L’incontro tra Salvini e Orban irrita la sinistra, ma travolgerà il centro-destra europeo

L'incontro tra Viktor Orban e Matteo Salvini sancisce la nascita di una convergenza, il cui scopo consiste nella gestione della politica europea dopo il rinnovo dell'Europarlamento. Un colpo alla già debole leadership di Frau Merkel.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'incontro tra Viktor Orban e Matteo Salvini sancisce la nascita di una convergenza, il cui scopo consiste nella gestione della politica europea dopo il rinnovo dell'Europarlamento. Un colpo alla già debole leadership di Frau Merkel.

Matteo Salvini e Viktor Orban, una liaison non nuova, ma che adesso diventa molto più significativa, dato che il primo è diventato vice-premier e ministro dell’Interno da quasi 3 mesi e praticamente monopolizza l’azione di governo e la comunicazione politica italiana. Il premier ungherese si è recato ieri a Milano per incontrarlo e prima del faccia a faccia lo ha definito pubblicamente il suo “eroe”, invitandolo a proseguire con la politica di chiusura delle frontiere contro gli immigrati clandestini. Dal canto suo, sui social Salvini rivendicava i successi dell’Ungheria sotto il suo beniamino: disoccupazione a meno del 5%, crescita del 4%, flat tax del 9% sulle imprese e del 15% sulle persone fisiche. Ad accoglierli nel capoluogo milanese c’era una folla di migliaia di attivisti pro-migranti, vicini alla sinistra, in parte anche al mondo cattolico, che hanno occupato Piazza San Babila, scandendo slogan contro i due e mostrando striscioni favorevoli all’accoglienza e anti-razzisti.

Salvini indagato: la marcia della Lega verso Palazzo Chigi

Quello di ieri è stato un vertice assai interessante sotto il profilo politico. Orban è l’uomo più odiato in Europa dal variegato mondo progressista per le sue idee sugli immigrati e la difesa dei valori tradizionali. Molti in lui vedono un piccolo Putin o, se vogliamo, anche un Trump europeo. Tuttavia, non molti sanno che l’ungherese fa parte del PPE, il partito al quale appartengono anche i conservatori tedeschi della cancelliera Angela Merkel e per il nostro Paese Forza Italia. In sostanza, chi critica Orban non si sta scagliando contro un esponente dell’estrema destra, ma al contrario contro uno degli azionisti del principale gruppo dell’Europarlamento, lo stesso che controlla la Commissione, la presidenza UE e la presidenza di Strasburgo.

La Germania di criticare Orban non ci ha mai pensato un attimo, nemmeno nei mesi in cui l’uomo chiuse i confini con la Serbia, erigendo un muro per impedire l’ingresso di clandestini nel 2015, quando decine di migliaia di profughi siriani, in particolare, attraverso i Balcani tentavano di arrivare nel cuore del Vecchio Continente. Berlino non può prendere le distanze formalmente da Budapest, semplicemente perché il premier ungherese appartiene alla stessa cerchia politica che conta. Proprio qua sta il reale punto focale di quanto è avvenuto ieri, pur noto ormai da anni: Orban loda un Salvini, che per il PPE è peste pura, in quanto rappresenta quel mondo che da destra gli sottrae il consenso necessario per prevalere sia nelle singole realtà nazionali, sia all’Europarlamento alle prossime elezioni europee di maggio 2019, quando i risultati attesi sarebbero deludenti proprio per il centro-destra e favorevoli ai “sovranista”.

L’asse tra Orban e Salvini passa per il PPE

Il progetto di Salvini e quello di Orban potrebbero sembrare concorrenti, ma così non è. Il nostro vice-premier ha lanciato l’idea di una “lega delle leghe”, capace di riunire tutte le formazioni sovraniste ed euro-scettiche d’Europa. Il premier ungherese, invece, mira a scalare le vette del potere dentro il PPE. Qualcuno noterà che se il PPE viene attaccato da destra, a risultare indebolita sarà proprio la strategia di Orban e, invece, trattasi dell’esatto contrario. La cancelliera Merkel, vera padrona del centro-destra nella UE, è in caduta libera sia come leader in Germania e in Europa, sia nei consensi. Stando ai sondaggi, meno del 30% dei tedeschi oggi voterebbe la sua coalizione composta da CDU e CSU. Se queste cifre grosso modo fossero confermate alle elezioni europee, sarebbe un colpo durissimo per il principale azionista di riferimento per il PPE, anche perché Forza Italia dovrebbe crollare ulteriormente sotto il 10% e nemmeno i popolari spagnoli se la passerebbero bene dopo la caduta del governo Rajoy a fine maggio. Infine, i Républicains in Francia non riescono a capitalizzare il dissenso crescente verso la presidenza Macron.

La pazza idea di Salvini e dei sovranisti europei: impadronirsi del PPE di Frau Merkel

Sono queste le grosse formazioni che reggono il PPE e che, numericamente indebolite, si troveranno ad affrontare tra pochi mesi una forza in crescita di gruppi come Fidesz di Orban e i popolari austriaci del cancelliere Sebastian Kurz, entrambi esponenti di un nuovo centro-destra più votato alle origini, ossia più tradizionale nella difesa dei valori sociali e con una linea più dura sull’immigrazione. Grazie a questi movimenti tellurici in vista, Orban riuscirebbe ad acquisire peso dentro il PPE, avvalendosi delle alleanze sempre più solide con il resto dei gruppi dell’Europa dell’est. A quel punto, avrebbe facile gioco a fare asse con il mondo sovranista all’esterno del PPE, che Salvini gli porterebbe in dote. Le voci più ardite, ma per il momento anche scarsamente probabili, sostengono che in un simile scenario, il leader leghista entrerebbe nel PPE. L’ipotesi più concreta, invece, sarebbe di una convergenza nell’aula di Strasburgo, magari capace di ridisegnare la mappa del potere europeo. In sostanza, le stanze dei bottoni aprirebbero ai sovranisti e farebbero uscire i progressisti, questi ultimi in pieno declino quasi ovunque.

Si consideri che prima di arrivare alle europee, bisognerà passare tra un paio di settimane dalle elezioni politiche in Svezia e successivamente da quelle regionali in Baviera, sempre che non torni al voto anticipato la stessa Italia. In tutti e due i casi, si annuncia una caduta dei consensi per le formazioni tradizionali, rispettivamente il centro-sinistra e il centro-destra, in favore degli euro-scettici. Orban e Salvini si stanno preparando a guidare la fase che verrà, ciascuno nel proprio campo, in attesa che sia possibile celebrare un matrimonio d’interessi. Non a caso, Antonio Tajani, che è anche presidente dell’Eurogruppo e vice-presidente di Forza Italia, ieri non ha affatto criticato il vertice tra i due, anche perché Orban è uno dei leader del suo gruppo a Strasburgo e che lo votò per lo scranno più alto dell’Europarlamento, contrariamente a un Salvini che in quell’occasione gli negò il consenso, distinguendosi dalla francese Marine Le Pen, che lo sostenne. Attenti a limitarci a un dibattito solo a uso e consumo nazionale. L’asse tra Orban e Salvini punta a qualcosa che va oltre la gestione dell’immigrazione e la stessa Italia.

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Politica, Politica Europa, Politica italiana