Lira turca ai minimi storici, domani rialzo dei tassi?

La lira turca viaggia sui minimi storici, in attesa di conoscere la decisione sui tassi della banca centrale. Un rialzo contro la volatilità del cambio non è escluso, ma l'autonomia dell'istituto è scarsa.

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La lira turca viaggia sui minimi storici, in attesa di conoscere la decisione sui tassi della banca centrale. Un rialzo contro la volatilità del cambio non è escluso, ma l'autonomia dell'istituto è scarsa.

Dal fallito golpe ad Ankara del 14 luglio scorso, la lira turca è crollata di oltre il 15% contro il dollaro, mettendo a segno un -13% quest’anno e viaggiando anche in queste ore nei pressi dei minimi storici, in attesa di conoscere quale sarà la decisione della banca centrale sui tassi. Il governatore Murat Cetinkaya, in carica dal maggio scorso, ha allentato la politica monetaria anatolica, assecondando i desiderata del governo e, in particolare, del presidente Erdogan, che ancora in questi giorni ha fatto trapelare la sua contrarietà all’eventualità di un aumento del costo del denaro, sostenendo, in linea con il pensiero del ministro dell’Economia, Nihat Zeybecki, che ciò non farebbe bene all’economia turca.

Poiché lo stesso premier Binali Yildirim ha sostenuto la necessità che la banca centrale intervenga contro la volatilità della lira, gli analisti si aspettano che dal board di oggi scaturisca anche solo un rialzo simbolico dei tassi, in modo da segnalare ai mercati che l’istituto non esclude una stretta e che è in campo per difendere la stabilità del cambio. (Leggi anche: Erdogan detta la linea: lira più debole)

Lira turca ai minimi storici, c’entra il tentato golpe

Il pensiero dominante ad Ankara è che la debolezza della lira non sia tanto dovuto a fattori interni, ma alla vittoria di Donald Trump negli USA, che ha surriscaldato le aspettative d’inflazione e sta convincendo gli investitori ad attendersi tassi americani più alti in futuro, creando pressioni sulle altre valute.

Indubbiamente, c’è molto del vero in questo ragionamento, ma la lira turca è debole ormai da diversi mesi e sembra essere precipitata senza fondo dopo il fallito golpe, che ha intensificato le preoccupazioni dei mercati sulla situazione politica del paese. (Leggi anche: Erdogan rassicura il mercato, lira ai minimi storici)

 

 

 

Serve un segnale sui tassi

Se oggi Centinkaya attuasse una stretta monetaria, sarebbe la prima dal gennaio del 2014, quando il predecessore Erdem Basci fu costretto a più che raddoppiare i tassi, per porre freno al crollo del cambio, ma indispettendo Erdogan e di fatto aprendo uno scontro tra istituto e politica anatolica.

Il corridoio attuale dei tassi si trova nel range del 7,25%-8,25%. Già da un anno, la banca centrale ha annunciato la volontà di arrivare a una graduale semplificazione della struttura dei tassi, tornando a un unico saggio di riferimento. Il costo medio del denaro è stimato oggi al 7,90%, circa 80 punti base in meno rispetto a quello di inizio anno. (Leggi anche: Taglio tassi Turchia, lira a -6% a maggio)

Performance finanziaria cattiva quest’anno

Un rialzo dei tassi avrebbe anche effetti positivi sulla fiducia degli investitori verso l’operato del governatore, perché segnalerebbe una sua discreta autonomia dal potere politico, cosa che non ha sinora dimostrato, contribuendo ad accrescere la volatilità della lira.

Nonostante i bassi prezzi del petrolio, di cui la Turchia è importatrice per quasi la totalità del suo fabbisogno energetico, l’inflazione resta superiore al 7%, in calo di appena il 2,3% da gennaio, mentre i rendimenti dei bond sovrani sono saliti ai massimi dell’anno. I decennali si attestano al 10,84%, i biennali al 10,07%, segnando un aumento di quasi 200 e 150 bp dal tentato colpo di stato di metà luglio. Bene solo la Borsa di Istanbul, che quest’anno è cresciuta di quasi il 5,5%, ma meno dell’inflazione e considerando il crollo del cambio, si è tradotta in una perdita secca per gli investitori stranieri. (Leggi anche: Investire in Turchia ora potrebbe essere una cattiva idea)

 

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