L’India crescerà dell’8-10% all’anno, ecco i numeri del nuovo gigante asiatico

L'economia indiana cresce a pieno ritmo, come se fosse "un porto di stabilità" in un mare di incertezza. Restano alcuni ostacoli allo sviluppo del sub-continente asiatico, ma la direzione impressa dal governo Modi appare giusta.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'economia indiana cresce a pieno ritmo, come se fosse

Il report del Ministero delle Finanze di Nuova Delhi contiene numeri prettamente positivi per l’economia indiana, che nell’anno fiscale 2015-2016, che si concluderà il 31 marzo prossimo, è attesa in crescita del 7,6%. Il prossimo anno (1 aprile 2016 – 31 marzo 2017), il pil dovrebbe crescere tra il 7% e il 7,75%, meno delle attese precedenti dell’8%, ma il ministro Arun Jaitley rimarca come le previsioni del suo staff indichino un’accelerazione della crescita economica nel range 8-10% per i prossimi 2-5 anni. Nelle stime, pubblicate dal consigliere economico Arvind Subramanian, si parla dell’India come “porto di stabilità macroeconomica, resistenza e ottimismo” in un’economia globale caratterizzata dall’incertezza. Alla base di questa accelerazione della crescita, che negli ultimi 2 anni sotto il precedente governo era di poco superiore al 6% medio, c’è la strategia del premier Narendra Modi, tesa ad attirare capitali stranieri per gli investimenti, al fine di creare posti di lavoro sufficienti per assorbire la disoccupazione nel sub-continente asiatico da 1,3 miliardi di abitanti. Secondo le stime, servirebbe un milione di posti di lavoro al mese allo scopo e per centrare questo target, l’economia dovrebbe espandersi non meno dell’8% all’anno.

Pil India trainato dai servizi, frenata dal cambio debole

Tra i numeri positivi del report si ha che il settore dei servizi si conferma trainante per il pil, crescendo più della media, ovvero del 9,2% contro il 3,1% dell’industria. Al contempo, l’inflazione ha rallentato mediamente al 4,5-5%, anche se a gennaio si è registrato un balzo al 5,7%, che rappresenta uno degli ostacoli per la Reserve Bank of India, prudente nel tagliare i tassi, anche per via della debolezza della rupia. Il cambio ha perso nell’ultimo anno il 10% e quasi il 15% dall’insediamento di Modi al governo. La debolezza del cambio è uno dei fattori negativi per l’economia indiana, tanto da avere contribuito a fare perdere alla borsa indiana il 20% nel 2015, ma il miglioramento delle partite correnti lascia ipotizzare un trend meno avverso nel prossimo futuro. Il saldo è atteso, infatti, in deficit dell’1-1,5% del pil, meno che in passato. E alla fine dello scorso mese, le riserve valutarie risultavano pari a 349,6 miliardi di dollari, un livello presumibilmente rassicurante.      

Riforme Modi necessarie e di sostegno allo sviluppo

Quanto ai conti pubblici, il deficit fiscale dovrebbe attestarsi nell’anno quasi concluso al 3,9%, per scendere al 3,5% l’anno prossimo. Peseranno, però, i 16 miliardi di dollari messi in conto per l’aumento delle pensioni e degli stipendi dei dipendenti statali, così come i 26 miliardi necessari per salvare le banche. Stupisce positivamente proprio quella stabilità del trend crescente dell’economia indiana, quando il resto del pianeta segnala da mesi di rallentare. Un caso più unico che raro, che fa ipotizzare che l’espansione sarebbe stata forse anche più marcata con un’economia globale più dinamica. Tra gli ostacoli frapposti allo sviluppo dell’immenso paese, la cui popolazione dovrebbe sorpassare quella della Cina tra qualche decennio, c’è una politica fiscale ancora inefficiente. Modi sta tentando da mesi di istituire un’imposta sui consumi unica in tutta l’India, sostituendo le diverse imposte degli stati federati, ma riscuote l’opposizione anche del suo stesso partito. Al contempo, il rapporto nelle mani di Jaitley spiega come sarebbe necessario allargare la base imponibile, tagliando le varie detrazioni ammesse e lasciando inalterate le esenzioni, spingendo il 20% della popolazione a pagare le imposte sul proprio reddito dal 5,5% attuale. L’inadeguatezza delle infrastrutture è il problema principale che il governo punta a risolvere, ma per farlo bisogna prima avere una solida base fiscale, che ad oggi non esiste. Per questo, l’azione riformatrice di questi quasi ultimi 2 anni viene avvertita positivamente dal mondo del business indiano e straniero e oggi l’India è l’unica economia di ciò che resta dei Brics a non provocare inquietudine nel pianeta.

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Argomenti: BRICS, Economie Asia, economie emergenti