L’Islanda de “Il Trono di Spade” in crisi con il calo dei turisti, pesa il fallimento di Wow Air

L'isola de "Il Trono di Spade" vive il suo primo momento di crisi economica dal 2009-'10, a causa del calo del numero dei turisti stranieri in arrivo. Ma gli investitori restano ottimisti sulle prospettive.

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La favola dell’Islanda è giunta al termine o almeno di sta prendendo una pausa. L’isola di ghiaccio del Nord Europa, a metà tra mito e realtà per gran parte degli abitanti della Terra, quest’anno potrebbe andare in recessione per la prima volta dalla crisi finanziaria ed economica di 10 anni, che proprio qui visse uno dei momenti più drammatici con il default e il contestuale collasso della corona.

La ripresa sin dal 2011 è stata trainata dal boom dei turisti. Pensate che nel 2018, ne sono arrivati ben 2 milioni dall’estero su una popolazione di appena 350.000 abitanti, circa il 5,5% in più dell’anno prima, ma il tasso di crescita risultava già in forte rallentamento dal +24% registrato tra il 2016 e il 2017. L’appeal dell’isola, caratterizzata da una bellezza paesaggistica indubbia, era stato sostenuto dalla riprese che qui sono state girate negli anni per la celeberrima serie TV “Il Trono di Spade” o “Game of Thrones” nella terminologia inglese.

Turisti in Islanda? Vacanze un po’ meno care, ma forse per poco 

Il turismo era arrivato a pesare per un terzo del pil nel 2015. Ma i numeri di questi primi mesi dell’anno sono impietosi, per quanto non del tutto inattesi: a maggio, i turisti in arrivo sono crollati del 24%, i pernottamenti del 5,5%. E così, l’occupazione sta calando, come dimostra l’aumento del tasso di disoccupazione dal 3% di inizio anno al 3,6% del mese scorso. La banca centrale lo vede in salita al 3,9% entro fine anno. Nulla di preoccupante, specie se si raffronta il dato con la situazione internazionale; semmai, la conferma che il boom sia alle spalle.

Anzi, lo stesso governatore Mar Gudmundsson ha avvertito che il fallimento di Wow Air a marzo avrà un impatto significativamente negativo sull’economia isolana. Se l’anno scorso si prevedeva che nel 2019 sarebbe cresciuta dell’1,9%, adesso si teme una recessione dello 0,4%. La compagnia “low cost” ha chiuso i battenti tre mesi fa, lasciando a terra in giro per il mondo centinaia di passeggeri, dopo averli rassicurati sull’arrivo imminente di finanziamenti per continuare l’operatività aziendali.

Prestiti, che non sono arrivati, conclamando lo stato di dissesto. E’ stata l’ottava compagnia low cost europea ad essere fallita dall’estate 2018, a causa di prezzi del petrolio oscillanti, eccesso di capacità e rallentamento della congiuntura internazionale.

Turisti restano molto numerosi

Per quanto in contrazione, il turismo si mostra un settore ben più solido di 10 anni fa. I passeggeri in transito all’aeroporto di Keflavik quest’anno scenderanno a 8,9 milioni dai 9,8 del 2018, ma risulteranno pur sempre 5 volte tanto quelli nel 2009. A maggio, la banca centrale ha tagliato i tassi di mezzo punto percentuale al 4%, mentre il governo si dice pronto a intervenire con stimoli per sostenere l’economia. Per quest’anno, almeno prima che soffiassero i venti di crisi, si stimava un surplus di bilancio pari all’1% del pil. Almeno parte di esso verrebbe impiegato a sostegno del turismo. Dunque, la leva fiscale e quella monetaria sarebbero preparate a gestire una crisi, forse più di sempre. E, comunque, gli islandesi sono abituati a cambi repentini, frequenti e marcati di fortuna.

A dare sollievo all’economia islandese ci sta pensando anche la corona. Il cambio si è indebolito contro l’euro del 6% quest’anno, salendo a 141,5. Rispetto ai livelli di maggio 2017, risulta essersi deprezzato di ben il 28%. Proprio la super corona ha contribuito a porre fine al boom del turismo, aumentando il costo delle vacanze nell’isola, dove già i prezzi sono di per sé elevati. Non pare, comunque, che gli investitori siano granché preoccupati di un nuovo fallimento finanziario, pur scottati dall’introduzione dei controlli sui capitali, tutt’ora parzialmente in vigore. Nei giorni scorsi, l’isola ha emesso un bond in euro a 5 anni con cedola 0,1% ed esitando un rendimento di appena lo 0,12%, grazie a una domanda pari a 5 volte tanto, grazie agli ordini degli istituzionali. Insomma, crisi sì, ma non un ritorno atteso al periodo buio del default di un decennio or sono.

L’Islanda rimuove da oggi i controlli sui capitali, il turismo aiuta a voltare pagina

giuseppe.

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