CRISI SPAGNA, POLITICA EUROPA

L’indipendenza della Catalogna rischia di trasformarsi in umiliazione per i secessionisti

L'onore delle armi agli indipendentisti catalani rischia di non esserci. Il governo Rajoy ha messo il presidente della Catalogna non le spalle al muro e non ha convenienza a trattare.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'onore delle armi agli indipendentisti catalani rischia di non esserci. Il governo Rajoy ha messo il presidente della Catalogna non le spalle al muro e non ha convenienza a trattare.

Qualcuno l’ha definito una “virata nella barzelletta”, fatto sta che l’ultimo capitolo della vicenda relativa all’indipendenza della Catalogna sta effettivamente rischiando di trasformarsi in un qualcosa di ridicolo per il presidente secessionista della regione, Carles Puigdemont. Dopo il suo discorso di martedì sera alla Generalitat di Barcellona, non si è capito granché sulla dichiarazione a metà tra indipendenza e richiesta di avvio del dialogo con Madrid. Tanto che il premier spagnolo Mariano Rajoy, dopo avere convocato una riunione d’urgenza con la vice e il ministro della Giustizia, ha chiesto formalmente a Puigdemont se abbia o meno proclamato l’indipendenza della “repubblica di Catalogna”. Una domanda, che per il presidente catalano rappresenta un macigno, visto che non è nelle condizioni di poter rispondere entro lunedì prossimo, come richiesto dal premier. (Leggi anche: Dichiarazione indipendenza Catalogna, i mercati ignorano Puigdemont)

Se l’uomo replicasse di avere proclamato l’indipendenza, si vedrebbe automaticamente isolato non solo in Spagna, bensì in tutta Europa, dopo che Bruxelles ha chiarito che una dichiarazione unilaterale di secessione porterebbe la Catalogna fuori dalla UE. E il governo di Madrid potrebbe avvalersi dei poteri consentitigli dalla Costituzione spagnola, in base ai quali si sostituirebbe al governo catalano, esercitandone le funzioni al posto suo. In teoria, potrebbe persino limitare la libertà di circolazione nella regione, dichiarando lo stato di emergenza.

Se Puigdemont rispondesse, invece, che non vi sarebbe stata alcuna proclamazione ufficiale dell’indipendenza, vedrebbe sbriciolarsi la sua stessa maggioranza, che si regge su un accordo tra forze politiche di estrazioni contrapposte, ovvero della destra nazionalista dentro Junts Pel Si e la sinistra radicale del CUP. Quest’ultima preme più di tutte per la secessione, scontrandosi contro l’ala più dialogante della maggioranza, che vorrebbe negoziare con Madrid. Dalle parti proprio del CUP sono arrivate al presidente accuse di “tradimento” per un discorso, che in effetti non è stato né carne, né pesce.

I secessionisti catalani conserveranno almeno l’onore?

Che l’indipendenza della Catalogna non ci sarebbe stata è chiaro da sempre, a meno di non immaginare uno scenario da guerra civile, che appare improbabile per le divisioni all’interno della stessa regione, dove la maggioranza dei residenti sarebbe contraria a staccarsi da Madrid, reclamando semmai solo il diritto di votare con un referendum. Qui, però, si tratta adesso di verificare se l’estremismo con cui Puigdemont ha portato avanti lo scontro con il governo centrale si risolverà in un flop totale o se potrà conservare almeno l’onore delle armi. (Leggi anche: Referendum indipendenza Catalogna, le 3 lezioni impartite dalla crisi spagnola)

Affinché sia possibile questo ultimo scenario, sarebbe necessario che egli portasse a casa un qualche risultato visibile, come maggiori competenze, specie in ambito fiscale. Il punto è che Rajoy e il resto della politica spagnola nazionale sanno benissimo che cedendo ora, anche su richieste in sé legittime e giuste, equivarrebbe a darla vinta ai secessionisti, se non a incoraggiarne di nuovi, come nei Paesi Baschi, dove tanto sangue è scorso negli ultimi decenni e che solo da pochi anni la violenza sembra essere stata domata. Perché mai Rajoy dovrebbe concedere qualcosa a Puigdemont, che è uscito dalla non proclamazione di indipendenza un leader più debole e isolato sul piano internazionale?

 

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