L’inflazione in Italia ritorna: paniere Istat un po’ vegano e con smartwatch

Inflazione in gran ritorno in Italia, anche se dimezzata rispetto al resto dell'Eurozona. Attenti a pensare che sia un bene, se non riparte anche la crescita economica.

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Inflazione in gran ritorno in Italia, anche se dimezzata rispetto al resto dell'Eurozona. Attenti a pensare che sia un bene, se non riparte anche la crescita economica.

Torna l’inflazione in Italia, che nel mese di gennaio è aumentata dello 0,2% rispetto a dicembre e dello 0,9% su base annua, l’incremento tendenziale maggiore da circa tre anni e mezzo. Il trend è in linea con il resto dell’Eurozona, che nel primo mese di quest’anno ha segnato una crescita dei prezzi dell’1,8% rispetto al gennaio 2016, mentre in Germania l’inflazione è salita all’1,9%. Dunque, la dinamica inflattiva nel nostro paese risulta accentuata della metà rispetto al resto dell’unione monetaria, riflettendo una minore crescita dell’economia, che quest’anno dovrebbe essere inferiore all’1%, stando alla media delle stime dei principali analisti. Secondo l’Istat, il pil nel 2017 dovrebbe crescere dello 0,8%, dello 0,9% per l’OCSE, mentre il Fondo Monetario Internazionale non va oltre lo 0,7%.

A trainare la risalita dell’inflazione, quindi, non è il rafforzamento della domanda interna, bensì i prezzi energetici e quelli alimentari freschi, ovvero le componenti più volatili, che stanno risentendo, come d’altronde nel resto dell’Eurozona, dell’accelerazione delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali negli ultimi mesi. (Leggi anche: Reazione alla reflazione nell’Eurozona)

L’inflazione italiana attesa in decisa accelerazione

Stando alle previsioni della Commissione europea di novembre, la crescita dei prezzi in Italia quest’anno dovrebbe essere dell’1,2%, ancora di molto inferiore rispetto al target della BCE per l’intera area di quasi il 2%, ma in decisa impennata rispetto al -0,1% del 2016, quando è risultata negativa per la prima volta dal 1959.

Come a ogni inizio anno, cambia un po’ anche il paniere dell’Istat, che viene aggiornato alle abitudini di consumo degli italiani. Entrano 12 nuovi prodotti e servizi (preparati di carne da cuocere, preparati vegetariani e vegani, centrifugati di frutta e verdura al bar, assicurazione casa, cartucce a getto d’inchiostro, action camera, dispositivi da polso per attività sportive, soundbar, asciugatrici, centrifughe, birra artigianale e smartwatch) ed esce la videocamera tradizionale.

(Leggi anche: Deflazione italiana legata alla crisi dei consumi)

Il ritorno dell’inflazione senza crescita non è un bene

Cambiano anche i pesi delle varie categorie merceologiche: abbigliamento e calzature incidono per il 7,4% contro il 7,18% dello scorso anno; abitazioni, acqua, elettricità e combustibili passano dall’11,45% al 10,7%. Queste le variazioni più significative, che hanno scatenato la reazione della Codacons, che rileva come il mutamento di peso di queste due categorie sarebbe poco comprensibile, visto che le utenze domestiche inciderebbero di più sui bilanci familiari, mentre la spesa per abbigliamento sarebbe una delle più ridotte negli ultimi anni per fare quadrare i conti.

Aldilà dei tecnicismi, l’inflazione sta recuperando terreno, dopo un triennio in cui è stata praticamente pari a zero. Un bene per i conti pubblici, perché incrementa il pil nominale e abbassa matematicamente il grado di indebitamento pubblico. Ma attenzione a un effetto collaterale: l’aumento dei tassi di mercato. Il solo odore di reflazione ha fatto più che raddoppiare dalla metà di agosto ad oggi i rendimenti decennali dei nostri BTp. Il ritiro degli stimoli della BCE si avvicina e ciò viene scontato sui mercati, che pretendono rendimenti maggiori per comprarsi i nostri titoli di stato. Senza crescita economica, per l’Italia l’inflazione sarà tutt’altro che un’ancora di salvezza. (Leggi anche: Perché l’inflazione senza crescita sarebbe un disastro)

 

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