L’incubo di Porto Rico tra rischio default e catastrofe naturale

Porto Rico è travolta dall'uragano Maria, da una recessione economica che dura da 11 anni e da una crisi da debito che la stanno conducendo sull'orlo del default. L'amministrazione Trump non soccorre in aiuto dei creditori.

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Porto Rico è travolta dall'uragano Maria, da una recessione economica che dura da 11 anni e da una crisi da debito che la stanno conducendo sull'orlo del default. L'amministrazione Trump non soccorre in aiuto dei creditori.

Tempi durissimi per i circa 3,4 milioni di abitanti di Porto Rico. Il protettorato americano è stato travolto dal passaggio dell’uragano Maria il 20 settembre scorso, che ha provocato 34 vittime e ad oggi lasciato senza elettricità il 93% delle abitazioni e senza rete l’83% degli utenti telefonici.

La situazione è gravissima, con l’agenzia di rating Moody’s a stimare in qualcosa come 95 miliardi di dollari i danni accusati dall’arcipelago. La risposta alla catastrofe naturale da parte delle istituzioni locali è stata a dir poco lenta e insufficiente, tanto che il presidente USA, Donald Trump, ha pubblicamente disprezzato l’operato dei politici portoricani, lodando “il popolo speciale” di Porto Rico. Nel frattempo, ha varato un pacchetto di aiuti per 29 miliardi di dollari. A rendere le condizioni ancora più drammatiche c’è la crisi economica che attanaglia il protettorato dal 2006, anno in cui è entrato in recessione e non ne è più uscito.

Undici anni di contrazione del pil, unitamente a una gestione fallimentare delle finanze pubbliche, hanno fatto esplodere il debito locale, che è schizzato a 74 miliardi di dollari, in buona parte emesso in forma di bond municipali. L’ex governatore Alejandro Garcia Padilla aveva chiesto già nel 2015 l’intervento del governo federale americano per evitare il default. E nell’estate del 2015, in effetti, furono saltati alcuni pagamenti. Washington è divisa sul punto, anche perché formalmente Porto Rico non è uno stato degli USA, anche se i suoi abitanti sono cittadini americani di diritto dalla nascita. Al Senato, il rappresentante portoricano è inviato senza diritto di voto. (Leggi anche: Portorico verso il primo default, a rischio debito da 72 miliardi)

La minaccia di Trump a Wall Street

Ieri, visitando l’isola per accertarsi delle condizioni dopo l’uragano, Trump ha rilasciato un’intervista, che sta facendo tremare Wall Street, sostenendo che “il debito sarà cancellato” ed espressamente ha riconosciuto la necessità per i finanzieri di New York di “dire addio” ai loro bond, perché adesso la priorità di San Juan è diventata la ricostruzione. E poco fa il responsabile del Bilancio per la Casa Bianca, Mick Mulvaney, ha ribadito che le parole del presidente non implicano alcun tipo di salvataggio da parte di Washington: “non li salveremo, non pagheremo i loro debiti, non salveremo questi obbligazionisti”.

Nel giugno dell’anno scorso, il Congresso approvò la cosiddetta legge “Promesa”, con la quale la gestione delle finanze pubbliche portoricane è stata messa sotto stretta sorveglianza di una authority federale. In cambio, l’isola potrà tagliare il debito anche unilateralmente. Ora, la stampa e gli analisti negli USA s’interrogano sul significato delle parole di Trump, su cosa voglia dire quel “debito cancellato”. Una mossa del genere rischierebbe di avere conseguenze molto negative sugli oltre 3.000 miliardi di debiti degli enti locali americani, visto che il mercato dubiterebbe dell’effettiva sicurezza dei bond emessi dalle autorità a stelle e strisce ai vari livelli. (Leggi anche: Default Portorico, USA divisi sulla legge fallimentare)

Rischio default a Porto Rico è altissimo

In scia alle preoccupazioni, il bond benchmark con scadenza 2035 è crollato al prezzo minimo record di 35 dai 44 centesimi del giorno precedente. Un grosso guaio, a dir il vero, non tanto per Wall Street, quanto per i piccoli investitori, che secondo la società di ricerca portoricana Puerto Rico Clearinghouse deterrebbero 50 dei 74 miliardi di dollari di debito pubblico, mentre solamente il 25% sarebbe oggi nelle mani dei fondi. San Juan ha emesso tali passività anche tramite agenzie governative e aziende locali, coprendole con la garanzia delle future entrate fiscali. Non solo, perché essendo insufficienti proprio le entrate a mantenere attiva la macchina pubblica e allo stesso tempo a sostenere gli oneri dei debiti, Porto Rico ha messo le mani nel suo fondo pensione, creando un altro “buco” da 49 miliardi. In tutto, quindi, l’indebitamento è salito a 123 miliardi, di cui ben 9 appioppati alla società elettrica. (Leggi anche: Servizi pubblici a rischio a Portorico)

La situazione appariva insostenibile già prima dell’uragano, adesso è palesemente al collasso. Bisognerà agire sul debito, anche perché ora più che mai le entrate fiscali serviranno ad altro, ovvero ad affrontare l’emergenza ricostruzione in un’economia, che sta in recessione da oltre un decennio e che vede fuggire parte della sua popolazione alla ricerca di un futuro migliore negli States.

In assenza di soluzioni normative chiare, l’ombra del default si allunga e il governo americano non sembra avere alcuna intenzione di aiutare quegli sprovveduti, che fino ad oggi hanno acquistato i titoli del debito portoricano, a caccia di rendimento.

 

 

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