sulla produzione manifatturiera italiana a gennaio, ma resta ancora in calo, mentre la crescita rallenta in Germania. Gli ordini continuano a contrarsi in Italia e Francia, mostrando un possibile peggioramento nei prossimi mesi.

di , pubblicato il

L’indice destagionalizzato sul Pmi manifatturiero di Markit/Adaci per il mese di gennaio è in risalita in Italia a 49,9 punti dai 48,4 punti di dicembre, il dato più alto degli ultimi 4 mesi. Tuttavia, essendo inferiore a 50 punti, esso segnala una contrazione dell’attività, per quanto meno marcata dei mesi precedenti. Positivo è stato il contributo dell’occupazione e della produzione, mentre gli ordini sono diminuiti per il quarto mese consecutivo, cosa che lascia presagire una riduzione della produzione nei prossimi mesi. E anche il timido aumento produttivo, spiega Markiteconomics, è dovuto sostanzialmente ai soli beni di consumo. D’altronde, Phil Smith, analista per l’Italia di Markit/Adaci, sottolinea come il calo dei prezzi abbia continuato ad erodere i margini delle imprese, a causa della debole domanda interna. A tale proposito, però, il calo dell’euro e la stabilizzazione dei prezzi del petrolio potrebbero arrestare questo declino.   APPROFONDISCI – La recessione in Italia continua? La manifattura va giù anche a dicembre   In Germania, la manifattura a gennaio è rimasta in espansione, ma scendendo a 50,9 punti dai 51,2 di dicembre, al di sotto della media dell’Eurozona di 51 punti e della stima flash, meno dell’inizio dello scorso anno. Il dato dell’Eurozona cresce di 0,4 punti, con la crescita sia della produzione e degli ordini in Germania, Olanda, Spagna e Irlanda. Gli ordini scendono anche in Francia, sebbene il dato manifatturiero transalpino sia stato il migliore degli ultimi 8 mesi. Da sottolineare, però, che Germania, Francia, Austria e Grecia abbiano registrato un calo delle esportazioni e nel loro complesso, le imprese dell’Eurozona hanno vissuto la performance più debole degli ordini esteri da quando è iniziata la ripresa nel luglio del 2013. E anche la contrazione dei prezzi è stata la maggiore dalla metà del 2013.   APPROFONDISCI – Industria, giù ordini e fatturato a settembre. E la manifattura in Germania ristagna   Al contempo, la discesa delle quotazioni del petrolio potrebbe tradursi presto in una riduzione dei costi, fatto che allenterebbe la pressione sui margini delle imprese. E il varo del “quantitative easing” di Mario Draghi, spiega Markit, potrebbe favorire la ripresa dei prezzi e l’indebolimento dell’euro, con conseguente crescita delle esportazioni, ma il quadro attuale resta debole e i miglioramenti attesi potrebbero essere controbilanciati dai rischi derivanti dalla Grecia, il cui impatto sul resto dell’Eurozona si è mostrato in questi anni il più temibile. Dunque, Markit ci dipinge un quadro in generale miglioramento per la produzione manifatturiera europea, ma lieve e insufficiente ad allontanare le nubi sui possibili rischi futuri. Inoltre, la ripresa sarebbe trainata essenzialmente da un nucleo ristretto di paesi, mentre l’Italia, per quanto riduca la sua contrazione, rimane in territorio negativo insieme alla Francia, rispettivamente terza e seconda economia dell’Eurozona, quando anche la prima – la Germania – rallenta il passo.   APPROFONDISCI – L’autunno nero dell’economia italiana. Anche la manifattura smentisce la ripresa    

Argomenti: