Lira turca a -7% a gennaio, rating declassato a “spazzatura” e inflazione in rialzo

Iniziato male il 2017 per la lira turca, che a gennaio ha perso il 7% contro il dollaro. L'inflazione attesa in netto rialzo e il debito sovrano di Ankara è stato declassato a "spazzatura".

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Iniziato male il 2017 per la lira turca, che a gennaio ha perso il 7% contro il dollaro. L'inflazione attesa in netto rialzo e il debito sovrano di Ankara è stato declassato a

La lira turca ha perso il 7% contro il dollaro a gennaio, salendo a ridosso di un cambio di 4, attestandosi a 3,78-79 al termine della seduta di ieri. Questo, dopo avere ceduto già il 17% nel 2016. E il governatore della banca centrale, Murat Cetinkaya, ha alzato le stime sull’inflazione per il biennio in corso, elevandole dal 6,5% all’8% per quest’anno e dal 5% al 6% per l’anno prossimo. Dunque, nemmeno nel 2018 sarà centrato il target del 5%, che ormai viene sfondato abbondantemente dal 2011, creando contraccolpi alla credibilità dell’istituto. Venerdì scorso, Fitch aveva tagliato il rating sul debito sovrano della Turchia a “junk” (“spazzatura”), mentre in precedenza S&P aveva ridotto l’outlook da “stabile” a “negativo”.

Le condizioni si stanno deteriorando sul piano finanziario e lo stesso governatore ammette che ulteriori rialzi dei tassi restano sul tavolo, pur mostrando l’intenzione di proseguire con le misure non convenzionali adottate negli ultimi tempi, ovvero agendo con i tassi swap e inducendo le banche a prendere in prestito la più costosa liquidità di emergenza all’11%, al contempo evitando di incrementare il costo del denaro di riferimento. L’istituto ha segnalato, infine, l’intenzione di attuare l’annunciata semplificazione della struttura dei tassi, riportandoli da tre ad uno. (Leggi anche: Lira turca ripiega sul mancato rialzo dei tassi)

Lira turca paga tensioni geo-politiche

La particolare situazione geo-politica della Turchia ha pesato sul 2016, nel corso del quale le presenze dei turisti sono diminuite di un terzo. Nulla di buono s’intravede per quest’anno, iniziato con il massacro di Istanbul. E il turismo contribuisce al 4-5% del pil turco e finanzia quasi la metà del deficit corrente del paese, che quest’anno dovrebbe attestarsi a ridosso del 5% del pil.

La reazione della banca centrale non sarà appropriata almeno fino a quando non si celebrerà il referendum costituzionale di aprile, attraverso il quale il presidente Erdogan punta a trasformare la Turchia in una repubblica presidenziali, dove un po’ tutti i poteri saranno concentrati nelle sue mani. Ma le prospettive rimangono poco incoraggianti anche per dopo, perché difficilmente sarà consentita una politica monetaria restrittiva, come si addirebbe in questa fase. (Leggi anche: Lira turca, preoccupa Erdogan)

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Crisi turca, economie emergenti, lira turca, valute emergenti