Lira turca debole sul declassamento di S&P, stabilità politica non più certa ad Ankara

La lira turca sosta nei pressi dei minimi storici, toccati a metà aprile. Mercati confusi e timorosi dopo l'ultimo declassamento del rating sovrano da parte di S&P e sulle elezioni anticipate a giugno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lira turca sosta nei pressi dei minimi storici, toccati a metà aprile. Mercati confusi e timorosi dopo l'ultimo declassamento del rating sovrano da parte di S&P e sulle elezioni anticipate a giugno.

Lira turca nuovamente nei pressi dei minimi storici toccati a metà aprile (4,1944) contro il dollaro. L’1 maggio, la valuta emergente ha perso l’1,5% sul declassamento a sorpresa di S&P del rating sovrano turco da “BB/B” a “BB-/B”, ossia a un gradino ancora più “junk”. L’istituto ha espresso preoccupazione sugli alti livelli di inflazione (10,2%), la debolezza del cambio e l’indebitamento crescente del settore privato, in buona parte espresso in valuta estera. All’ultimo board di aprile, la banca centrale di Ankara ha alzato i tassi di 75 punti base al 13,5%, proprio per ritagliarsi uno spazio di credibilità, negli ultimi tempi sempre più traballante. Non è un mistero che il presidente Recep Tayyip Erdogan minacci costantemente l’istituto di commissariamento per il caso di varo di una stretta monetaria, ostile all’incremento dei tassi per mantenere elevati i ritmi di crescita dell’economia anatolica.

In questo momento, il cambio tra lira turca e dollaro si attesta a 4,1664, pur in lieve ripresa rispetto alla chiusura di ieri. E se il ministro delle Finanze, Naci Agbal, taccia S&P di essere politicizzata, ambendo a influire sulle elezioni anticipate, volute dal presidente per il prossimo 24 giugno, mercati e analisti iniziano a non essere più certi sulla stabilità politica che il voto darebbe alla Turchia. Indubbio che Erdogan parta avvantaggiato per il primo turno delle presidenziali, ma la corsa sembra più serrata al secondo turno, anche perché i quattro partiti di opposizione hanno formato una grande coalizione per sperare di battere l’Akp, il partito conservatore-islamico del presidente, al potere da 16 anni.

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A preoccupare, dicevamo, c’è il crescente debito privato, oltre che pubblico. Le famiglie sono esposte in valuta straniera per 224 miliardi di dollari, di cui oltre la metà verso il cambio americano, mentre l’intero debito estero turco ammonta a 453 miliardi. Tuttavia, si tenga conto che le sole famiglie posseggano depositi in valuta pesante per 168 miliardi, mentre la banca centrale detiene riserve valutarie per altri 90 miliardi, alle quali si sommano quelle in oro per un controvalore di 45 miliardi.

In definitiva, quasi il 70% delle esposizioni sarebbe coperto contro le variazioni negative del cambio. Resta il fatto che le partite correnti continuano a deteriorarsi e che l’alta inflazione non viene contrastata adeguatamente da una banca centrale poco autonoma. La curva dei rendimenti sovrani è invertita, con i titoli a 2 anni ad offrire il 14,11% e quelli a 10 anni il 12,54%, in crescita di 110 punti base, in entrambi i casi, rispetto all’inizio dell’anno. Il decennale in dollari rende il 6,27%, mostrando uno spread di quasi 330 bp sul Treasury per la medesima scadenza, in allargamento dai 300 bp di inizio anno, anch’esso segno di un deterioramento della fiducia tra gli investitori. Cinque anni fa, il differenziale tra i due titoli non arrivava all’1,5%.

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca, valute emergenti

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