L’Istat certifica il fallimento della lotta al contante: cresce l’economia sommersa

L'economia sommersa sale nel 2013 al 12,9% del pil, nonostante le misure di contrasto all'evasione fiscale decise in questi anni dai governi. E' la dimostrazione del loro fallimento.

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L'economia sommersa sale nel 2013 al 12,9% del pil, nonostante le misure di contrasto all'evasione fiscale decise in questi anni dai governi. E' la dimostrazione del loro fallimento.

Vi ricordate quando fu introdotto il tetto all’uso del contante di 1.000 euro e quando sempre il governo Monti diede il via libera al redditometro, allo spionaggio sistematico dei conti correnti bancari, nonché ai blitz mediatici della Guardia di Finanza? L’obiettivo di “Super Mario” era di contrastare sia l’evasione fiscale che il riciclaggio di denaro e la stampa applaudiva quasi in coro ai nuovi strumenti di lotta all’economia sommersa, tranne scoprire che a 2 anni di distanza dal varo di quelle misure, ovvero nel 2013, l’Istat certifica un aumento del “nero” in Italia, non una diminuzione. Per il 2013, infatti, l’economia sommersa è stata stimata al 12,9% del pil, pari a 206 miliardi di euro. Di questi, 190 miliardi (11,9% del pil) sono da ricondurre al valore aggiunto derivante dall’economia in nero, mentre i restanti 16 miliardi sarebbero collegati alle attività illegali, come la droga, la prostituzione, il contrabbando di sigarette.

Dei 190 miliardi di valore aggiunto generato dall’economia sommersa, il 47,9% sarebbe frutto delle minori dichiarazioni degli operatori economici, il 34,7% del lavoro irregolare, il 9,4% ad altre voci (affitti in nero, etc.), l’8,4% alle attività illegali. L’incidenza del valore aggiunto dell’economia sommersa è particolarmente elevata nel settore dei Servizi alla persona (32,9%), Commerci, trasporti, alloggio e ristorazione (26,2%) e Costruzioni (23,4%).        

Servizi molto esposti al sommerso

In soli 2 anni, il valore aggiunto dell’economia sommersa è passato dall’11,4% all’11,9% del pil, dimostrando una tendenza crescente, nonostante la ferocia mostrata dal governo, che in questi ultimi anni ha imposto limiti stringenti e i più bassi in Europa per i pagamenti in contanti, consentendo ai funzionari del Fisco di accedere automaticamente anche ai nostri conti correnti per verificarne i movimenti. Siamo stati facili profeti, quando abbiamo avvertito che tali misure fossero del tutto inutili ai fini degli obiettivi dichiarati. D’altronde, un pagamento superiore ai mille euro può semplicemente essere frazionato in diverse scadenze e chi dichiara al Fisco cifre considerevolmente più basse di quelle reali può semplicemente ammassare il contante a casa, sottraendolo almeno temporaneamente ai controlli sui conti bancari.

In sostanza, queste misure sono servite solo a rendere più difficile la vita agli italiani, a rallentare i consumi e a contribuire alla crisi generale dell’economia. Il sommerso e l’illegalità fioriscono come prima, più di prima.

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