Lira turca di minimo in minimo record, già peggiore valuta emergente dell’anno

Lira turca a nuovi minimi storici. C'è sfiducia sul mercato per il nuovo corso di Erdogan, il futuro dell'economia locale sembra minacciato.

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Lira turca a nuovi minimi storici. C'è sfiducia sul mercato per il nuovo corso di Erdogan, il futuro dell'economia locale sembra minacciato.

Nuovi minimi record per la lira turca, che ieri è stata scambiata fino a un tasso di 3,7357 contro il dollaro, segnando un calo del 5,5% dall’inizio del nuovo anno e mostrandosi peggiore valuta emergente di questo primo scorcio del 2017. Le ragioni della debolezza sono tante e hanno a che vedere con fattori interni ed esterni. Cresce l’attesa per un nuovo rialzo dei tassi USA, dopo i dati sull’occupazione americana mese di dicembre, ma ad avere rinvigorito le vendite nelle ultime sedute è l’assenza di un pretesto per tornare ad investire in Turchia, alle prese con una grave crisi geo-politica, le cui ripercussioni sono state già pesanti per il turismo nel 2016 e che rischiano di accentuare ulteriormente il già forte passivo delle partite correnti.

La lira turca è sostanzialmente in modalità caduta libera e non s’intravede un floor per il cross contro il dollaro, tanto più che siamo in presenza di una banca centrale disfunzionale, ovvero non più posta nelle condizioni di reagire con misure appropriate all’evolversi della situazione economico-finanziaria. (Leggi anche: Lira turca ai minimi storici, rialzo tassi in vista a gennaio)

Banca centrale non più autonoma

L’inflazione è schizzata a dicembre dal 7% all’8,5%, mentre il cambio ha perso nell’ultimo anno il 21,6%, vale a dire la stessa percentuale che aveva accusato tra il 2013 e l’inizio del 2014, quando l’ex governatore Erdem Basci reagì con un maxi-rialzo dei tassi di 425 punti base, mossa che ebbe il merito di frenare la caduta a un -7,6% nel corso dell’intero anno.

Un bis di quell’esperienza, però, appare oggi improbabile, per quanto ve ne sarebbe ancora più bisogno. Il nuovo governatore Murat Centinkaya appare più prono ai desiderata del presidente Erdogan e questi ha, peraltro, esteso i suoi poteri dopo il fallito golpe del luglio scorso, arrivando a minacciare il commissariamento dell’istituto, qualora perseguisse una politica monetaria difforme da quella richiesta. (Leggi anche: Turchia, Erdogan detta la linea alla banca centrale: taglio tassi e lira più debole)

 

 

 

Crisi di fiducia verso la Turchia di Erdogan

Il 24 novembre scorso, tuttavia, vi è stata una stretta di 50 punti base, finalizzata a segnalare al mercato la capacità della banca centrale di affrontare la crisi della lira e la fuga dei capitali.

La misura è stata vana, perché da allora il cambio ha ceduto un altro 7,5%, a conferma della crisi di fiducia verso le istituzioni di Ankara, oltre che dei timori sulla tenuta dell’economia turca. (Leggi anche: Lira turca in caduta libera, la strage di Istanbul accelera la crisi del turismo)

L’Akp, al governo dal 2002, è ostile a una politica monetaria restrittiva contro l’inflazione, sostenendo che la prima alimenterebbe la seconda, riducendo gli investimenti e, quindi, la produzione interna. Oltre a ragioni ideologiche, gli islamico-conservatori di Erdogan sono anche molto vicini ai costruttori, che nell’ultimo quindicennio hanno accumulato fortune sul boom economico, ma anche ingenti debiti, per cui di un aumento degli interessi non vorrebbero sentirne parlare.

L’unico tentativo valido per ripristinare la fiducia sarebbe un nuovo maxi-rialzo dei tassi da parte di Cetinkaya, mossa alquanto improbabile e, a questo punto, forse nemmeno efficace.

 

 

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