L’Italia ha bisogno di un Churchill per combattere i ‘danni di guerra’ dell’austerità UE

Secondo Il Telegraph Letta, come Monti, è un altro insider molto coinvolto nell'eurocrazia. La crisi dovrà approfondirsi ancora prima che riusciamo a trovare il leader di cui avremmo bisogno

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Secondo Il Telegraph  Letta, come Monti,  è un altro insider molto coinvolto nell'eurocrazia. La crisi dovrà approfondirsi ancora prima che riusciamo a trovare il leader di cui avremmo bisogno

di Ambrose Evans Pritchard, The Telegraph  Le vecchie abitudini sono dure a morire. Due mesi dopo che gli elettori italiani si sono ribellati con furia contro le istituzioni, le élite del paese hanno scelto come leader un altro insider.

 

IL NUOVO GOVERNO – Il primo ministro incaricato Enrico Letta è senza dubbio un tecnocrate dignitoso, fermo, onorevole. Ha delle buone intenzioni. Mercoledì ha promesso di condurre la lotta contro l’austerità in Europa.

Eppure è difficile immaginare un uomo meno incline a gettare il guanto di sfida e a forzare un cambiamento radicale nella politica Europea, prima che questa soffochi a morte l’economia italiana. E’ cresciuto a Strasburgo. Ha fatto il suo dottorato di ricerca in diritto comunitario. E’ strettamente legato al Progetto UE quanto l’uomo che va a sostituire, l’ex commissario europeo Mario Monti, che a Roma si è circondato di emigrati da Bruxelles ancora a libro paga UE.

Questa settimana la lobby italiana Confindustria ha detto che le politiche di austerità hanno causato “danni devastanti, paragonabili a una guerra.” lanciando l’allarme sull’ “emergenza credito” che il paese sta attraversando.

Grillo non è forse da citare come una fonte autorevole, ma certo aveva più ragione che torto quando, mercoledì, ha avvertito che l’Italia è a corto di tempo. “Ogni minuto c’è una ditta che chiude. Entro l’autunno avremo raggiunto il punto di non ritorno.”

Sia chiaro, l’Italia nei suoi fondamentali non è un caso disperato. L’indagine BCE sulla ricchezza mostra che il patrimonio medio per famiglia è € 275.000. Il debito privato è più basso che in Olanda, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone. La sua posizione sull’estero è quasi in equilibrio, a differenza della disastrosa storia iberica.

Ha un avanzo primario del 2.5pc del PIL, il che significa che può lasciare l’UEM e riguadagnare competitività in qualunque momento lo desideri, senza dover affrontare una crisi di finanziamento.

I Nord europei, che continuano a costringere Roma a fare politiche recessive, potrebbero utilmente domandarsi chi andrebbe davvero a perdere da una resa dei conti.

Il problema fondamentale dell’Italia è che si trova nella valuta sbagliata, con un cambio cronicamente sopravvalutato all’interno dell’UEM e nei confronti del dollaro e yuan. Tutto il resto è gestibile.

Quel che rischia di trasformare l’Italia in un caso disperato creato dall’UEM è la inopportuna politica di austerità a cui è costretta. Non c’era alcuna giustificazione economica per la stretta fiscale del 3.2pc del PIL dell’anno scorso. E’ stata una manovra eccessiva. Il bilancio è vicino all’avanzo primario da cinque anni. Il debito pubblico italiano era costante a circa il 120pc del PIL.

 

CRISI ECONOMICA ITALIA – La situazione è diventata urgente solo perché l‘UEM non ha un prestatore di ultima istanza e la crisi in Grecia, Portogallo e Irlanda ha ingiustamente contagiato Italia.

Da allora la BCE ha intensificato il suo intervento, ma a condizione di tagli da terra bruciata.

