L’inflazione italiana scende ancora. Il rischio adesso si chiama deflazione?

Nuovo inatteso calo dell'inflazione a novembre, scesa allo 0,6% dallo 0,8% di ottobre, contrariamente all'Eurozona, dove i prezzi risalgono allo 0,9%. Significa che siamo in deflazione?

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Nuovo inatteso calo dell'inflazione a novembre, scesa allo 0,6% dallo 0,8% di ottobre, contrariamente all'Eurozona, dove i prezzi risalgono allo 0,9%. Significa che siamo in deflazione?

L’inflazione in Italia a novembre scende allo 0,6% annuo, con un calo congiunturale dell’indice dei prezzi dello 0,4%. Si tratta del terzo calo consecutivo, che porta il livello di crescita dei prezzi ai minimi dall’ottobre del 2009. Nel resto dell’Eurozona, per quanto i prezzi siano “freddi”, a novembre sarebbero risultati in accelerazione dal +0,7% annuo rilevato a ottobre al +0,9%. Sono queste le stime flash dell’Eurostat.

Sta di fatto che nonostante l’aumento dell’IVA al 22% a partire dall’1 ottobre, i prezzi italiani mostrano una discesa mese su mese e una crescita sempre minore su base annua. In sé, è bene rimarcarlo, non sarebbe un fatto negativo, perché implica un maggiore potere di acquisto per le famiglie, cosa che potrebbe nel tempo vivacizzare i consumi. In più, un tasso di crescita dei prezzi più basso in Italia rispetto all’estero rilancerebbe la nostra competitività sui mercati internazionali.

Ma è il segnale che la crisi è durissima, peggio di quanto già non la si racconti. Il fatto che nemmeno l’aumento dell’IVA abbia inciso sui prezzi significa che i commercianti si starebbero sobbarcando il maggiore onere fiscale, pur di non perdere ulteriore clientela, a dimostrazione della crisi nera dei consumi.

 

Cos’è la deflazione e perché la si teme

Ora, la deflazione si ha quando i prezzi scendono su base annua e non basterebbe un solo mese in negativo per lanciare l’allarme. Tuttavia, la tendenza potrebbe essere proprio questa e mese dopo mese ci avviciniamo a quella crescita tendenziale nulla, che potrebbe farci scivolare in territorio negativo molto presto. La deflazione è temuta, perché il Giappone dimostra che una volta attecchita, non lascia facilmente l’economia e si accompagna a una stagnazione lunghissima.

I consumi vengono, infatti, rinviati, per approfittare del calo previsto dei prezzi e le imprese non trovano impulsi nell’investire, date le prospettive negative.

 

Cosa farà ora la BCE e soprattutto servirà?

Il problema è che da un lato non pare certo che un nuovo taglio dei tassi della BCE possa stimolare la nostra economia, visto che già oggi essi si attestano ai minimi di sempre (0,25%), dall’altro non è nemmeno scontato che ciò possa avvenire, perché dato il timido rialzo dell’inflazione nell’intera Eurozona a novembre, il prossimo board di Francoforte agli inizi di dicembre potrebbe trovare più difficile adottare ulteriori misure espansive.

D’altronde, che non sia un fatto di tassi lo dimostra il dato pubblicato oggi dall’Istat sulla disoccupazione, ai massimi di sempre, al 12,5%, con punte del 41,2% tra gli under 25, altro record storico assoluto. Difficile che risalgano i consumi se non ci sono lavoro, redditi e prospettive positive per il futuro. Se non è ancora deflazione, in giro è già da tempo depressione.

 

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