Lira turca a -18% dal fallito golpe, Erdogan invita a convertire i risparmi

La lira turca è la peggiore valuta emergente delle ultime settimane. Il crollo preoccupante del cambio spinge il presidente Erdogan a invitare i risparmiatori a convertire i loro assets.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lira turca è la peggiore valuta emergente delle ultime settimane. Il crollo preoccupante del cambio spinge il presidente Erdogan a invitare i risparmiatori a convertire i loro assets.

La lira turca è stata la valuta emergente peggiore delle ultime sei settimane, avendo perso la media dell’11% contro le altre principali valute. Dal giorno del fallito golpe del 14 luglio scorso, ha segnato un crollo del 18% contro il dollaro, contro cui scambia al momento a 3,5137, un po’ meglio del record minimo toccato domenica a 3,5442. La situazione è critica, anche se il governatore della banca centrale, Murat Cetinkaya, ha rassicurato che dal cambio debole non vi sarebbero effetti permanenti sull’economia turca e che, in ogni caso, le fluttuazioni verranno monitorate. Dal canto suo, il presidente Erdogan ha invitato i risparmiatori turchi a convertire i loro assets in lire, in modo da reagire al “sabotaggio” in atto, a suo avviso, da parte di forze straniere.

Il settore non finanziario, però, ha ampliato il deficit in valuta straniera, ovvero la differenza tra i debiti e gli assets detenuti in altre divise, a 210,5 miliardi di dollari al mese di agosto, il triplo dei livelli del 2008 e in crescita di una ventina di miliardi quest’anno. (Leggi anche: Erdogan detta la line alla banca centrale)

Le cause di una lira debole

Ciò spiega le preoccupazioni degli analisti, che ritengono che la Turchia sia esposta a possibili turbolenze finanziarie, nel caso in cui la lira non cessi di indebolirsi. Se ciò non accadrà, infatti, sarà sempre più difficile per le imprese locali riuscire a pagare i debiti contratti in valuta straniera.

Diversi sono i fattori, che gravano oggi sulla lira. Anzitutto, le tensioni politiche interne, con Ankara a varare purghe di massa contro migliaia di oppositori politici dal luglio scorso, le quali hanno spinto il Parlamento europeo a votare per porre fine ai colloqui con il governo turco sull’ingresso nella UE. A ciò si aggiunge il rafforzamento del dollaro, che sulle attese di un ciclo monetario più restrittivo sotto la presidenza Trump, ha guadagnato mediamente il 4,6% contro le principali valute del pianeta dalle elezioni USA dell’8 novembre scorso. (Leggi anche: Lira turca ai minimi storici con il nuovo corso di Erdogan)

 

 

 

Esplosi i rendimenti dei bond

La banca centrale mantiene invariata la previsione di un’inflazione al 7,5% per la fine dell’anno, ma non è la prima volta che è costretta ad affrontare nell’ultimo decennio una volatilità del cambio preoccupante. Già nel 2006 e a inizio 2014 si è trovata dinnanzi a situazioni del genere e in entrambi i casi ha reagito con un rialzo dei tassi, di fatto sfidando le ire di Erdogan.

Al board di novembre, l’istituto è tornato ad aumentare i tassi di 50 punti base per la prima volta da quasi tre anni, ma resta molto difficile per Cetinkaya disattendere gli “ordini” del presidente, che mai come in questi mesi segnala di non tollerare alcun tipo di opposizione. Il governatore si mostra ottimista sulla crescita economica, che starebbe riprendendo slancio nel trimestre in corso. Preoccupante, tuttavia, il trend dei rendimenti sovrani, schizzati di 250 e 215 punti base rispettivamente sulle scadenze a 2 e 10 anni all’11,07% e all’11,03 attuale, di fatto innalzando il costo di rifinanziamento del debito pubblico di Ankara, per quanto resti relativamente basso. (Leggi anche: Bond turchi sono da comprare adesso)

 

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Argomenti: bond sovrani, Crisi paesi emergenti, Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca, valute emergenti

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