Lira turca ai minimi da 3 mesi, preoccupano Erdogan e dati macro

La lira turca scende ai minimi da 3 mesi contro il dollaro sui dati macroeconomici allarmanti e le tensioni politiche, con il presidente Erdogan a puntare prossime elezioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lira turca scende ai minimi da 3 mesi contro il dollaro sui dati macroeconomici allarmanti e le tensioni politiche, con il presidente Erdogan a puntare prossime elezioni.

Lira turca in calo ai minimi da 3 mesi contro il dollaro, attestandosi fino a un cambio di 3,8655. A preoccupare sono diversi fattori, economici in primis. L’inflazione a febbraio in Turchia è scesa al 10,26% dal 10,35% del mese precedente, meno delle attese. A gennaio, poi, il deficit delle partite correnti è esploso a 7,096 miliardi di dollari dai 2,694 miliardi di un anno prima, segno che l’economia emergente starebbe risentendo sia dell’aumento dei costi delle materie prime acquistate in dollari, sia della perdita di competitività delle imprese turche e anche dell’afflusso insufficiente di capitali esteri.

I rendimenti dei bond sovrani a 10 anni sono saliti al 12,35%, il dato più alto dalla fine del novembre scorso, in rialzo di una novantina di punti base da inizio anno. Da inizio anno, la lira turca si è indebolita di quasi il 2% contro la divisa americana, ma si consideri che nel frattempo il dollaro ha perso mediamente quasi il 2,5% contro le altre valute. I dati macroeconomici appaiono tra di loro contrastanti, perché se è vero da un lato che la crescita del pil è balzata dell’11,1% nell’ultimo trimestre del 2017, la percentuale più alta da 6 anni, dall’altro bisogna ammettere che esso riflette una politica monetaria del tutto disattenta alla stabilità dei prezzi e con tassi marcatamente negativi in termini reali.

Lira turca, ecco perché starne alla larga

Le incognite politiche

La politica ad Ankara ci sta mettendo un po’ del suo nell’alimentare le preoccupazioni degli investitori. Il Parlamento ha appena approvato una riforma della legge elettorale, grazie alla quale verranno consentite coalizioni per superare la soglia di sbarramento del 10%, assegnando al governo anche il potere di spostare seggi in luoghi sicuri e di vegliare sul voto, un passo quest’ultimo che si ritiene fondamentale per controllare le aree del sud-est, in cui i separatisti curdi sono molto forti. Quanto alle coalizioni, si punterebbe a consentire ai nazionalisti dell’Mhp di superare più agevolmente l’ostacolo dell’alto sbarramento, essendo il partito sotto pressione dalla base per avere appoggiato l’Akp del presidente Erdogan, consentendogli di mantenere la maggioranza di governo. In questo modo, il capo dello stato vorrebbe vincere le elezioni presidenziali al primo turno nel novembre dell’anno prossimo, godendo proprio del sostegno della destra nazionalista, da sempre acerrima sua nemica.

Si consideri che tra poco più di un anno e mezzo, a seguito della riforma costituzionale dello scorso anno, i turchi eleggeranno un presidente che avrà anche funzioni di capo del governo, figura che verrà soppressa, accentrando nelle mani presumibilmente dello stesso Erdogan il potere esecutivo e la massima carica dello stato. Non proprio incoraggiante per quanti auspicano che la politica monetaria possa essere più ortodossa per combattere l’alta inflazione e gli ampi disavanzi correnti. Il governatore Murat Cetinkaya non è nelle condizioni di alzare i tassi per l’opposizione del presidente, ostile a una stretta monetaria che possa rallentare i ritmi di crescita del pil.

Lira turca affonda, banca centrale a rischio credibilità

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, lira turca

I commenti sono chiusi.