L’inflazione nell’Eurozona resta fredda se non sale il prezzo del petrolio

L'inflazione nell'Eurozona dipende dal cambio euro-dollaro e dalle quotazioni del petrolio. Vediamo quale potrebbe essere l'evoluzione nei prossimi mesi.

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L'inflazione nell'Eurozona dipende dal cambio euro-dollaro e dalle quotazioni del petrolio. Vediamo quale potrebbe essere l'evoluzione nei prossimi mesi.

La BCE ha fatto trapelare in questi giorni l’intenzione di prolungare la durata del “quantitative easing”, gli stimoli monetari da 60 miliardi al mese, qualora si rendesse necessario. Tradotto nel linguaggio comune, significa che l’istituto continuerebbe ad acquistare titoli di stato anche oltre la scadenza prevista per il programma nel settembre del 2016, nel caso in cui l’inflazione nell’Eurozona non si portasse al target di quasi il 2% e le aspettative non fossero ancorate stabilmente a quei livelli. Le ultime stime della stessa BCE ci suggeriscono che i funzionari del governatore Mario Draghi vedono remota questa prospettiva, tanto che solo nel 2017 si registrerebbe un’inflazione nell’Eurozona intorno ai livelli perseguiti da Francoforte. Affinché l’obiettivo venga raggiunto, sarebbe necessario che i prezzi delle materie prime salissero e che l’euro restasse debole contro le principali valute del pianeta. Per valutare se ciò possa o meno accadere e in tempi brevi, potremmo approssimare la nostra verifica, basandoci sui dati delle quotazioni del petrolio e sul cambio euro-dollaro, nell’ultimo anno e poco più.   APPROFONDISCI – https://www.

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Analisi su inflazione – cambio – quotazioni petrolio

Partiamo dal giugno del 2014, quando le quotazioni del Brent si attestavano mediamente sopra i 110 dollari al barile, +8% su base annua, e il cambio euro-dollaro a 1,36, +3% sullo stesso mese del 2014. In quel mese, il tasso d’inflazione armonizzato nell’Eurozona era allo 0,50% su base annua. Ipotizziamo che le variazioni dei prezzi energetici e del cambio si siano trasferite sui prezzi al consumo (sull’inflazione) con un ritardo di tot mesi. Andiamo al mese di settembre di un anno fa. L’inflazione nell’unione monetaria risultava in rallentamento allo 0,3%. In quel mese, le quotazioni del Brent erano scese mediamente sotto i 100 dollari, registrando un calo del 12% su base annua. Il cambio euro-dollaro era anch’esso sceso a una media di 1,29. La moneta unica aveva così perso il 3,5% nei 12 mesi. E a dicembre dello scorso anno, l’inflazione nell’Eurozona scendeva sotto lo zero al -0,2%.

Le quotazioni del greggio precipitavano a una media di 63 dollari (-51%), il cambio a 1,23 (-10%).   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/petrolio-quotazioni-basse-per-altri-15-anni-lopec-le-vede-a-80-nel-2020/   A marzo di quest’anno, l’inflazione si attestava poco al di sotto dello 0%, le quotazioni del petrolio erano a 57 dollari (-47%) e il cambio a 1,08 (-22%). E ancora: a giugno, l’inflazione risaliva allo 0,2% con quotazioni del greggio in calo su base annua del 43% e un euro indebolitosi del 17,5%. Riassumendo, a fronte di un aumento annuo delle quotazioni del greggio del 5% in euro nel giugno dello scorso anno, i prezzi al consumo salivano nell’Eurozona mediamente di appena lo 0,5%. Tre mesi dopo, il greggio (sempre in euro) costava tra l’8% e il 9% in meno di un anno prima e l’inflazione rallentava la crescita annua allo 0,3%. Alla fine del 2014, quando le quotazioni del Brent per l’acquirente europeo crollavano di oltre il 40%, i prezzi diminuivano dello 0,2% rispetto a un anno prima. E 6 mesi fa, il prezzo in euro del greggio cedeva su base annua il 25% e l’inflazione restava sotto lo zero. Infine, a giugno si registrava un crollo annuo della stessa entità in euro, ma l’indice dei prezzi stavolta risaliva allo 0,2%.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/inflazione-stabile-a-luglio-allo-02-annuo-ma-su-giugno-i-prezzi-calano-dello-01/  

Niente aumento inflazione senza crescita prezzi energetici

Cosa ci indica questa analisi superficiale del rapporto tra inflazione, quotazioni del petrolio e cambio? Che le variazioni dei prezzi al consumo sembrano essere legate direttamente a quelle subite dai prezzi energetici nei mesi precedenti, tradotti in euro. La risalita dell’inflazione a giugno sarebbe dovuta al rimbalzo delle quotazioni iniziata a marzo e finita proprio 3 mesi fa. Fin quando vi sarà, quindi, un calo dei prezzi energetici, al netto dell’effetto cambio, appare difficile un’accelerazione dell’inflazione verso il target della BCE. Si tenga conto che alle quotazioni attuali, il greggio rimarrà di oltre il 20% più economico della fine dello scorso anno, per cui dovremmo attendere eventualmente l’inizio del 2016 per registrare il primo timido aumento dei costi energetici al livello tendenziale. Tuttavia, un eventuale rialzo dei tassi USA potrebbe avere un duplice effetto: ridurre le quotazioni del greggio, denominate in dollari, e rafforzare il biglietto verde.   APPROFONDISCI – https://www.

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Controverso l’effetto della stretta USA

Se ciò accadesse, quindi, si potrebbe avvicinare la prospettiva di una risalita dell’inflazione, perché se è vero che il Brent potrebbe anche costare di meno rispetto ad oggi, le variazioni potrebbero essere inferiori al deprezzamento dell’euro contro il dollaro, dato che il mercato non sarebbe in grado di sostenere stabilmente quotazioni inferiori ai circa 45 dollari al barile, non riuscendo altrimenti nemmeno a coprire i costi. In sostanza, al netto il petrolio potrebbe costare di più e ravvivare così l’inflazione. Ma non è detto che si verifichi lo scenario sopra descritto. In caso di avvio della stretta monetaria USA, lo scivolone del Brent potrebbe anche essere maggiore a quello dell’euro. Ecco, quindi, che per mettersi al sicuro, la BCE potrebbe varare presto nuovi stimoli, anche se resta il dubbio di dove acquisterà i titoli di stato dell’Eurozona già carenti sul mercato secondario.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-fed-alzera-i-tassi-usa-con-mezzo-mondo-a-rischio-deflazione/  

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