Lira turca in rialzo quest’anno, ecco i rischi e perché bisogna starne alla larga

Lira turca in apparente recupero quest'anno, ma non facciamoci illusioni: i dati macro suggeriscono che l'economia anatolica ha i piedi di argilla.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lira turca in apparente recupero quest'anno, ma non facciamoci illusioni: i dati macro suggeriscono che l'economia anatolica ha i piedi di argilla.

Sembra un buon momento per la lira turca, che dall’inizio dell’anno guadagna circa un terzo di punto percentuale contro il dollaro. Nulla che valga la pena sottolineare, se si tiene presente che la divisa americana ha mediamente perso il 3% contro le altre valute. Apparentemente, però, le percentuali iniziano a girare in favore di Ankara, dopo che il suo cambio si era indebolito del 3,5% lo scorso anno e del 19% nel 2016 contro il biglietto verde. Soltanto alla fine del 2017 era crollato ai minimi di sempre, in prossimità di un cambio di 1:4, mentre al momento viaggia su 3,76. Attenzione, però, perché i dati macroeconomici segnalano fondamentali tutt’altro che solidi. (Leggi anche: Lira turca affonda su debole rialzo tassi)

L’istituto di statistica nazionale TUIK ha trovato che nel 2017 il saldo della bilancia commerciale turca è stato negativo per 76,7 miliardi di dollari, pari al 12,5% del pil. Una percentuale evidentemente non sostenibile. In particolare, le esportazioni risultano aumentate del 10% a 157 miliardi, ma le importazioni sono cresciute del 18% a quota 234 miliardi. Per quest’anno, il disavanzo commerciale è atteso dal governo a 68 miliardi, un valore comunque elevato. Vero è che 17 miliardi di tale saldo negativo è legato a importazioni di metalli preziosi, a scopo di protezione contro l’inflazione da parte delle famiglie, ma riflettendo probabilmente anche alcuni traffici oscuri, come indicherebbe lo scandalo dei rapporti con l’Iran per aggirare le sanzioni americane sul petrolio negli anni passati.

Queste ingenti passività si finanziano con l’ingresso di capitali dall’estero, tanto che le partite correnti sono sì attese in profondo rosso, ma a 45 miliardi dal mercato e a 39 miliardi dal governo. Le partite correnti includono anche i saldi finanziari, il cui attivo sarebbe, quindi, intorno a una trentina di miliardi per la differenza tra capitali in entrata e quelli in uscita. E, infatti, lo scorso anno risultano essere affluiti 3,34 miliardi sul mercato azionario e 7,13 per quello del debito. Grazie a questi capitali, la Borsa di Istanbul è salita del 36% nell’ultimo anno e i rendimenti sovrani sono lievitati, ma forse molto meno di quanto avrebbero potuto, considerando che l’inflazione a dicembre è stata quasi del 12%, mentre i bond decennali rendono oggi l’11,35%, in pratica negativamente in termini reali.

I rischi legati alla lira turca

La Turchia ha beneficiato degli afflussi di capitali dalle economie avanzate verso le emergenti. Per il resto, Ankara non solo non offre prospettive incoraggianti, ma sembra che faccia di tutto per allontanare gli investimenti stranieri, con il presidente Erdogan a inveire puntualmente contro ogni timido tentativo della banca centrale di alzare i tassi, anche per vie traverse, mostrandosi indisponibile ad accettare una stretta monetaria. E che dire delle tensioni geopolitiche nell’area, con i turchi impegnati a combattere su più fronti: contro il regime di Assad in Siria, i curdi in patria e da qualche tempo ai ferri corti anche con l’Egitto, nonché con gli USA.

Il fatto che le partite correnti si reggano sempre più sui saldi finanziari positivi non depone in favore della lira turca, perché basterebbe poco oggi a fare precipitare gli afflussi di capitali esteri, aggravando il deficit commerciale e provocando un collasso del cambio tendenzialmente molto marcato e tale da indurre la banca centrale probabilmente a reagire in extremis, ma al costo di andare allo scontro con la politica da una parte e di mettere in serio pericolo la crescita economica dall’altra. Non siamo in presenza di un recupero del cambio anatolico, quanto di una sua performance relativamente cattiva, ma che rischia di essere percepita per un trend positivo. Al minimo cenno di recupero del dollaro, la lira turca sarebbe tra le prime valute emergenti a restarne vittima. (Leggi anche: Mercati emergenti in boom sul dollaro debole, ma la festa forse sta finendo)

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Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, lira turca

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