L’Italia nel mirino dei mercati: si avvicina tempesta perfetta?

Le elezioni politiche fanno vincere il rischio ingovernabilità. Moody's minaccia il "downgrade" e Fed inserisce il nostro Paese tra i fattori di rischio

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le elezioni politiche fanno vincere il rischio ingovernabilità. Moody's minaccia il

Un assaggio del clima di panico sui mercati dopo le elezioni politiche 2013 lo si è avuto ieri. Piazza Affari è crollata del 4,89%, lo spread è schizzato a 345 punti base e l’asta dei BoT semestrali ha battuto rendimenti all’1,237%, in rialzo dal precedente 0,73% (Alta tensione sui mercati, balzo dei tassi sui Bot). Oggi toccherà ai BTp a 5 e 10 anni. In particolare, il Tesoro dovrà collocare in mattinata 3-4 miliardi di BTp decennali e 1,75-2,5 miliardi di BTp a cinque anni. Si prevede un netto rialzo dei tassi, che per la scadenza a 10 anni dovrebbero attestarsi a ridosso del 5%, in linea con il 4,90% del mercato secondario. Rispetto a un mese fa si tratterebbe di un’impennata di almeno 70 punti base.  

Rating Italia: Moody’s agita lo spettro del downgrade

Ieri, l’agenzia di rating Moody’s ha minacciato di declassare i nostri conti pubblici, qualora l’Italia non fosse in grado di mostrare a breve una ripresa dell’economia e se non si dimostrasse capace di completare il risanamento fiscale e le riforme economiche. Il giudizio di Moody’s è da luglio Baa2, mentre l’outlook è già negativo.  

Governo PD PD: il nuovo desiderio degli analisti

A ciò si aggiungono altri due segnali molto negativi verso l’evoluzione del sentimento dei mercati verso il nostro Paese. Sempre ieri, ad esempio, un report di Mediobanca Securities ha definito la situazione nostrana “una trasformazione da commedia all’italiana a tragedia greca“, avvertendo come la stessa Germania si troverà a fronteggiare un governo meno filo-tedesco, dato che il risultato delle elezioni politiche è stato nettamente contrario all’austerità imposta da Berlino. Secondo lo studio, solo una Grande Coalizione PD PDL potrebbe assicurare la stabilità e la governabilità, ipotesi probabile al 70%, sebbene scenari alternativi e meno graditi ai mercati sarebbero possibile (Financial Times: ci vuole una grande coalizione e Elezioni, rebus maggioranze: o intesa PD-PDL o nuovo voto). Mediobanca definisce lo stallo politico-istituzionale italiano una “tempesta perfetta”, rievocando l’immagine che la scorsa estate è stata utilizzata dall’economista Nouriel Roubini, per profetizzare la fine imminente dell’Eurozona (Roubini vede nuove elezioni, Piazza Affari ancora ko).  

Stabilità Usa minacciata anche dalla situazione italiana?

E ancora ieri, il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, era in audizione alla Commissione Bancaria del Senato USA. Un’occasione per ribadire che proseguirà con le politiche di allentamento monetario, in quanto i benefici di queste sarebbero maggiori dei potenziali rischi. Ma a una domanda di un senatore, Bernanke ha risposto anche sulla situazione italiana. L’Italia, ha spiegato, sarebbe uno dei tre fattori di rischio per la stabilità finanziaria americana, insieme alla crisi del settore immobiliare e al mancato accordo a Washington per la riduzione del deficit federale. Pur ammettendo di non conoscere bene la situazione politica dell’Italia, Bernanke ha evidenziato come nessun candidato alle elezioni si sia schierato contro la permanenza nell’Eurozona, ma al contempo ha avvertito che il nostro Paese ha molto debito in circolazione, sebbene vanti un deficit moderato e l’esposizione delle banche americane sia contenuta. Non era mai accaduto prima, neppure nella difficile fase di fine 2011, che la Federal Reserve o altri organismi di rilevanza simile abbiano citato l’Italia tra i fattori di rischio per la stabilità dei mercati a livello internazionale. Il clima è molto pesante. Il lusso di mediare settimane per arrivare alla formazione di un nuovo governo non sembra che Roma possa permetterselo. E soluzioni di corto respiro, come inedite intese giorno per giorno tra un esecutivo di minoranza e i grillini al Senato (ipotesi paventata da Pierluigi Bersani, ieri sera) non solo non avrebbero vita facile e forse rischierebbero di essere abortite (Grillo non voterebbe la fiducia, in ogni caso), ma non garantirebbero ai mercati alcuna prospettiva a medio termine. Da qui, la constatazione che o si arriverà al più presto a una Grosse Koalition tra i due maggiori schieramenti, o si determineranno realmente le condizioni per lo scoppio di una tempesta perfetta sui mercati. Va da sé che un’impennata dei rendimenti decennali oltre il 5% all’asta di oggi dovrebbe essere accolta con i brividi alla schiena.

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Argomenti: Economia Italia, tempesta perfetta