Lira turca in forte recupero dai minimi storici, non escluso nuovo rialzo dei tassi

La lira turca ha smesso di crollare e recupera quasi il 9% in una settimana contro il dollaro. Tuttavia, il mercato confida in una nuova stretta sui tassi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Il maxi-rialzo dei tassi dal 13,50% al 16,50% in Turchia per il limite superiore del corridoio degli interessi ha ottenuto il suo effetto di arrestare la caduta della lira turca, che dai minimi storici della settimana scorsa ha guadagnato quasi il 9% contro il dollaro, attestandosi nel pomeriggio odierno a poco meno di 4,50. La banca centrale segnala l’intenzione di varare una nuova stretta monetaria al prossimo board di settimana prossima, quando dovrebbe essere anche semplificato e razionalizzato il sistema dei tassi, introdotto a inizio 2014 dall’allora governatore Erdem Basci per mascherare la stretta agli occhi dell’opinione pubblica e del presidente Recep Tayyip Erdogan, contrario da sempre alla politica dei tassi alti, tanto da avere di recente paventato il rischio di una condivisione delle decisioni monetarie tra presidenza e istituto.

E il ministro delle Finanze, Naci Agbal, ha annunciato che la politica fiscale sarà anch’essa più restrittiva, in tandem con quella monetaria. Dal condono edilizio e dalla ristrutturazione del debito, misure varate all’inizio dell’anno, sostiene di attendersi tra 40 e 45 miliardi di lire di entrate statali, pari a circa 9-10 miliardi di dollari. Ciononostante, Moody’s ha tagliato le stime di crescita per l’economia turca quest’anno dal 4% al 2,5% sull’accelerazione dell’inflazione (al 10,85% in aprile) e che secondo il capo economista di Tacirler Investment, Ozlem Bayraktar, sarebbe destinata a schizzare fino al 13,5% a luglio per scendere all’11% entro la fine dell’anno.

Ad alimentare l’esplosione dei prezzi è proprio il crollo della lira, che innalza il costo dei beni importati. La valuta anatolica ha perso quasi il 16% contro il dollaro quest’anno e solo l’intervento, pur tardivo e modesto, della banca centrale ha evitato che il suo tonfo proseguisse senza sosta. Resta da vedere l’impatto sui risultati elettorali del caos del cambio delle ultime settimane. Si vota il 24 giugno per eleggere il capo dello stato e rinnovare in Parlamento, in entrambi i casi in anticipo di un anno e mezzo rispetto alla scadenza naturale. Il presidente Erdogan resta il super-favorito, ma se milioni di famiglie turche dovessero iniziare a percepire sulla loro pelle il carovita conseguente alla lira debole, non si può escludere che la protesta arrivi fino alle urne. Nel frattempo, i bond sovrani a 10 anni sono scesi dal record del 14,58% di 10 giorni fa al 13,81%. I biennali sono passati dal 17,06% al 16,64%. Insomma, il mercato starebbe concedendo un minimo di credito ad Ankara, grazie anche alla stabilizzazione delle quotazioni del petrolio sotto gli 80 dollari al barile, sempre che Erdogan non rovini tutto con un’altra esternazione ostile all’indipendenza della banca centrale.

Lira turca, crollo senza fine

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi paesi emergenti, Crisi turca, Economie Asia, lira turca, valute emergenti

I commenti sono chiusi.