Lira turca in rally su annuncio di elezioni anticipate di Erdogan: come posizionarsi?

La Turchia va ad elezioni anticipate a giugno. Boom di lira e borsa, ma fanno bene i mercati a confidare in una svolta monetaria di Erdogan?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Turchia va ad elezioni anticipate a giugno. Boom di lira e borsa, ma fanno bene i mercati a confidare in una svolta monetaria di Erdogan?

E’ arrivata a guadagnare fino al 2,4% contro il dollaro e a un cambio di 4:1 la lira turca sull’annuncio a sorpresa del presidente Recep Tayyip Erdogan di elezioni anticipate sia per il rinnovo del Parlamento che della sua stessa carica. I turchi sarebbero dovuti andare al voto nel novembre dell’anno prossimo, ma lo faranno il 24 giugno. Quasi scontata l’elezione di Erdogan, che trasformerà ufficialmente il paese in una repubblica presidenziale, abolendo la carica di primo ministro sull’approvazione della riforma costituzionale tramite il referendum di un anno fa. La Borsa di Istanbul ha chiuso ieri in rialzo del 3,1%, segno che i mercati finanziari hanno approvato la decisione di Ankara. In forte calo i rendimenti sovrani, con i decennali ad essere arretrati di 35 punti base al 12,33%.

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Come mai questa reazione da parte degli investitori, se è proprio Erdogan ad essere percepito come principale problema per la stabilità macroeconomica della Turchia? La risposta che la gran parte degli analisti fornisce in queste ore si chiama “stabilità”. Ed è persino il pretesto con cui il presidente ha anticipato di quasi un anno e mezzo le elezioni, ovvero la necessità di avere stabilità dinnanzi alle sfide geopolitiche nell’area, prima tra tutte la guerra nella confinante Siria. In verità, il padre e padrone dei turchi intende capitalizzare alle urne il successo dell’intervento militare contro il regime di Damasco, approfittando sia dell’assenza ancora di candidati certi a lui contrari e sia del colpo accusato dal partito filo-curdo, il cui leader è stato arrestato per terrorismo.

Le incognite dopo il voto

Ma la stabilità c’entra poco con la reazione positiva dei mercati. Come sappiamo, Erdogan si oppone a una politica monetaria funzionale a contrastare l’alta inflazione di questi mesi, ormai stabilmente a due cifre. Egli non vuole tassi più alti, temendo ripercussioni negative sulla crescita economica. Avvicinandosi di molto la data delle nuove elezioni, analisti e investitori ritengono che una stretta monetaria sarebbe, dunque, vicina. Subito dopo il voto, infatti, la banca centrale del governatore Murat Cetinkaya potrà alzare i tassi e reagire appropriatamente al deterioramento delle partite correnti, nonché all’indebolimento del cambio, che quest’anno ha perso quasi il 6% contro il dollaro e quasi il 30% negli ultimi due anni. E potremmo persino azzardare che l’anticipo stesso delle elezioni sia dovuto all’avvertita necessità di Erdogan di varare una stretta per evitare una destabilizzazione finanziaria in Turchia, ma che inevitabilmente avrebbe un impatto negativo sul consenso suo e del partito da lui guidato, l’Akp.

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Tuttavia, siamo sicuri che le cose andranno esattamente in questa direzione? Il rafforzamento della lira turca, ad esempio, potrebbe convincere la banca centrale a non alzare i tassi o a farlo in misura più contenuta di quanto vorrebbe oggi, anche perché avrebbe contro lo stesso presidente, che non avallerebbe mai una stretta che rafforzasse eccessivamente la lira turca, colpendo le esportazioni e la crescita. Dopo tutto, anche nel 2015 avevamo profetizzato un cambio di rotta da parte della banca centrale sull’allentamento della morsa politica nei confronti dell’allora governatore Erdem Basci. Non solo ciò non è avvenuto, ma Basci è stato sostituito a fine mandato dal più “fido” Cetinkaya e di contenere l’inflazione non abbiamo ricevuto traccia, visto che l’istituto era ed è rimasto anche dopo le scorse elezioni privo di effettiva autonomia decisionale e con le mani legate.

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Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca, valute emergenti