Lira turca, crollo notturno segnala calvario infinito per la valuta emergente

Lira turca a -6% stanotte contro il dollaro. Le tensioni tra Turchia e USA hanno provocato un "crash", che conferma la scarsa prevedibilità della valuta emergente.

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Lira turca a -6% stanotte contro il dollaro. Le tensioni tra Turchia e USA hanno provocato un

Neanche alla riapertura dei mercati dopo il fallito golpe dello scorso anno era caduta così in basso. Stanotte, quando in Asia si avviavano già gli scambi sul mercato valutario, la lira turca è arrivata a crollare del 6% contro il dollaro, salendo a un tasso di cambio di 3,8533, il più debole da circa 9 mesi a questa parte. Al momento, gran parte delle perdite è stato recuperato, ma la valuta emergente anatolica resta in calo del 2,21% a 3,6950. Cos’è successo? Il governo turco ha reso pan per focaccia agli USA, annunciando la sospensione dei visti d’ingresso per i cittadini americani, reagendo a una decisione del tutto simile che era stata adottata da Washington contro la Turchia, dopo che Ankara aveva arrestato nei giorni scorsi un cittadino turco, che lavorava alle dipendenze del consolato americano, con l’accusa di avere collaborato al tentato golpe del luglio 2016. Il governo turco aveva chiarito che il sospettato arrestato non era un diplomatico al servizio dell’America, come dire che i rapporti tra i due paesi non c’entrerebbero niente nella vicenda. Evidentemente, dalle parti di Donald Trump non l’hanno pensata così.

Lira turca poco prevedibile

Il crollo della lira turca ne conferma la scarsa prevedibilità sui mercati, essendo la valuta esposta alle tensioni geopolitiche nell’area e alle vicissitudini interne alla Turchia. Quest’anno, tuttavia, sembra essersi stabilizzata, considerando che contro il dollaro mostra perdite contenute e nell’ordine dell’1,3% al momento. Su base annua, invece, registra un tonfo del 16,4%, conseguenza di un’inflazione tornata a due cifre e che nel mese di settembre risulta superiore all’11%. (Leggi anche: Lira turca a +5% dal referendum, ma famiglie mai così male sotto Erdogan)

Le partite correnti turche restano in profondo rosso e dopo il “crash” valutario di stanotte aumentano le probabilità di un rialzo dei tassi deciso dalla banca centrale locale, sebbene il governatore Murat Cetynkaya abbia segnalato a più riprese di essere poco autonomo dalla sfera politica e, pertanto, poco incline a una politica monetaria restrittiva, che per quanto necessaria, colpirebbe negativamente la crescita economica turca, cosa di cui il presidente Erdogan non vuole sentire parlare nemmeno per scherzo.

Male il turismo, ma recupera

C’è, però, un’apparente buona notizia per i turchi: la crisi del turismo, provocata dagli attacchi terroristici di Ankara e Istanbul negli ultimi anni, oltre che dalle vicende interne e dell’area, sembra avere toccato l’apice. Negli ultimi mesi, le entrate derivanti da questo settore sembrano in lieve ripresa, sebbene i numeri siano ancora molto più bassi di quelli del 2015, quando su base annua gli stranieri portavano qualcosa come oltre 30 miliardi di dollari in Turchia, mentre ad oggi siamo nell’ordine di poco più di 18. Le presenze dei cittadini russi sono aumentate del 20%, anche se quelle di tedeschi e britannici restano continuano a crollare del 30%. Si consideri che i rapporti diplomatici tra Ankara e Berlino sono ai minimi termini dopo l’annuncio del governo tedesco della propria contrarietà all’ingresso della Turchia nella UE per le ripetute violazioni dei diritti umani.

Per contro, si aggiunga che i cittadini turchi hanno convertito assets in valuta straniera pesante per un controvalore record di 25,8 miliardi di dollari, segno della scarsa fiducia che nutrirebbero verso la lira turca. Presto per dire, però, se il peggio sia alle spalle. Il presidente Erdogan sembra già isolato politicamente dall’Europa e il passo compiuto dagli USA non aiuta il mercato a puntare con fiducia su Ankara. (Leggi anche: Crollo lira turca fa esplodere i prezzi)

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