L’Italia a pezzi mentre l’orchestra continua a suonare

Rallenta anche la crescita manifatturiera nel mese di settembre e l'inflazione allo 0,9% segnala una crisi profonda dei consumi. Lo stallo a Roma allontana speranze di ripresa. E crisi politica è destinata a perdurare anche con Letta-bis

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Rallenta anche la crescita manifatturiera nel mese di settembre e l'inflazione allo 0,9% segnala una crisi profonda dei consumi. Lo stallo a Roma allontana speranze di ripresa. E crisi politica è destinata a perdurare anche con Letta-bis

Nel mese di agosto, il tasso di disoccupazione in Italia è salito al 12,2%, il livello massimo dall’inizio delle rilevazioni delle serie storiche trimestrali dal 1977 e mensili dal 2004. Lo pubblica l’Istat, che rileva un aumento dello 0,1% su base mensile e dell’1,5% sullo stesso mese del 2012. Pauroso il tasso tra i giovani (15-24 anni), esploso al 40,1%, in crescita dello 0,4% su luglio e del 5,5% su base annua (Disoccupazione ai massimi dal 77′, lavoro sempre più un miraggio per i giovani).

In valore assoluto, sono 3.127.000 unità i disoccupati, 42 mila in più di luglio e 395 mila in più del mese di agosto del 2012. Tra i giovani, alla ricerca di un lavoro sono 667 mila.

In cinque anni, dal 2008 ad oggi, per il Rapporto Cnel i disoccupati in Italia sono aumentati di un milione di unità, ma a trovarsi in un’area di difficoltà occupazionale sarebbero due milioni di persone in più.

E sempre il Rapporto spiega come sia possibile tornare a un tasso di disoccupazione dell’8% (in sé ancora alto) nel 2020, attraverso una crescita annua del pil del 2%. Al momento, è già tanto auspicare la fine della recessione. L’Italia non vede tassi di crescita annui al 2% da oltre 20 anni. Insomma, prima di tornare ai livelli pre-crisi, dovremmo attendere forse un decennio. Almeno, stando così le cose.

Altri dati ci segnalano un’economia al tracollo. L’indice Pmi di Markit/Adaci per il mese di settembre si attesta a 50,8 punti, in espansione per il terzo mese consecutivo, ma inferiore ai 51,3 punti di agosto e ai 51 punti del consensus.

Pur restando il dato in crescita (sopra 50 punti), l’espansione si riduce e questo potrebbe segnalare un esaurimento in tempi brevissimi dei primi accenni di ripresa per un comparto che vale il 19% del pil italiano, seconda manifattura in Europa dopo la Germania.

 

Inflazione Italia: un paese che non consuma più

E sempre a settembre, l’inflazione è scesa allo 0,9% su base annua, con l’indice dei prezzi in calo dello 0,3% su base mensile. Rispetto alla media dell’Eurozona (1,1%), i prezzi crescono di meno in Italia e se questo è in sé un bene, perché comporta un recupero di competitività, dall’altro lato potrebbe essere un indizio forte della contrazione ancora in atto dei consumi, anzi, forse anche dell’accelerazione della dinamica negativa. Non aiuta l’aumento dell’IVA scattato oggi, anche se potrebbe essere assorbito in molti casi dal sacrificio dei dettaglianti, pur di non perdere ulteriore clientela.

 

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Il dato del mese appena trascorso è il più basso dal novembre 2009, guarda caso l’anno in cui il pil crollò del 5,3%.

Una lettura congiunta di questi dati ci suggerisce che l’Italia è a pezzi. L’economia reale è in tracollo verticale e la paralisi politica a Roma non fa ben sperare. Intendiamoci, domani ci dovrebbero essere i numeri sufficienti al Senato per varare un nuovo governo a guida Enrico Letta senza il Cavaliere e i suoi fedelissimi, ma ciò non potrà essere avvertito come la fine della crisi politico-istituzionale, che si trascina ormai da anni. Quali misure sarà in grado di intraprendere il nuovo esecutivo, avendo un’opposizione ancora più folta di quella attuale a guida 5 Stelle? Il clima pre-elettorale che tutti respiriamo induce a pensare che non potranno essere attuate riforme strutturali, che sono state impossibili persino con un governo di larghe intese.

 

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In più, se tra “tapering” negli USA e nuova tempesta finanziaria in Europa, i nostri BTp dovessero tornare nel mirino dei mercati, Roma non avrebbe un governo in grado di affrontare i problemi serissimi di un’economia al collasso e non sarebbe credibile agli occhi dell’Europa, dove pure potrebbe essere costretta a presentarsi col cappello in mano per chiedere aiuto alla BCE e forse non solo.

 

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