Lira turca ai minimi storici, risparmiatori ad Ankara pronti già al peggio

La lira turca è scesa venerdì scorso ai minimi storici contro il dollaro, oltrepassando il cambio di 4. I risparmiatori corrono da anni ai ripari, comprando valuta straniera.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lira turca è scesa venerdì scorso ai minimi storici contro il dollaro, oltrepassando il cambio di 4. I risparmiatori corrono da anni ai ripari, comprando valuta straniera.

Nuovi minimi storici toccati per la lira turca contro il dollaro nella settimana appena trascorsa. In apertura di seduta, venerdì il cambio si è portato a un valore di oltre 4 (4,0068), salvo ripiegare nei minuti successivi in area 3,96. L’indebolimento sale così fino a un massimo del 4,5% quest’anno, che può sembrare poco, ma si consideri che in meno di un decennio, la valuta anatolica risulta avere perso oltre il 70% contro il biglietto verde. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di stato stanno risalendo ai massimi dal novembre scorso. I decennali viaggiano intorno al 12,5%, in rialzo di 100 punti base da inizio 2018.

Il “sell-off” ai danni della lira turca si è intensificato con l’annuncio dei dazi dell’amministrazione Trump contro la Cina. La Turchia resta affetta direttamente da quelli sui metalli, avendo esportato negli USA 1,6 milioni di tonnellate di acciaio nel 2017, 4 volte le quantità dell’Italia e collocandosi al sesto posto come paese esportatore di acciaio verso l’America. In generale, Ankara teme di restare vittima di una “guerra commerciale” che si scatenerebbe tra le grandi potenze economiche e che porrebbe fine alla “goldilocks economy”, quell’ambiente di bassi tassi e moderata crescita globale, che sta sostenendo le economie emergenti, le quali riescono ancora ad approfittare degli afflussi di capitali dalle economie avanzate per finanziare lo sviluppo e tenere bassi i rendimenti dei titoli.

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Risparmiatori turchi in fuga dalla lira

La Turchia è in pessime condizioni sul piano degli equilibri finanziari. Essa mostra un disavanzo corrente in crescita e che viaggia intorno al 5% del pil, mentre l’inflazione è ormai stabilmente a due cifre dall’inizio dello scorso anno. La banca centrale non sta contrastando il boom dei prezzi, impossibilitata ad agire fattivamente per effetto dell’opposizione del presidente Erdogan a una politica monetaria restrittiva. Da qui, la corsa degli ultimi anni dei risparmiatori turchi verso la valuta pesante. I depositi in essa espressi (dollari, euro, yen, etc.) ammontano a quasi 168 miliardi di dollari, in aumento di 50 miliardi in 5 anni.

Nel 2016, il presidente Erdogan lanciò un appello ai turchi, affinché convertissero i depositi in valuta straniera in lire, così da sostenere il cambio. In realtà, la fuga dalla lira non sembra cessare, anche perché con un’inflazione così alta e un cambio così debole, chi può cerca di mettere al riparo i propri risparmi, puntando, in particolare, sul dollaro e coprendosi così dal rischio cambio e dalla perdita del potere di acquisto della moneta. Una strategia di tutela del proprio denaro più che di speculazione. E, tuttavia, proprio le eccessive quantità di depositi detenuti in valuta straniera sta preoccupando le istituzioni turche, che temono una “dollarizzazione” dell’economia.

Ma considerando che la banca centrale possiede valuta straniera per una novantina di miliardi, a cui si aggiungono riserve in oro per altri 45 miliardi circa, la Turchia si starebbe garantendo contro un rialzo dei tassi internazionali, che comporterà maggiori oneri per le società e le stesse famiglie indebitate in valuta straniera per circa 224 miliardi alla fine del dicembre scorso, per oltre la metà in dollari. La settimana scorsa, man mano che la lira precipitava verso i minimi di sempre, i turchi hanno convertito 1,3 miliardi tra valuta straniera e oro, segno che avrebbero considerato i valori a cui si è portato il cambio una sorta di “floor” a cui iniziare a scommettere per ripuntare sulla moneta nazionale. Non è detto affatto, però, che sia stato già toccato il punto più basso. Il governo stesso lo sa e monitora con preoccupazione i depositi, temendo che a provocare il crollo della lira siano gli stessi turchi, spazientiti e sfiduciati.

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Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca, valute emergenti

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