Lira turca guadagna il 5% in 3 settimane, siamo dinnanzi a un effetto Brasile?

Lira turca in recupero da fine gennaio, quando sembrava non esserci più speranza. Cosa sta rafforzando il cambio?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lira turca in recupero da fine gennaio, quando sembrava non esserci più speranza. Cosa sta rafforzando il cambio?

Dopo essersi portata a un cambio di quasi 4 contro un dollaro a gennaio, la lira turca sta mostrando un’apparentemente stabile risalita, guadagnando nelle ultime tre settimane più del 5%, attestandosi in questi minuti a 3,6750. Eppure, appena un mese fa era scivolata in modalità “caduta libera” e la sfiducia del mercato verso l’autonomia della banca centrale rispetto al potere politico aveva creato le condizioni per l’assenza di una soglia di riferimento, un floor che fermasse la discesa. Da allora, le notizie sul fronte economico non sono migliorate. A gennaio, l’inflazione in Turchia è salita al 9,22%, ai massimi da oltre un anno, in accelerazione dall’8,53% di dicembre, alimentata non solo dal recupero dei prezzi energetici, ma anche proprio dall’indebolimento del cambio, che rende più costose le importazioni.

Lo stesso mercato dei titoli di stato segnala un ri-afflusso dei capitali, con i rendimenti a 2 anni scesi dall’11,36% del 25 gennaio scorso all’11,08% di oggi e i decennali passati nello stesso arco di tempo dall’11,04% al 10,67%. La Borsa di Istanbul ha già guadagnato quest’anno oltre il 13%, anche se buona parte dei rialzi è dovuta all’inflazione. (Leggi anche: Lira turca a -7% a gennaio, rating declassato e inflazione in rialzo)

Presidente Erdogan verso pieni poteri

Cosa starebbe rafforzando la lira turca? Difficile dirlo. La banca centrale del governatore Murat Centinkaya si è limitata ad aumentare i tassi overnight, cercando semmai di tagliare la liquidità, spingendo le banche a farsi erogare denaro ricorrendo ai più costosi prestiti di emergenza, tagliando le aste di rifinanziamento settimanali. Passi non da sottovalutare, ma che celano la volontà dell’istituto di non adottare una visibile stretta monetaria con il ritocco dei tassi di riferimento.

A questo punto, in assenza di novità macro di rilievo e positive per la Turchia e pur tenuto conto dell’indebolimento del dollaro nelle ultime settimane, dopo il rally dei due mesi precedenti, l’unica spiegazione logica del +5% della lira turca in appena 3 settimane sarebbe di tipo politico. I nazionalisti turchi all’opposizione si sono schierati in favore della riforma presidenziale voluta dagli islamico-conservatori del presidente Erdogan, in vista del referendum del 16 aprile, di fatto rendendo ancora più probabile una vittoria del governo e la nascita di una maggioranza più ampia, a tutela della stabilità istituzionale e politica, dopo anni di lacerazioni, esplose nel luglio dello scorso anno con il fallito golpe ad opera di un manipolo di militari. (Leggi anche: Banca centrale fedele a Erdogan)

Un recupero in stile Brasile?

Una tendenza simile si registra in Brasile dal 2016, quando il real ha iniziato a risalire la china contro il dollaro, recuperando in 13 mesi ben il 25% e assistendo a un crollo dei rendimenti sovrani decennali di oltre 600 punti base e a un boom della Borsa di San Paolo, che dal gennaio dello scorso anno ha segnato un balzo del 77%.

Anche la prima economia sudamericana è stata caratterizzata negli ultimi tempi da un recupero della fiducia del mercato, grazie alla ritrovata stabilità politica, dopo mesi travagliati di tensioni legate alla tangentopoli brasiliana, culminata con l’impeachment della presidente Dilma Rousseff. (Leggi anche: Brasile, inflazione e tassi attesi sempre più bassi)

In cosa sperano i mercati

In Turchia, le cose sarebbero un po’ diverse. Di potere Erdogan ne avrebbe già oggi troppo e un suo rafforzamento, in teoria, renderebbe la banca centrale ancora più impossibilitata ad adottare una politica monetaria appropriata, in un contesto di elevato deficit corrente (4,5-5% del pil), d’inflazione risalita a percentuali quasi doppie del target del 5% e a un cambio che ha perso dallo scoppio della crisi finanziaria mondiale nel 2008 circa i due terzi del suo valore.

Vero è anche, però, che rispetto ad altre economie emergenti, alcuni fondamentali turchi sono più solidi, come il basso debito pubblico. Vedremo nei prossimi mesi, se i mercati accoglieranno positivamente un ampliamento dei poteri in mano ad Erdogan, forse confidando che, non avendo più rivali da temere, consenta al governatore centrale di portare avanti una stretta necessaria, per quanto non popolare nel breve termine. (Leggi anche: Lira turca, Erdogan preoccupa)

 

 

 

 

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Crisi turca, economie emergenti, lira turca, valute emergenti

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