L’India rischia una crisi valutaria: crolla anche oggi la Rupia

Nuova Delhi alle prese con la sfiducia dei mercati. La Rupia indiana scivola ai minimi da oltre venti anni. Timori per i conti pubblici dopo l'annuncio di misure populiste del governo

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nuova Delhi alle prese con la sfiducia dei mercati. La Rupia indiana scivola ai minimi da oltre venti anni. Timori per i conti pubblici dopo l'annuncio di misure populiste del governo

Nuovo tracollo della rupia indiana sui mercati valutari. Se giovedì scorso era stato infranto il muro dei 65 nel rapporto di cambio con il dollaro americano, ieri è stato abbattuto anche quello di 66, ma già in queste ore ci si avvicina pericolosamente a quota 68. Si tratta dei valori minimi da oltre venti anni e il riferimento temporale non è incoraggiante, dato che nel 1993 l’India fu travolta da una tempesta finanziaria, che costrinse il paese a chiedere aiuto al Fondo Monetario in cambio di riforme.

 

Economia India: la risposta del governo si chiama populismo

Ad accelerare il trend ribassista per la rupia, che dall’inizio dell’anno ad oggi ha perso oltre il 16%, è stato l’annuncio del ministro delle Finanze, Palaniappan Chidambaram, che il governo ha approvato un pacchetto di misure per 1.830 miliardi di rupie (28,4 miliardi di dollari), finalizzato a rilanciare le infrastrutture e a garantire al 67% della popolazione l’acquisto di riso e grano a prezzi politici, tramite la creazione del Food Security Bill da 1.350 miliardi di rupie, 21 miliardi di dollari, pari a l’1,2% circa del pil.

I mercati temono che si tratti di misure per vincere le elezioni della prossima primavera, anche al costo di mettere in pericolo la tenuta dei conti pubblici, già sotto pressione per il deciso rallentamento della crescita. E non sono bastate le rassicurazioni del ministro, che ha ribadito che il deficit pubblico resta fissato a un massimo del 4,8% del pil. Poco credibili le rassicurazioni dell’esecutivo in carica dal 2009, che ad oggi si è mostrato politicamente debole e poco riformatore. L’annuncio di 36 provvedimenti da adottare nel campo energetico e infrastrutturale è stato avvertito più come una mossa disperata di un esecutivo che teme una sfiducia ancora più eclatante dei mercati prima e dell’elettorato dopo. La borsa indiana ieri ha chiuso in calo del 3%.

 

Il tapering alla base della crisi della rupia

La crisi della rupia risale ai mesi scorsi, specie da quando la Federal Reserve ha annunciato un prossimo “tapering” del suo QE3, ossia la riduzione degli stimoli monetari. L’abbondanza di dollari a basso costo ha sinora, infatti, inondato le economie emergenti come l’India di capitali, i quali ora stanno facendo il volo verso verso porti più sicuri e più allettanti sotto il profilo dei rendimenti.

Non è un caso che i titoli di stato indiani a dieci anni trattino sul secondario rendimenti in rialzo ieri di una ventina di punti base all’8,4%. Negli ultimi tre mesi, ben dieci miliardi di dollari in bond pubblici sono stati dismessi dagli investitori esteri.

Il rischio è che l’economia del sub-continente asiatico sia caratterizzata da una fase di stagflazione, ossia di crescita piatta, associata a un livello molto alto di inflazione, oggi prossima al 10%. La crisi della rupia non aiuta, perché da vita a una spirale deprezzamento-inflazione-deprezzamento realmente pericolosa.

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Argomenti: Economie Asia