Lira turca in caduta libera, la strage di Istanbul accelera la crisi del turismo

La lira turca precipita a nuovi minimi storici contro il dollaro. La strage di Istanbul è solo l'ultima causa per la fuga dei capitali dal paese.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lira turca precipita a nuovi minimi storici contro il dollaro. La strage di Istanbul è solo l'ultima causa per la fuga dei capitali dal paese.

Nuovi minimi storici per la lira turca, che stamattina è arrivata a toccare il cambio di 3,5957 contro il dollaro. Al momento, si attesta a 3,5895, segnando un calo dell’1,7% dalla strage di Istanbul del 31 dicembre, quando hanno perso la vita 39 persone, di cui numerosi turisti stranieri, per mano di un terrorista jihadista. Una pessima notizia per la Turchia anche sul piano economico.

Già prima dell’ultimo attacco terroristico, le previsioni erano nere per il turismo anatolico, stimandosi il 22% in meno di presenze nel 2017, dopo un crollo simile già registratosi nei primi 10 mesi dell’anno appena trascorso. Ad ottobre, ad esempio, è stato segnato un -25,8% di presenze. Alcuni operatori del settore hanno dichiarato ad organi di stampa esteri di non avere mai visto così pochi turisti. (Leggi anche: Lira turca ai minimi storici con il nuovo corso di Erdogan)

Deficit partite correnti non potrà che crescere

Nel 2014, prima che iniziasse la serie di stragi in Turchia e che montasse la tensione interna al paese, i turisti stranieri erano intorno ai 40 milioni, grosso modo uguali a quelli in Italia. Il settore rappresenta il 5% dell’economia turca, ma già lo scorso anno avrebbe accusato un calo delle entrate nell’ordine di 11-12 miliardi di dollari. Nel solo terzo trimestre del 2016, quello in cui vi fu il tentato golpe, il crollo è stato stimato del 32,7%, pari a -8,28 miliardi di dollari di entrate. (Leggi anche: Lira turca a -18% dal fallito golpe)

Era proprio l’ultima delle notizie di cui aveva bisogno Ankara, che già vanta un enorme deficit delle partite correnti, il quale pur più che dimezzatosi rispetto all’11% del pil toccato nel 2011, resta ancora il più alto tra le economie emergenti. Secondo la banca centrale turca, nei dodici mesi terminati ad ottobre, il deficit sarebbe stato pari a 33,7 miliardi, che grosso modo implicherebbe un rapporto del 4,2-4,3% rispetto al pil.

 

 

 

 

Inflazione torna a salire

Da qui la crisi ulteriore della lira turca, in previsione di un disavanzo corrente ancora maggiore alle attese, per via del conseguente tracollo maggiore del turismo, tra le fonti principali per l’ingresso di valuta pesante nel paese. Da notare anche che Ankara importa dall’estero il 90% dell’energia che consuma e, quindi, il rialzo delle quotazioni del petrolio non farà che aumentare il valore delle importazioni, allargando il “buco” corrente.

A dicembre, l’inflazione ha subito una brusca accelerazione ai massimi dal luglio scorso, attestandosi all’8,53% dal 7% del mese precedente. Non accadeva proprio da luglio, che la crescita dei prezzi accelerasse su base annua, segno che i consumatori inizierebbero a sentire sia le conseguenze del crollo della lira (-16,5% contro il dollaro nel 2016), sia il maggior costo dei beni energetici.

La banca centrale ha alzato già i tassi a novembre per la prima volta dal gennaio 2014, nel tentativo di arrestare la caduta della lira e di ripristinare la fiducia dei capitali verso Ankara, che tra tensioni politiche interne, attacchi terroristici e caos siriano ai suoi confini, è diventata improvvisamente una meta indesiderata per gli investitori stranieri. La valuta anatolica sembra così entrata in modalità “caduta libera”, ma senza che se ne intraveda il fondo. (Leggi anche: Lira turca in recupero sul primo rialzo dei tassi dal 2014)

 

 

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca, valute emergenti

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