I dati della Banca d’Italia mostrano che l’economia si è contratta del 2.4pc l’anno scorso, la domanda interna è scesa del 5.3pc, e gli investimenti fissi sono caduti dell’ 8pc. Le vendite di case sono crollate e dal 2007 l’economia si è ridotta del 6.9pc. Questo è il profilo di un paese in depressione.

Per completare il quadro, l’anno scorso il debito pubblico è passato dal 121pc al 127pc del PIL. Dopo l’efficace cura medievale dell’UE, l’Italia è più vicina a una spirale del debito di quanto non lo fosse prima.

E rischia di avvicinarcisi ancora di più, mentre Eurolandia barcolla in un settimo trimestre di recessione autoimposta. Citigroup si attende che il PIL dell’Italia si contragga dell’1.6pc nel 2013 e dell’1.2pc nel 2014, restando poi vicino una crescita zero, per finire comunque in una ristrutturazione del debito.

Senza un leader della statura di un Churchill, l’Italia sembra condannata a questo destino, mentre cerca di ripristinare la competitività nell’UEM attraverso una “svalutazione interna”, con la disoccupazione giovanile che a Napoli e nelle città del Mezzogiorno supera il 50pc.

 

CRISI EURO – Se Mr Letta pensa che le élite politiche dell’UE stiano riconsiderando l’austerità, sarà presto disilluso. Sì, il presidente della Commissione Josè Barroso si è lasciato sfuggire questa settimana che l’Europa è “al limite delle attuali politiche” e deve fare di più per garantirsi il consenso popolare, ma sono cose che dice di tanto in tanto.

Ha insistito anche che la politica è “sostanzialmente giusta” e che in Irlanda funziona, nella speranza che la rimonta Celtica – meno chiara di quanto egli affermi – possa essere replicata in paesi con mercati del lavoro flessibili come l’Irlanda ed esportazioni vivaci.

La posizione della Commissione è stata chiara: la scorsa settimana Ollie Rehn ha portato ad esempio una serie di successi – tutti di dubbia consistenza – e ha concluso che “la zona euro ha mostrato un grado di resilienza e una capacità di problem solving che solo un anno fa molti politici non avrebbero nemmeno previsto.”

E’ falso. Solo una cosa è cambiata. La BCE ha accettato di acquistare bond spagnoli e italiani, se necessario, a condizioni rigorose. Lo ha fatto perché l’euro sarebbe stato spazzato via la scorsa estate, se il Cancelliere Merkel non avesse autorizzato la banca ad agire.

La tesi di Rehn è stata confermata dal capo olandese dell’Eurogruppo e da due alti funzionari tedeschi, e questo è il punto. La linea è imposta dal nucleo AAA. La Commissione si inchina al potere, e non si muove, a meno che il resto della UEM non riesca a mobilitare un contro-potere più forte. Nella fossa dei serpenti dell’euro, tutto il resto è irrilevante.

Mrs. Merkel non si è discostata dall’austerità, o dal “pareggio di bilancio”, come dice con seducente semplicità. Con il tempo Mr Letta imparerà sulla propria pelle cosa questo significa, e l’Italia avrà perso ancora più tempo all’interno di un sistema di fede economica pre-moderna.

E’ possibile che Berlino diventi più morbida verso lo stimolo monetario, ora che la stessa Germania sta rallentando, con i nuovi ordini in caduta, ma ci vorrebbe ben più di un quarto di punto di taglio dei tassi per riparare i canali di credito interrotti di Italia, Spagna e Portogallo.

Se Mr Letta è fortunato, può sperare di mettere insieme una litigiosa “grande coalizione” per alcuni mesi. Ma è difficile vedere come questa potrebbe invertire il lento sfacelo creato dalla deflazione del debito e della perdita di posti di lavoro.

La crisi deve diventare più profonda prima che il popolo italiano riesca a trovare un leader disposto a giocare duro.

 

Articolo originale: Italy needs Churchillian leader to fight ‘war damage’ of EU austerity

 

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