Manovra da almeno 6-7 miliardi con il taglio delle stime di crescita

Tagliate le stime di crescita del pil per l'Italia da parte dell'OCSE, in scia a una minore crescita globale. La manovra correttiva dei nostri conti pubblici si fa sempre più probabile.

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Tagliate le stime di crescita del pil per l'Italia da parte dell'OCSE, in scia a una minore crescita globale. La manovra correttiva dei nostri conti pubblici si fa sempre più probabile.

Rallenta l’economia mondiale, che per quest’anno crescerà solamente del 3% per l’OCSE, allo stesso ritmo del 2015, ma dello 0,3% in meno rispetto alle previsioni di novembre dello stesso istituto con sede a Parigi. Il pil globale dovrebbe accelerare al +3,3% nel 2017, sempre dello 0,3% in meno di quanto previsto 3 mesi fa. Tutte le principali economie sono attese meno dinamiche: gli USA dovrebbero registrare nel 2016% un tasso di crescita del 2%, meno del 2,5% delle stime di novembre, così come la Germania dovrebbe accontentarsi di un pallido +1,3% (da +1,8%) e la Francia di un +1,2% (da +1,3%). Nel suo insieme, l’Eurozona crescerà quest’anno dell’1,4% e dell’1,7% nel 2017, rispettivamente dello 0,4% e dello 0,2% in meno rispetto alle stime di 3 mesi addietro, dopo il +1,5% dello scorso anno. Inevitabili le ripercussioni sull’economia in Italia, che si espanderà di appena l’1% quest’anno (-0,4% da novembre) e dell’1,4% l’anno prossimo(stima invariata), dopo il già magro +0,6% del 2015.

Crescita Eurozona resta bassa

L’OCSE ritiene che proprio la bassa crescita nell’Eurozona contribuisca ad accrescere i rischi globale, notando come le basse quotazioni del petrolio abbiano inciso in maniera limitata sulla crescita dell’area, mentre gli investimenti rimangono poco dinamici, a causa anche dell’elevato stock di sofferenze bancarie in alcuni paesi membri, che determina una mancata ripresa del credito all’economia reale. L’Organizzazione consiglia alle principali banche centrali (Federal Reserve, BCE e Bank of Japan, in testa) di restare molto accomodanti, almeno fino a quando non si saranno surriscaldate le aspettative d’inflazione ai target fissati dagli istituti.    

L’Eurozona delude ancora

E poco fa, la BCE ha comunicato il dato sul saldo delle partite correnti nell’Eurozona, che ha chiuso il 2015 con un avanzo di 314 miliardi di euro, pari al 3% del pil dell’unione monetaria, in crescita dai 245,6% del 2014 (2,4% del pil).

Considerando che il solo attivo commerciale della Germania è stato di 248 miliardi, ai restanti 18 membri dell’Eurozona sono rimasti le briciole e ciò che maggiormente rileva è che, pur in presenza di un cambio euro-dollaro indebolitosi del 16,4% in media rispetto all’anno precedente, il contributo alla crescita dell’area è stato complessivamente deludente, pari a miserrimo +0,6% del pil di aumento delle esportazioni di beni, servizi e capitali. I rischi a cui è esposta l’economia globale, dalle tensioni sui mercati finanziari ai problemi della Cina (crescerebbe quest’anno “solo” del 6,5% e del 6,2% nel 2017) e delle altre economie emergenti, fanno temere altre possibili revisioni al ribasso delle stime, non solamente dell’OCSE, nel corso dei prossimi trimestri.

Pil Italia quasi stagnante

Per l’Italia, per quanto il taglio sia in linea con quello mediamente effettuato per l’Eurozona, le implicazioni di questa minore crescita attesa saranno abbastanza serie. Anzitutto, perché la nostra economia è ancora di quasi il 9% al di sotto dei livelli raggiunti nel 2007, ultimo anno prima della crisi finanziaria ed economica. Il basso ritmo di crescita non ci consentirà di creare posti di lavoro a sufficienza per potere assorbire una disoccupazione ancora all’11,5%. E venendo anche meno quest’anno gli effetti positivi d’impatto della decontribuzione prevista dal Jobs Act per i neo-assunti, non è da catastrofisti immaginare che non soltanto potrebbe registrarsi nei prossimi mesi una stabilizzazione del numero dei disoccupati, ma persino una lieve crescita, nel caso in cui si distruggano più posti di lavoro dei nuovi creati. Ma una crescita del pil inferiore alle attese avrebbe conseguenze immediate sui conti pubblici, il cui andamento è stato previsto dal governo Renzi sulla base di un’espansione dell’economia dell’1,6%, addirittura, superiore alla precedente stima OCSE. E c’è di più: l’istituto avverte che l’Eurozona corre il rischio di restare intrappolata nella bassa crescita e in una situazione di bassa inflazione.

Quand’anche la crescita dei prezzi fosse nettamente alle stime contenute nel Documento di economia e finanza (Def) del governo, sarebbero guai seri per i nostri conti pubblici.  

 

Crescita Italia inferiore a stime governo, manovra correttiva in arrivo?

Il Def stima per quest’anno un’inflazione dell’1%, che risulta già oggi superiore a quella prevista dagli organismi indipendenti e sovranazionali. Il governo calcola, quindi, una crescita del pil nominale (pil reale + inflazione) del 2,6%, ma se prendiamo per buone le stime appena aggiornate dell’OCSE e con una buona dose di buon senso e realismo pronostichiamo un’inflazione non superiore allo 0,5%, deduciamo che alla fine di quest’anno potremmo assistere a una crescita nominale effettiva intorno all’1,5%. E sempre che reggano le previsioni sul pil e i prezzi. L’1,1% di scostamento tra le stime del Def e la realtà significherebbe entrate inferiori alle attese, presumibilmente di circa 6-7 miliardi di euro, cioè dello 0,4% del pil. Poiché abbiamo già usufruito di ogni margine immaginabile di flessibilità concessaci dalla UE sul deficit, non possiamo permetterci di sforare ulteriormente, anche perché a maggio potremmo subire già una batosta da 3 miliardi, se la Commissione europea ci obbligherà a conteggiare tra il deficit la spesa effettuata per un tale importo per l’emergenza immigrazione. Per questo, già al termine del secondo semestre, con ogni probabilità in piena estate, quando peraltro l’attenzione mediatica si abbassa e le elezioni amministrative saranno state superate, il governo potrebbe varare una manovra correttiva finanche di 10 miliardi di euro, che magari non porterà questo nome, ma ne assumerà in toto la sostanza. Si tratta di risorse, che dovranno essere recuperate entro la fine dell’anno, in modo da aggiustare in corsa il bilancio statale. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Tagliate stime di crescita per l’Italia, manovra correttiva in arrivo[/tweet_box]  

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