L’Italia delle scissioni sgretola la Seconda Repubblica

Scissione del PD in atto, ma non solo. Lacerazioni interne anche a Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle. La Seconda Repubblica si sta sgretolando, senza che al suo posto stia per nascere qualcos'altro.

di , pubblicato il
Scissione del PD in atto, ma non solo. Lacerazioni interne anche a Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle. La Seconda Repubblica si sta sgretolando, senza che al suo posto stia per nascere qualcos'altro.

Si complicano le cose nel PD, dove la scissione non è più un’ipotesi nell’aria, ma lo scenario realistico più probabile, come ammette lo stesso ex premier e segretario Matteo Renzi, il quale in un’intervista al Corriere della Sera ha fatto presente come la minoranza interna abbia prima chiesto il congresso e dopo averlo ottenuto, adesso minacci di andare via. Il ministro per le Infrastrutture, Graziano Delrio, renziano doc, è stato intercettato da Repubblica in un fuori onda, grazie al quale si apprende come egli addebiti allo stesso Renzi la possibile scissione del PD, non avendo fatto nemmeno una telefonata ai leader del partito, per cercare di ricomporre la frattura. Una tegola per l’ex premier, che vede sfumare il consenso tra i fedelissimi, fino a poco tempo fa granitici nella difesa della sua leadership. (Leggi anche: Scissione PD è tra Renzi e resto del partito)

Ma il PD non è l’unico partito a rischiare una divisione lacerante. Il centro-destra sembra ormai una matriosca. Quel che resta di Forza Italia potrebbe subire una frattura definitiva tra i berlusconiani duri e puri, intenzionati a seguire il percorso tracciato dal leader, quand’anche portasse a una corsa in solitaria alle elezioni politiche prossime, e l’area che fa capo a Giovanni Toti, Renato Brunetta, Daniela Santanchè, Mariastella Gelmini e Paolo Romano, intenzionati a fare asse con Lega Nord e Fratelli d’Italia, gli alleati della coalizione, con i quali sarebbero disposti persino a creare una lista comune per tentare di agguantare quel 40% necessario per ottenere il premio di maggioranza alla Camera.

Problemi anche tra le formazioni euro-scettiche

Non è finita, perché anche il Carroccio è a sua volta diviso tra bossiani e salviniani.

I nostalgici del Senatur rimproverano al segretario di avere abbandonato del tutto le istanze nordiste, concentrandosi sugli attacchi all’Europa e tentando una fallimentare espansione del consenso al Sud. Nei giorni scorsi era trapelata persino la possibilità di un’esclusione dalle liste di Umberto Bossi, il quale sarebbe candidato come indipendente in Forza Italia, quale segno di riconoscenza di Silvio Berlusconi verso l’amico-alleato. (Leggi anche: Accordo Berlusconi-Renzi per fregare Grillo, ma accadrà il contrario)

E che dire persino del Movimento 5 Stelle, che a Roma sta offrendo uno spettacolo tragicomico, figlio sia di un’attenzione mediatica “particolare” verso l’operato del sindaco Virginia Raggi, ma anche delle lacerazioni interne tra il primo cittadino e Roberta Lombardi, ex capogruppo alla Camera dei pentastellati, considerata la personalità forte della Capitale.

La Seconda Repubblica si sta sgretolando

Da qui alle prossime settimane, potremmo assistere a un PD senza l’ala sinistra o derenzizzato, accanto rispettivamente o a un nuovo soggetto politico più di stampo socialista o a uno più marcatamente centrista; a una Forza Italia scissa tra sparute truppe berlusconiane e una nuova formazione più incline a inseguire gli spiriti trumpisti, quando già il dissolvimento del PDL ha portato alla nascita di ben quattro soggetti partitici, ovvero alla stessa Forza Italia, a Fratelli d’Italia, al Nuovo Centro-Destra e ai Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto; forse avremo anche un Carroccio 2.0 di fede bossiana e un gruppo di grillini stanchi della leadership del comico genovese.

Uno scenario così caotico segna non solo la fine della mai nata Seconda Repubblica, ma lo scivolamento verso una potenziale instabilità politico-istituzionale dalle conseguenze devastanti per un’economia così fragile come la nostra e per la nostra permanenza all’interno dell’Eurozona, la quale richiederebbe leadership forti e decisioni autorevoli, per quanto non sempre immediatamente popolari. Non stiamo assistendo a un riposizionamento del panorama partitico nazionale, ma a spinte centrifughe da leader incapaci di aggregare e di segnare una rotta programmatica chiara ai rispettivi partiti.

Le “locuste della speculazione” stanno tornando.  (Leggi anche: Asse tra Renzi, Salvini e Grillo precipita l’Italia verso il nulla)

 

 

Argomenti: , , ,