L’incubo clausole di salvaguardia: rischio di 54 miliardi di IVA e accise in più

Il governo Renzi si è vincolato con l'Europa per 54 miliardi di aumenti di IVA e accise, che scatterebbero se non troverà le coperture finanziarie da qui al 2018.

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Il governo Renzi si è vincolato con l'Europa per 54 miliardi di aumenti di IVA e accise, che scatterebbero se non troverà le coperture finanziarie da qui al 2018.

O il governo Renzi trova le coperture promesse con la legge di stabilità per il 2015 alla Commissione europea o per gli italiani saranno guai serissimi. Alla fine dello scorso anno, al fine di rassicurare Bruxelles sul raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica per i prossimi anni, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il premier Matteo Renzi si sono vincolati con le cosiddette “clausole di salvaguardia” ad aumenti complessivi di IVA e altre imposte indirette per 54 miliardi di euro per il triennio 2016-2018.

Rischio stangata sui consumi con IVA e aumento accise

Ora che si sta mettendo mano al Def, il Documento di economia e finanza per i prossimi 3 anni, il governo dovrà scongiurare che dal 2016 scattino già aumenti di IVA per 10 miliardi e quelli sulle accise per altri 7 miliardi di euro. In particolare, dall’anno prossimo scatterebbe l’aumento dell’aliquota agevolata sui beni primari, come il cibo, dal 10% al 12%, che costerebbe a ogni famiglia in media 176 euro all’anno, mentre nel 2017 ci sarebbe un ulteriore aggravio di 90 euro, a causa dell’altro aumento previsto al 13%. Al termine del Consiglio dei ministri, poco fa il premier ha annunciato che sono stati disattivati aumenti di IVA per 3 miliardi. Nello stesso arco di tempo, però, anche l’aliquota più alta sarebbe destinata a salire dall’attuale 22% (era il 20% fino a 2 anni fa) al 25,5% per una batosta di altri 461 euro a famiglia ogni anno. E senza contare i 28 euro di maggiori accise a cui si sommeranno gli effetti indiretti dell’aumento dell’IVA sul carburante, il gas e l’elettricità di altri 87 euro all’anno. Secondo i commercianti, nel solo 2016 ci potrebbero essere aumenti delle tasse per 13 miliardi di euro.

  APPROFONDISCI – Aumento IVA al 25,5%: evitabile solo con nuove tasse?   In totale, quindi, se scattassero tutte le clausole di salvaguardia, ogni famiglia italiana sarebbe aggravata di 842 euro all’anno di maggiori costi, quasi uno stipendio mensile. La ripresa dei consumi e dei redditi andrebbe a farsi benedire e gli stessi conti pubblici, come sottolineano Federconsumatori e Adusbef, potrebbero non risentirne positivamente, almeno non nella misura attesa, come hanno già dimostrato gli aumenti precedenti dell’IVA, i quali hanno provocato una caduta così vistosa dei consumi, che hanno in parte o in tutto annullato il beneficio della stretta per lo stato.

I conti pubblici non migliorano

Ovviamente, parliamo di aumenti ancora virtuali, che scatterebbero solo se il governo non riuscisse a trovare le coperture necessarie per riportare il bilancio statale in pareggio. Attenzione, però, a minimizzare la portata dei vincoli, perché già nel 2013 abbiamo avuto modo di verificare come l’esecutivo non si sia mostrato in grado di tenere fede all’impegno di evitare la stangata sui consumi, che scattò nell’ottobre di quell’anno.   APPROFONDISCI – Eurofollie: Bruxelles ci chiede di aumentare IVA, IMU e accise e boccia il bonus Renzi   Oltre tutto, i conti pubblici stanno andando meno bene delle attese. A fronte di un risparmio evidente sulla spesa per gli interessi sul debito, grazie al crollo dei rendimenti sui mercati finanziari, provocato dal QE della BCE, il 2014 ha chiuso con un deficit in peggioramento al 3% del pil dal 2,9% del 2013, mentre l’impegno per l’anno in corso resta al 2,6%, all’1,8% nel 2016 e allo 0,8% nel 2017, un miglioramento di una trentina di miliardi in 2 anni del disavanzo pubblico, che ad oggi appare quanto meno ottimistico. Sappiamo già che ulteriori concessioni dall’Europa non ce ne saranno, stando il nostro debito pubblico al di sopra del 130% del pil. E se le riforme promesse non faranno passi in avanti concreti, Bruxelles inizierebbe a pretendere maggiori sforzi sui conti pubblici, accendendo i fari sul loro andamento poco virtuoso. E le clausole di salvaguardia sono un cappio al collo dei consumatori italiani, che rischia di stringersi al primo inghippo sul fronte delle politiche fiscali.   APPROFONDISCI – I conti pubblici peggiorano. Ecco i dati sulla bufala del risanamento fiscale di questi anni Renzi scherza col fuoco dei conti pubblici, ecco cosa rischiamo    

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