L’inflazione cala nonostante l’aumento dell’Iva. Dato positivo o negativo?

I prezzi crescono dello 0,7% su base annua e diminuiscono dello 0,3% su settembre. Tutto questo, nonostante l'IVA sia salita al 22%. Il dato in sé parrebbe positivo, ma riflette un'economia che va molto male

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L’inflazione in Italia nel mese di ottobre sarebbe allo 0,7%, il minimo registrato dal novembre del 2009, in piena crisi finanziaria. Lo rivela la stima preliminare dell’Istat, che comunica una discesa dei prezzi dello 0,3% su base mensile. L’inflazione acquisita per il 2013 scende dall’1,3% di settembre all’1,2%. Si tratta di livelli così bassi che l’Italia non vedeva da anni.

A trascinare al ribasso l’inflazione di ottobre dal +0,9% di settembre sono stati l’energia (-1,3%), gli alimentari freschi (-0,8%) e i servizi delle comunicazioni (-4,4%).

Il dato in sé dovrebbe farci sorridere, perché indica una crescita molto contenuta dei prezzi, quasi piatta. E non sarebbe un male in un paese che ha avuto storicamente una crescita tendenziale dei prezzi più alta dei suoi competitor. Dall’ingresso nell’Area Euro, ad esempio, l’Italia ha accumulato circa il 14% in più di inflazione della Germania, cosa che va a discapito della nostra competitività.

 

Una crisi violenta sta travolgendo l’Italia

Tuttavia, il dato di ottobre è l’ennesima conferma dello stato di crisi violenta in cui versa l’Italia. Parliamo, oltre tutto, di un mese in cui si è introdotto un secondo aumento dell’aliquota più alta dell’IVA, dopo quello già attuato nel luglio del 2012, passando così dal 21% al 22%. In teoria, ci sarebbe dovuto essere un impatto al rialzo sui prezzi, ma gli analisti avevano previsto già che i dettaglianti non avrebbero ritoccato i listini, per evitare un ulteriore crollo dei consumi. Forse, che l’inflazione, addirittura, scendesse non lo sospettavano in tanti. Anzi, la mediana indicava l’attesa di una crescita congiunturale dello 0,4% e tendenziale dell’1,2%. E anche se il contraccolpo dell’IVA potrebbe ripercuotersi secondo l’Istat dello 0,3% sui prezzi di inizio 2014, il dato di ottobre segnala che la situazione dei consumi e dell’economia in generale è drammatica.

La disoccupazione è esplosa al 12,5%, con punte del 40,4% tra i giovani. Livelli così alti l’Istat non li aveva mai pubblicati da quando ha iniziato a rilevare i dati.

 

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L’economia italiana si sta disinflazionando e questo è un bene. Ma è un male che sia la conseguenza di indici tutti negativi, dalla produzione industriale ai consumi, dal pil all’occupazione, dagli ordinativi alla fiducia delle imprese.

Il settore del commercio, già in fortissima crisi, potrebbe adesso subire un colpo mortale per molti suoi dettaglianti, perché è evidente che se anche gli indici dei mesi futuri dell’inflazione segnassero un raffreddamento dei prezzi, unitamente a una non ripresa dei consumi, i 4 miliardi di maggiori entrate previste dall’IVA (che non ci saranno) avverrebbero tutti assottigliando i margini già minimi dei commercianti, ossia mandando in rovina diverse attività.

 

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