L’India torna a respirare. Merito di Rajan, il “salvatore” della Banca Centrale

Resta comunque lo scenario di un forte rallentamento della crescita. La rupia è in netta ripresa dai minimi di fine agosto, ma l'inflazione ai massimi da sette mesi spinge a una stretta monetaria a causa dell'impatto negativo sul pil

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Resta comunque lo scenario di un forte rallentamento della crescita. La rupia è in netta ripresa dai minimi di fine agosto, ma l'inflazione ai massimi da sette mesi spinge a una stretta monetaria a causa dell'impatto negativo sul pil

La rupia indiana mostra segnali di ripresa, dopo essere precipitata fino a un minimo di 68,845 contro il dollaro USA nella seduta del 28 agosto. Oggi, il tasso di cambio si attesta a 61,54, un recupero dell’11% in sei settimane, sebbene in calo di circa il 12% dal mese di maggio, quando è iniziato il crollo, dopo l’annuncio del governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, di ridurre entro l’anno gli stimoli monetari.

Il fatto più clamoroso è che entro i primi cinque giorni dalla nomina a governatore della Reserve Bank of India (Banca Centrale Indiana) di Raghuram Rajan, la rupia aveva già recuperato il 6,9%. Ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Rajan è stato tra i pochi a prevedere la crisi finanziaria del 2008. Considerato affidabile ed esperto, Rajan ha colto di sorpresa i mercati, quando lo scorso mese ha alzato i tassi di un quarto di punto al 7,50%.

 

Inflazione India nemico numero uno

L’obiettivo della incipiente stretta monetaria, la prima da due anni, è la lotta contro l’inflazione e il deprezzamento della rupia. I prezzi a settembre sono cresciuti su base annua del 6,5%, il dato più alto degli ultimi sette mesi. E un’economia che importa l’80% del petrolio di cui ha bisogno non può permettersi di assistere passivamente alla spirale inflazione-svalutazione-inflazione. Da qui, l’aumento dei tassi.

Tuttavia, il dilemma a cui è stato chiamato Rajan è questo: proseguire la politica monetaria accomodante, al costo di sperimentare tassi crescenti di inflazione e di svalutazione della rupia o puntare a frenare la crescita dei prezzi, ma impattando negativamente sul pil? La risposta del neo-governatore è stata quest’ultima. E il pil già in frenata al +4,4% dal +7,5-8% medio degli ultimi trimestri pre-crisi, potrebbe subire un ulteriore rallentamento al 3,8% nell’ultimo trimestre, secondo le stime del Fund’s World Economic Outlook.

Il ministro delle Finanze, P. Chidambaram, però, si mostra ottimista e continua a sperare in un’accelerazione della crescita al 5-5,5% per la seconda metà dell’anno, che si chiude qui nel marzo del 2013.

La sensazione è che non sarà affatto facile mantenere contemporaneamente nel breve termine sia la stabilità dei prezzi che tassi di crescita in accelerazioni dai livelli odierni. Anche perché in pochi ritengono che basterà qualche altro ritocco dei tassi all’insù per frenare l’inflazione così alta. Semmai, l’India potrebbe approfittare di qualche mese di tregua dei mercati, grazie al rinvio del “tapering” del QE3 da parte della Fed, che ha rallentato i deflussi di capitali dalle economie emergenti.

Di certo, però, il clima sui mercati è meno “bearish”. Un sondaggio Bloomberg condotto su più di 30 analisti ha trovato, ad esempio, che la previsione mediana del tasso di cambio sia migliorata dal precedente 64,4 del 23 settembre scorso all’attuale 63 contro il dollaro entro la fine dell’anno.

Resta lo spettro di una prosecuzione dei deflussi di capitali dal paese, quando la Fed inizierà davvero il “tapering” e i tassi sui bond americani saliranno. 

 

 

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