L’iPhone travolge il Nasdaq e Apple annuncia un secondo taglio della produzione, FAANG giù

Il FAANG precipita dai massimi toccati nel 2018, perdendo circa 1.000 miliardi di dollari e un quarto del proprio valore, trascinato in basso da Apple. E Cupertino taglia ancora la produzione di iPhone.

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Il FAANG precipita dai massimi toccati nel 2018, perdendo circa 1.000 miliardi di dollari e un quarto del proprio valore, trascinato in basso da Apple. E Cupertino taglia ancora la produzione di iPhone.

C’era una volta il FAANG. E c’è tutt’ora, anche se ha perso lo smalto di cui godeva fino a pochi mesi fa. L’acronimo raggruppa tra le principali società più capitalizzate al mondo e tutte attive su internet (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google). Oggi questa sigla vale 2.827 miliardi di dollari, quasi una volta e mezza il pil italiano.

Tanti, ma molti meno rispetto ai massimi toccati dai rispettivi titoli nel corso del 2018. Da allora, il cedimento è stato mediamente del 25% e pari a 954 miliardi, anche se è stata superata abbondantemente la soglia dei 1.000 miliardi nelle sedute precedenti, specie quando Apple ha perso la settimana scorsa il 10% in una sola seduta, travolta dal “profit warning” lanciato dal ceo Tim Cook con riguardo ai ricavi attesi per il trimestre passato.

Adesso, si apprende che per la seconda volta in due mesi, lo stesso manager ha comunicato ai fornitori un taglio del 10% della produzione di iPhone per il trimestre in corso, riguardando vecchi e nuovi modelli. In tutto, dovranno essere sfornati 40-43 milioni di pezzi contro i 47-48 milioni della comunicazione precedente. L’allarme sui conti è stato legato essenzialmente al rallentamento della Cina e alle tensioni commerciali, ma stando ai numeri dell’International Data Corporation, gli smartphone esportati nel mondo sono diminuiti del 6% su base annua nel corso del terzo trimestre del 2018, il quarto calo consecutivo segnalato, a conferma che il problema sarebbe meno contingente e riguarderebbe la maturazione di questo mercato, in boom per diversi anni e che ha raggiunto ormai un tasso di penetrazione commerciale abbastanza profondo in tutte le economie avanzate ed emergenti.

E così, Apple è passata in appena 3 mesi da una capitalizzazione in borsa di 1.100 miliardi a una di ben 385 miliardi più bassa, pesando per il 40% del crollo del FAANG e per il 35% di quello dell’intero Nasdaq, superata in valore da due altre società dell’indice informale, ossia Amazon (810 miliardi) e Google (752 miliardi), nonché da Microsoft (789 miliardi) all’infuori di esso. Il FAANG pesa, comunque, ancora per il 44% dell’intero Nasdaq, segnandone l’andamento, che rispetto ai massimi toccati il 3 ottobre scorso ha subito un tonfo del 14%, poco più della metà della media dei titoli sopra citati.

Le azioni Apple crollano del 40% in 3 mesi: forse l’iPhone è diventato troppo caro?

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