L’impatto sull’economia in Francia e resto d’Europa degli attacchi terroristici

L'impatto sull'economia degli attacchi terroristici di Parigi potrebbe aversi su diversi fronti. Vediamo chi e come sarebbe colpito.

di , pubblicato il
L'impatto sull'economia degli attacchi terroristici di Parigi potrebbe aversi su diversi fronti. Vediamo chi e come sarebbe colpito.

Quali saranno gli effetti sull’economia degli attacchi terroristici di Parigi dello scorso venerdì? Lungi dal dovere sottovalutare le conseguenze di quanto accaduto, cerchiamo di analizzare i possibili contraccolpi, aiutandoci anche con le previsioni di qualche analista. Poco fa, Credit Suisse ha parlato di “sterzata a destra” in Francia, attesa come crescita dei consensi, in particolare, per il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, anti-UE e anti-euro. Il governo socialista, nel tentativo di arginare un possibile tracollo ulteriore nei consensi, dovrebbe intensificare la lotta al terrorismo e mostrarsi più rigido verso l’immigrazione clandestina, mentre sul piano internazionale dovrebbe intensificarsi il coordinamento contro l’ISIS. Ne potrebbe derivare in Francia un aumento della spesa pubblica. Se ciò accadesse, Parigi non sarebbe in grado di centrare nemmeno per il 2016 il target del deficit al 3% massimo del pil, ma l’indisciplina fiscale, al netto della solidarietà per l’evento sanguinario di venerdì, sarebbe recepita piuttosto negativamente a Bruxelles.

Calo consumi di breve durata

Sia in Francia che nel resto d’Europa, poi, si potrebbe avvertire un temporaneo calo dei consumi e degli investimenti, in scia alle paure per quanto potrebbe accadere. E’ accaduto all’indomani dell’11 settembre negli USA o degli attentati di Madrid nel 2004 o di quelli di Londra nel 2005. La storia recente insegna che tali effetti hanno vita breve. Ad essere sinceri, l’impatto dell’11 settembre sull’economia americana fu quasi trascurabile, tenuto conto che paradossalmente proprio nelle settimane intorno all’abbattimento delle Torri Gemelle, gli USA uscivano dalla recessione. In Europa, su richiesta della stessa Francia, le frontiere all’interno dell’area Schengen potrebbero essere temporaneamente ripristinate, ma senza conseguenze sull’economia.

Merci e capitali, infatti, continuerebbero a circolare come oggi.      

Fuga verso gli assets “sicuri”

La reazione psicologica degli attacchi potrebbe essere molto probabilmente una fuga verso quei beni considerati rifugio per i casi di crisi e di instabilità, come l’oro, i Treasuries, i Bund tedeschi, in generale, dovremmo osservare uno spostamento degli investimenti dal comparto azionario a quello obbligazionario. A tale proposito, oggi i rendimenti dei Bund a 10 anni sono rimasti piuttosto stabili allo 0,56%, mentre quelli dei Treasuries americani sulla medesima scadenza sono diminuiti dal 2,28% al 2,26%. Potrebbe sembrare poco, ma si tenga conto che in questi giorni il mercato sta scontando un probabile rialzo dei tassi USA, per cui i rendimenti sovrani dei titoli del Tesoro americano dovrebbero tendenzialmente salire, non scendere. Analogo il ragionamento per l’oro, le cui quotazioni sono salite oggi di circa 8 dollari l’oncia a 1.089 dollari, tornando ai livelli del 5 novembre scorso e segnando un rialzo su base giornaliera di quasi lo 0,8%.

Dollaro e franco svizzero in rialzo

Tra le valute, è evidente come l’euro dovrebbe indebolirsi, al netto delle altre considerazioni sui tassi americani e sulle misure della BCE, per via dei timori del mercato sulla ripresa dell’economia nell’Eurozona, già poco palpabile e adesso minacciata sul nascere. E la moneta unica cede oggi lo 0,45% contro il biglietto verde, con il cambio euro-dollaro in calo a 1,0726. Si rafforza dello 0,4% contro l’euro anche il franco svizzero (cambio a 1,0796). La valuta elvetica dovrebbe apprezzarsi anche nelle prossime sedute, trattandosi di un asset-rifugio per gli investitori di tutto il pianeta alla ricerca di sicurezza. Lo stesso dicasi per il dollaro, che oggi sale mediamente dello 0,26% contro le principali valute del pianeta.      

La crisi in borsa non sarà per tutti

Infine, le borse. Dopo un avvio negativo, ma senza panico, i mercati finanziari appaiono reagire piuttosto freddi agli attacchi di Parigi, tanto che proprio la borsa francese viaggia sulla parità nel primo pomeriggio. Tuttavia, vanno male i titoli delle compagnie aeree e del lusso, perché soprattutto il turismo dovrebbe essere il settore maggiormente colpito dalla crisi dei consumi prevedibile nel breve periodo.

Gli europei (e non solo) viaggeranno di meno, probabilmente limiteranno il raggio dei loro spostamenti per qualche mese, il tempo di metabolizzare la gravità di quanto successo 3 giorni fa. Ma le conseguenze di questo comportamento non saranno indolori, perché l’Italia, ad esempio, ha rallentato il suo ritmo di crescita già nel terzo trimestre, segnando un appena +0,2% sui 3 mesi precedenti. Al fine di centrare la previsione del governo di un pil a +0,9% nell’intero 2015, servirebbe un colpo di reni nel periodo natalizio. Ma alla luce delle considerazioni sopra esposte, è diventato meno probabile che ciò avvenga, per cui assisteremmo a una crescita inferiore alle attese, ma sostanzialmente in linea con le previsioni dei principali organismi internazionali. Infine, aumentano le probabilità che la BCE vari nuovi stimoli monetari al board del 3 dicembre prossimo, perché se fino alla settimana scorsa vi erano dubbi sulla debolezza dell’inflazione nell’Eurozona, complice i bassi prezzi delle materie prime, adesso crescono anche quelli sulla ripresa dell’unione monetaria, per quanto l’istituto sia formalmente vincolato al raggiungimento solo del primo target.

Argomenti: