L’inflazione in Italia si è azzerata, ma sarà dopo Pasqua che vedremo i prezzi reali

Prezzi in crescita dello 0,1% a marzo, ma il vero test per capire la direzione che assumerà l'inflazione sarà dopo Pasqua, quando gradualmente le attività produttive e commerciali riapriranno.

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Prezzi in crescita dello 0,1% a marzo, ma il vero test per capire la direzione che assumerà l'inflazione sarà dopo Pasqua, quando gradualmente le attività produttive e commerciali riapriranno.

L’indice dei prezzi al consumo in Italia è salito dello 0,1% su base annua a marzo, in decelerazione dal +0,3% di febbraio. Esso è risultato trainato dai generi alimentari, i quali sono rincarati tendenzialmente dell’1,2%, dal +0,7% del mese precedente. Al contrario, i beni energetici hanno registrato un brusco calo del 2,7%, dal +1,2%. E non poteva essere altrimenti con il collasso del petrolio fino ai minimi dal 2002. L’inflazione di fondo, al netto degli alimentari freschi e dei beni energetici, è rimasta stabile allo 0,7%. Questi dati segnalano una tendenza, ma che già risulta indicativa per quanto potrebbe accadere già da questo mese di aprile, con ogni probabilità dopo la Pasqua.

Il “lockdown” di gran parte delle attività commerciali non ha consentito a 60 milioni di italiani di fare la spesa come al solito nelle ultime settimane. Gli unici beni che si possono acquistare con certezza e senza problemi sono quelli primari, cioè i generi alimentari, i detersivi e i prodotti per l’igiene. E tra la paura (ingiustificata) di finire a corto di cibo e l’impossibilità di comprare altro, dovendo restare a casa, milioni di famiglie hanno dedicato più del dovuto il loro budget ai supermercati, spingendone in alto i prezzi.

Benvenuta deflazione nell’era del petrolio a 25 dollari

Gli scenari dopo Pasqua

Cosa accadrà quando l’Italia gradualmente riaprirà battenti? Due scenari opposti sono possibili. Il primo è che dopo un mese o più di pausa, molti consumatori si precipiteranno a diversificare il loro paniere di acquisti, comprando abbigliamento, andando dal parrucchiere, dall’estetista, al cinema, al bar e al ristorante, facendo benzina, etc. Il secondo, che tra la paura della crisi economica e di prendersi il Coronavirus con il ritorno alla quotidianità normale e le ristrettezze finanziarie accusate già, si terranno ben lontani dai negozi e dai luoghi affollati.

Probabilmente, coesisteranno entrambi gli scenari, con il primo ad essere seguito più da quanti non abbiano accusato perdite con la crisi (pensionati e dipendenti pubblici) e il secondo da tutti gli altri. Ma la paura del virus, in generale, non dovrebbe riportarci alla vita di prima entro breve.

E i prezzi cosa faranno? L’ipotesi più probabile è che tra la necessità dei commercianti di fatturare e liberarsi della merce in magazzino e la domanda “fredda” dei consumatori, essi scendano. E il calo potrebbe anche essere brusco e nemmeno momentaneo, dato che le imprese non avranno a disposizione subito la valvola di sfogo delle esportazioni per smaltire le giacenze. Più grave e duratura la crisi, maggiori i ribassi. Sui generi alimentari stessi si allenterà la pressione e la minore domanda conterrà i prezzi. Una tendenza di questo genere dovrebbe portare a un calo generalizzato dei prezzi, cioè a quella che in gergo si definisce “deflazione”.

Per capirci, facciamo un confronto con la grave crisi del 2008-’09. Accadde che il prezzo del petrolio crollò dai massimi storici di 146 dollari al barile ai 40 dollari in pochi mesi. L’inflazione, che nel 2008 era salito mediamente al 3,35%, l’anno successivo piombò a meno dello 0,80%, mentre il pil arretrava complessivamente nel biennio del 6,2%. Stavolta, abbiamo che il petrolio è passato in meno di tre mesi da 65 a 23 dollari e che le bollette di luce e gas sono state tagliate da questo mese di aprile in poi rispettivamente del 18,3% e del 13,5% per una famiglia-tipo. E il pil è atteso in calo anche a doppia cifra, cioè del doppio o quasi rispetto alla prima crisi finanziaria di 12 anni fa.

Prezzo del petrolio ai minimi dal 2002, ma la benzina costa davvero tanto meno?

Deflazione in arrivo?

Ci sono tutti i presupposti per un’ondata deflazionistica, anche perché con il ritorno alla normalità entreremo nel pieno della stagione turistica, che chiaramente quest’anno si prevede tra il nero e il nerissimo.

Verranno meno le tante assunzioni a tempo determinato tipiche del periodo estivo, per cui circoleranno minori redditi da consumare, mentre alberghi, ristoranti, bar e lidi saranno meno pieni, eufemismo per dire che in molti casi saranno vuoti. Tutto spinge per un calo dei prezzi fino all’autunno, quando verosimilmente sarà passata la fase acuta della crisi economica e si registrerà l’avvio reale della ripresa, da non confondere con il rimbalzo che già dovrebbe materializzarsi nel terzo trimestre, quando il pil risalirà la china per il semplice fatto che la produzione di beni e servizi si avvierà alla normalità.

Deflazione non è un termine negativo, anzi sbaglia la politica a demonizzarla come se fonte la causa e non la conseguenza di un male. Essa offre nei fatti sollievo proprio ai consumatori colpiti dalla crisi, in quanto si traduce in una riduzione del costo della vita, ossia in un aumento del potere di acquisto. I redditi non saliranno per un po’, certo, ma almeno saranno i prezzi a far loro compagnia nella tendenza, trasferendo ricchezza dal mondo delle imprese e del commercio alle famiglie, con il primo a vedersi ridotti i margini di profitto e i secondi a beneficiare dei minori costi sostenuti per acquistare lo stesso paniere di beni e servizi. Certo, allo stato non conviene, perché riduce le entrate fiscali e contribuisce a far sballare gli indicatori dei conti pubblici.

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