Consumi in crisi anche a settembre. Pil giù di 327 mld dal 2007

Prosegue anche a settembre la crisi dei consumi. E si calcola che dal 2007 ad oggi, il nostro pil avrebbe perso 327 miliardi, rispetto al suo potenziale.

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Secondo l’Istat, le vendite al dettaglio in Italia sono diminuite dello 0,1% a settembre sul mese di agosto (indice destagionalizzato), mentre su base annua il calo è stato dello 0,5%. Nel trimestre luglio-settembre si è registrato un calo dello 0,6% sui tre mesi precedenti. Dunque, la crisi dei consumi non si arresta e questo diventa un dato sempre più preoccupante, se si considera che ormai il bonus Irpef degli 80 euro in busta paga è realtà da fine maggio per milioni di lavoratori.   APPROFONDISCI – La crisi del debito privato in Italia. Vediamo perché i consumi non ripartono La recessione non lascia l’Italia: i consumi ad agosto vanno a picco. E Bankitalia non vede la ripresa   Stando sempre ai dati dell’Istat, tra il 1995 e il 2007, la crescita in Italia è stata mediamente dell’1,5% all’anno, relativamente bassa, sia rispetto ai decenni precedenti che in confronto al resto dell’Europa, anche se oggi appare un miraggio una tale percentuale. In effetti, calcola l’economista Paolo Cardenà, dal 2007 ad oggi, se il pil avesse continuato a crescere allo stesso ritmo del periodo 1995-2007, anziché diminuire complessivamente del 9% rispetto al picco raggiunto nel 2007, oggi sarebbe più alto di 327 miliardi di euro, ossia il 21% in più. In altri termini, il livello della nostra ricchezza è oggi inferiore al potenziale di 327 miliardi, tenendo presenti i dati dell’ultimo ventennio. Se si considera, in realtà, che già il livello del pil del 2007 era al di sotto del potenziale dell’Italia, capiamo benissimo quanta ricchezza continuiamo a sprecare. in relazione alle nostre potenzialità.   APPROFONDISCI – La lunga crisi dell’Italia: deflazione confermata e alta disoccupazione almeno fino al 2020   Certo, non sapremmo mai quale sarebbe stato il trend della nostra economia senza la crisi di questi anni, ma il dato ci fornisce un’idea dell’impatto devastante che essa ha avuto sul nostro pil. Si consideri, ad esempio, che finita la Seconda Guerra Mondiale, il pil dell’Italia si riportò ai livelli pre-bellici dopo 11 anni. Al contrario, stima il Fondo Monetario Internazionale, al 2019 esso sarà inferiore del 3,9% rispetto al livello del 2007, ultimo anno prima della crisi, segnalando la più lunga recessione cumulata della nostra storia. Tanto per fare un altro esempio, se il pil si fosse mantenuto in linea con il trend del periodo 1995-2007, a parità di tutto il resto, oggi avremmo un rapporto tra debito e pil poco superiore al 110%, anche se probabilmente sarebbe ben più basso, avendo risentito i conti pubblici gli effetti negativi della recessione dell’economia.   APPROFONDISCI – Confindustria: Italia in recessione anche quest’anno. 7,8 milioni senza lavoro, consumi piatti      

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