Lira turca crolla ai nuovi minimi storici, preoccupa la banca centrale inerte

Nuovi minimi storici per la lira turca, che perde oltre il 18% quest'anno contro il dollaro. I mercati sono nel panico per l'inazione della banca centrale, a sua volta paralizzata dalle minacce del presidente Erdogan.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nuovi minimi storici per la lira turca, che perde oltre il 18% quest'anno contro il dollaro. I mercati sono nel panico per l'inazione della banca centrale, a sua volta paralizzata dalle minacce del presidente Erdogan.

Lira turca ai nuovi minimi storici questo pomeriggio, quando nella prima parte della seduta era arrivata a guadagnare lo 0,7% rispetto ai valori di chiusura di ieri contro il dollaro. Il tasso di cambio si attesta in questi minuti a 4,64, ma ha toccato l’apice di 4,6613. Dall’inizio dell’anno, le perdite superano il 18%. Male anche i titoli di stato anatolici, con i rendimenti decennali al record del 14,61%, in rialzo di 318 punti base quest’anno. Le tensioni sui mercati sono relative all’inerzia della banca centrale, guidata dal governatore Murat Cetinkaya, impossibilitato ad agire efficacemente per contenere l’inflazione, ascesa al 10,85% tendenziale in aprile (più del doppio del target), pressato da esplicite minacce pubbliche rivoltegli dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che si è auto-definito “nemico dei tassi d’interesse”, sostenendo la teoria per la quale alti tassi ridurrebbero gli investimenti e, quindi, provocherebbero una contrazione dell’offerta, finendo così per alimentare e non per colpire l’inflazione.

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In realtà, Erdogan punta a ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento alle elezioni politiche anticipate per il 24 giugno prossimo, data nella quale si candida ad ottenere il primo mandato nel nuovo regime presidenziale. Per farlo, non può che pretendere che la crescita economica turca non subisca alcuna interruzione o un rallentamento atteso per effetto di una stretta sui tassi. Tuttavia, se fino a poche settimane fa si confidava in un cambio di atteggiamento subito dopo il voto sulla politica monetaria, il capo dello stato ha chiarito di attendersi, invece, che la presidenza sarà coinvolta a pieno titolo nella gestione dell’istituto, confermando la propria opposizione alla stretta.

Mercati sfiduciati dalla banca centrale

Allo scorso board di fine aprile, i tassi erano stati alzati di 75 punti base al 13,50% per il limite superiore del corridoio, ma gli analisti si attendono adesso che alla riunione del 7 giugno vengano incrementati di almeno altri 200 bp, se non di 300 bp. Il problema è che molto difficilmente la banca centrale potrà intervenire drasticamente a un paio di settimane dalle elezioni. Quanto alle indiscrezioni su un possibile board di emergenza per alzare i tassi e impedire che la lira turca continui a scivolare drammaticamente sui mercati (-12,3% a maggio), similmente a quanto avvenne nel gennaio del 2014, tenderemmo ad escludere anche questo scenario, non fosse altro perché Cetinkaya vorrebbe evitare di offrire l’immagine di un istituto timoroso del panico sui mercati, tanto meno in piena campagna elettorale.

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Va da sé, però, che qualche segnale dovrà essere lanciato quanto prima. La tempistica non aiuta la banca centrale, che non potendo rendersi efficace prima del voto, dovrebbe attendere la terza settimana di luglio prima di agire. Troppo per i mercati, che temono un surriscaldamento eccessivo dei prezzi interni e un tracollo finanziario per via delle enormi esposizioni debitorie nette in valuta estera, pari al 40% del pil, ovvero a 468,7 miliardi di dollari alla fine di febbraio, a fronte di riserve valutarie per appena 88 miliardi. La fuga dei capitali è preoccupante in un’economia, in cui il deficit commerciale è stato di 77 miliardi nel 2017 e in cui il saldo delle partite correnti viaggia già verso il 6% del pil. Ad aggravare il quadro vi è la risalita delle quotazioni petrolifere a 80 dollari al barile, cosa che rende più costosa la bolletta energetica per un importatore come la Turchia. Né sembra che il -75% messo a segno nell’ultimo decennio dalla lira turca abbia rilanciato le esportazioni, con il saldo commerciale cronicamente in profondo rosso. In assenza di risposte immediate e soddisfacenti della banca centrale, il cambio rischia di non trovare un “floor” e di precipitare senza fondo nelle prossime settimane.

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Argomenti: Crisi turca, economie emergenti, lira turca, valute emergenti