Lira turca crollata ai nuovi minimi storici sulle sanzioni USA contro ministri di Erdogan

Lira turca ai minimi storici, adesso ne servono più di 5 unità contro un dollaro. L'ultimo colpo lo assesta il presidente americano Donald Trump con l'annuncio di sanzioni contro due ministri del governo Erdogan.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lira turca ai minimi storici, adesso ne servono più di 5 unità contro un dollaro. L'ultimo colpo lo assesta il presidente americano Donald Trump con l'annuncio di sanzioni contro due ministri del governo Erdogan.

Nuovo tonfo per la lira turca, che aggiorna i minimi storici, oltrepassando la soglia psicologica del cambio di 5:1 contro il dollaro. In questo momento, la valuta emergente si attesta a 5,0626, perdendo l’1,36% rispetto alla chiusura di ieri sera e segnando -26,2% da inizio anno. Il crollo di queste ore segue l’annuncio della Casa Bianca di sanzioni contro il ministro dell’Interno e quello della Giustizia di Ankara, a seguito della decisione del governo turco di continuare a detenere il pastore americano Andrew Brunson. Il tema sta a cuore ai gruppi evangelici negli USA, forti sostenitori dell’amministrazione Trump e, in particolare, del vice-presidente Mike Pence. Dal canto suo, il presidente Recep Tayyip Erdogan sfrutta la detenzione per fare pressione su Washington, affinché estrada il magnate islamico Fethullah Gulen, accusato senza prove da Ankara di essere responsabile del fallito colpo di stato del luglio 2016.

Lira turca collassa sul mancato rialzo dei tassi

Con le sanzioni USA in arrivo, non ancora specificate, ma che il presidente Donald Trump annuncia “estese”, le relazioni tra i due paesi toccano il punto più basso da parecchi anni. E non potevano arrivare in un momento peggiore per l’economia turca, alle prese con una vera tempesta finanziaria, alimentata dalla fuga dei capitali per i dubbi sulla effettiva autonomia della banca centrale dal potere politico. Con un’inflazione esplosa a giugno nel 15,4%, ai massimi da 15 anni, il governatore Murat Cetinkaya non sembra nelle possibilità di alzare i tassi in misura appropriata, osteggiato in tal senso proprio da Erdogan.

Duro colpo anche per i bond sovrani turchi: i rendimenti a 2 anni sono saliti al record del 20,04%, segnando un rialzo di 710 punti base (7,10%) da inizio anno. Male anche i decennali al 18,28%, a +684 bp (6,84%) in questo 2018. Di fatto, l’inversione della curva segnala i rischi percepiti dal mercato nel medio-breve termine. In forte calo anche la Borsa di Istanbul, che perde il 2,2% a metà mattinata, segnando un -17,6% per quest’anno. Di fatto, chi avesse investito sul mercato azionario anatolico il 31 dicembre scorso, avrebbe perso complessivamente il 44%, tra effetto cambio e crollo medio accusato dai listini. E’ il segno che sia mutato l’umore degli investitori per quello che fino a qualche anno fa sembrava un mercato emergente promettente. E le sanzioni di Trump non faranno che peggiorare la crisi in corso.

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Argomenti: Crisi turca, economie emergenti, lira turca, valute emergenti