Lira turca stabile, attesa e fiducia sui tassi domani e anche bond e azioni recuperano

La lira turca si stabilizza per adesso, ma solo in attesa che la banca centrale domani comunichi la decisione sui tassi. E i mercati si attendono una stretta vigorosa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lira turca si stabilizza per adesso, ma solo in attesa che la banca centrale domani comunichi la decisione sui tassi. E i mercati si attendono una stretta vigorosa.

Non è certo un ritorno della fiducia, quanto un’apertura di credito sui mercati finanziari in favore della Turchia, alla vigilia del board della banca centrale, che dovrebbe esitare un rialzo dei tassi. Di quanto non si sa, ma gli investitori, stando al monitoraggio dello stesso istituto, stimerebbero una stretta media di 425 punti base. In pratica, i tassi di riferimento verrebbero elevati dal 17,75% attuale al 23%. Non è detto che il governatore Murat Cetinkaya non indisponga per l’ennesima volta i capitali, scontrandosi con l’ostilità del presidente Erdogan, autodefinitosi “nemico dei tassi”. La lira turca ha perso ieri fino a un quarto di punto percentuale, salendo a un cambio di 6,48 contro il dollaro, ma tenendosi alla larga dai minimi storici di 6,90 toccati il mese scorso. In miglioramento anche il comparto obbligazionario, con i rendimenti dei bond sovrani a 10 anni ad arretrare al 19,74%, in netto rialzo ieri di una settantina di punti base, mentre i biennali sono balzati al 24,31%, segnando un centinaio di punti base in più rispetto alla chiusura di lunedì. Tuttavia, in entrambi i casi si attestano ancora ben al di sotto dei livelli record toccati in agosto, quando hanno raggiunto rispettivamente il 21,53% e il 30,79%. E anche la Borsa di Istanbul è risalita del 6% dai minimi del 16 agosto scorso.

Ancora panico sui mercati emergenti, lira in caduta

Come avvertivamo, non siamo in fase di ripresa, bensì di attesa per le mosse della banca centrale, che all’inizio del mese ha promesso azioni sui tassi dopo che l’inflazione in agosto è salita al 17,9%, ben al di sopra delle previsioni. C’è un dato che farebbe traspirare aria di fiducia sulla lira turca, ossia la stima effettuata da Bloomberg Economics, secondo cui il deprezzamento reale del cambio quest’anno sarebbe stato del 32% (al netto dell’inflazione) e superiore al 29% necessario, sempre secondo tali stime, per ridurre il deficit delle partite correnti. Stando a tale analisi, la lira turca sarebbe crollata troppo e tale da rendere non più necessario un rialzo ulteriore dei tassi. In realtà, se l’istituto non agisse, la fuga dei capitali rischierebbe di intensificarsi, aggravando la crisi del cambio e impattando ancora di più sull’inflazione.

Anche sul fronte economico, il crollo della lira si sarebbe fatto già sentire. Nel secondo trimestre, prima che si registrasse il tonfo di agosto, la crescita del pil è stata del 5,2%, giù dal 6,3% del primo trimestre, pur in linea con le attese. I consumi interni hanno subito un brusco rallentamento dal +9,3% al 6,3%. Il ministro dell’Economia e genero di Erdogan, Berat Albayrak, ha ammesso di attendersi il segno meno sin dal terzo trimestre, ma complessivamente il 2018 dovrebbe esitare un quadro positivo, con una crescita attesa dalla banca centrale del 3,8%, dimezzata rispetto al 7,4% del 2017. Il governo continua a stimare un più roboante 5,5%. Consumi meno dinamici ridurrebbero con i mesi le importazioni di beni e servizi, contribuendo per tale via a sostenere il cambio. Presto per parlare di ripresa, molto dipende da cosa farà domani Cetinkaya, che dovrà dimenarsi tra salvaguardia di quel che resta della reputazione del suo istituto e obiezioni politiche. In caso non riuscisse nell’intento di accontentare tutti, scatenerebbe una nuova caduta della lira dopo la stabilizzazione delle ultime settimane attorno al valore di 6,50 contro il dollaro. Quota 7 sarebbe vicinissima.

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Argomenti: Crisi turca, economie emergenti, lira turca, valute emergenti

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