L’importanza dell’inflazione core e l’opportunismo dei mercati

Dopo la riunione della Bce, la situazione rimane incerta. Mercati in attesa di ulteriori indicazioni da Draghi

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Dopo la riunione della Bce, la situazione rimane incerta. Mercati in attesa di ulteriori indicazioni da Draghi

Nell’ambito di un trend al rialzo delle aspettative d’ inflazione iniziato a gennaio, i recenti dati sono stati abbastanza contraddittori. Mentre infatti l’inflazione di gennaio nei paesi europei si è attestata sulla parte alta del range, gli ultimi dati hanno evidenziato una moderazione delle dinamiche in corso. In tale contesto – commentano gli analisti di Marzotto Sim – il meeting della Bce avrebbe potuto dare una direzione sulle aspettative d’inflazione e quindi al mercato.

Contrariamente alle attese, però, dalla conferenza della Bce non sono emerse particolari novità: sul fronte economico la crescita si conferma sostenuta e diversificata (GDP Europa ultimo quarter 2017 +0.6%) con consumi privati sostenuti dall’aumento dell’occupazione. L’inflazione headline del 2017 è stata rivista al ribasso all’1.3% a causa della flessione dei prezzi alimentari. L’inflazione core resta invece sostanzialmente invariata, come del resto la crescita dei salari. In termini di comunicazione è stata rimossa invece la frase relativa alla possibilità di incrementare il QE se necessario. Gli ultimi due concetti sembrerebbero in contraddizione, da un lato si ammette esplicitamente che l’inflazione è ancora lontana dal target dall’altro si escludono ulteriori riaperture del QE.

L’anello mancante è però l’ inflazione core, il quale andamento è rimasto invariato dall’ultimo meeting della BCE. Il dato core, infatti, è una delle cose che la BCE segue con più attenzione, dato che può testimoniare una ripresa sostenibile dell’inflazione. Difatti, come sottolineato da Draghi, è molto importante che (in questo momento) la politica monetaria sia reattiva piuttosto che proattiva. Fin quando non ci saranno evidenti cambiamenti nell’inflazione core, oppure nella crescita dei salari, la comunicazione della BCE rimarrà piuttosto stabile, o meglio seguirà la linea adottata a partire dal meeting di dicembre 2017.

I mercati, invece, sembrano aver considerato i commenti sull’inflazione e l’approccio “reattivo” della BCE piuttosto dovish. Infatti, nonostante sia i tassi che l’Euro fossero aumentati dopo la rimozione della frase riguardo il possibile aumento del QE, i mercati hanno sfruttato gli ulteriori commenti di Draghi durante la conferenza stampa per continuare il rally dei governativi (piuttosto opportunisticamente),in attesa di dati migliori su inflazione e mercato del lavoro. Pertanto il rally iniziato oggi potrebbe anche continuare più a lungo del previsto (salvi shock esogeni), fin quando non ci sianodati macro significativamente migliori che prevedano un cambiamento della forwardguidance dell’ECB. Non si esclude, però, che il mercato possa rientrare anche a seguito di rilevazioni sopra le attese per l’inflazione headline, come avvenuto ad inizio anno.

Di conseguenza, la situazione resta piuttosto incerta – spiegano da Marzotto Sim – rimandando all’avversione al rischio del singolo investitore la decisione se partecipare o meno al rally dei governativi europei nel caso dovesse dare ulteriori segni di continuità. Qualora invece un investitore volesse partecipare al rally in maniera più conservativa, potrebbe sfruttare la discesa delle aspettative d’inflazione come buon punto di entrata nei titoli governativi inflationlinked, perdendo però parte dell’eventuale upside.

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Argomenti: Inflazione

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