Lira turca in forte calo: spaventa l’inflazione, ai massimi dal 2004 a giugno

Lira turca in forte calo sui dati scioccanti sull'inflazione a giugno, ai massimi da 14 anni. Occhi puntati sulla banca centrale, che non sembra nelle possibilità di alzare i tassi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lira turca in forte calo sui dati scioccanti sull'inflazione a giugno, ai massimi da 14 anni. Occhi puntati sulla banca centrale, che non sembra nelle possibilità di alzare i tassi.

L’inflazione a giugno in Turchia è esplosa al 15,4% su base annua, il tasso più elevato dal 2004, anno in cui l’istituto Turkstat introdusse un nuovo metodo di calcolo dei prezzi. Rispetto a maggio, quando l’inflazione annuale si attestava al 12,1%, la variazione mensile è stata di ben il 2,61%. Inevitabili le ripercussioni sulla lira turca, il cui tasso di cambio contro il dollaro si è portato in area 4,67, ai livelli più deboli da oltre una settimana, perdendo più dell’1% su base giornaliera. A preoccupare gli investitori è la scarsa capacità di reazione della banca centrale di Ankara, che ha alzato i tassi di 425 punti base tra maggio e giugno, portandoli al 17,75%, dopo che la lira era arrivata a crollare di quasi un quarto del suo valore quest’anno. La debolezza del cambio alimenta l’inflazione, che a sua volta scatena tensioni sui mercati, visto che il governatore Murat Cetinkaya ha le mani legate dal presidente Recep Tayyip Erdogan sulla politica economica. Quest’ultimo, reduce da una schiacciante vittoria alle elezioni presidenziali e politiche anticipate di due domeniche fa, si è autodefinito “nemico dei tassi” e di stretta non vuole sentirne parlare.

Lira turca in spolvero con il trionfo di Erdogan, ora davvero padre-padrone di Ankara

La Turchia mostra un cronico deficit commerciale e un peggioramento in corso delle partite correnti, il cui saldo negativo dovrebbe allargarsi tra il 5% e il 6% del pil quest’anno. In pratica, l’economia turca diventa sempre meno competitiva, non riuscendo né ad esportare merci e servizi in valore superiore alle importazioni, né ad attirare capitali netti. Servirebbe un rialzo dei tassi deciso e credibile, ma per l’ostilità del presidente Erdogan questa opzione appare non alla portata.

Cosa farà l’istituto al prossimo board? In teoria, può ancora confidare su tassi reali positivi, ma l’impennata dell’inflazione a giugno riduce fortemente il divario tra tassi e crescita tendenziale dei prezzi, con la conseguenza di rendere più impellente un rialzo dei primi. Tuttavia, il capo dello stato ha fatto presente in piena campagna elettorale di volere essere coinvolto nelle decisioni di politica monetaria, sostanzialmente allungando le mani sulla banca centrale. Intanto, i rendimenti sovrani esplodono ai nuovi massimi storici. I decennali si attestano al 16,68%, in rialzo di ben 528 punti base quest’anno, i biennali sono arrivati al 18,72%, anch’essi in rialzo di circa 578 bp in questo 2018, segnalando come la curva diventi sempre più invertita, segno che il mercato stia scontando rischi elevati per il medio-breve termine. L’istituto dovrà sperare che le quotazioni del petrolio ripieghino nelle prossime settimane, l’unico modo che avrebbe Ankara per ottenere nell’immediato un minimo sollievo sui mercati, essendo la Turchia un’economia importatrice di energia per la stragrande maggioranza del suo fabbisogno.

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Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca