L’immobilismo del debole Padoan paralizza la già ferma Italia

Il fallimento della gestione Padoan al Tesoro è sotto gli occhi di tutti. In tre anni, l'Italia è senza crescita, con un deficit sopra gli obiettivi fissati e senza un piano per abbattere il debito e rilanciare l'economia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il fallimento della gestione Padoan al Tesoro è sotto gli occhi di tutti. In tre anni, l'Italia è senza crescita, con un deficit sopra gli obiettivi fissati e senza un piano per abbattere il debito e rilanciare l'economia.

La sfornata di nomine ai vertici delle società partecipate dal Tesoro ha ufficializzato l’inconsistenza di Pier Carlo Padoan, che da ministro dell’Economia non è riuscito a lasciare traccia di sé, accettando pedissequamente la lista dei nomi somministratagli dal segretario del PD, Matteo Renzi. Una debolezza, quella di Padoan, che si era intravista sin dagli esordi, quando aveva tentato un approccio più ortodosso ai conti pubblici, una volta chiamato dall’allora premier Renzi a guidare il dicastero, ma finendo subito per adeguarsi alla politica dei bonus imposta da Palazzo Chigi, che ha lasciato solo un grosso buco fiscale e non ha sostenuto di una virgola la crescita economica.

Con l’arrivo di Paolo Gentiloni premier, l’Europa e anche vasti settori dell’economia italiana, avevano confidato in una maggiore autonomia gestionle di Padoan, ma sono andati presto delusi. In oltre due mesi dalla richiesta di Bruxelles di varare una manovra correttiva dei conti pubblici da 3,4 miliardi (0,2% del pil), il ministro non è stato ancora in grado di presentare alcunché, passando dall’annuncio di tagli alla spesa dei ministeri alla non smentita di possibili aumenti delle accise su carburante e tabacchi. (Leggi anche: Manovra conti pubblici, Padoan minaccia le dimissioni)

Padoan appare immobile e senza idee

Egli paga proprio la perenne campagna elettorale di Renzi, che puntando a tornare a Palazzo Chigi con le prossime elezioni, non consente al Tesoro di muoversi in autonomia sulle misure nevralgiche riguardanti i conti pubblici. Ma se Padoan avrà bisogno di tre mesi per trovare 3,4 miliardi, come potrà mai mettere mano a una legge di Bilancio da 20 miliardi soltanto per disinnescare gli aumenti dell’IVA, per giunta a ridosso presumibilmente delle elezioni?

L’immobilismo del ministro si ha su tutti i fronti. Il governo Renzi si era impegnato a predisporre un piano di privatizzazioni per lo 0,7% all’anno, ma è riuscito solo a cedere sul mercato il 40% di Poste Italiane, per il resto è rimasto tutto nel cassetto. Mentre l’Europa preme per ottenere da Roma un taglio del rapporto tra debito e pil, nel nostro paese manca sia la crescita economica per ambire a tale obiettivo, sia un piano per contenere la spesa pubblica e ridurre il deficit. L’unica alternativa – le privatizzazioni, appunto – restano in stand-by. (Leggi anche: Debito pubblico: Padoan scopre che è alto, ma con Renzi lo ha fatto esplodere)

Sprecata la flessibilità concessa dalla UE

L’Italia sotto Renzi-Padoan ha già usufruito flessibilità fiscale per 19 miliardi, per cui non può più nemmeno fare leva su questo tasto. Di più: tali margini di manovra sono stati utilizzati per fare clientelismo spicciolo con la politica dei bonus, non certo per rilanciare gli investimenti e sostenere l’economia. Eppure, se c’è una ragione per cui un tecnico al Tesoro era stato salutato con entusiasmo al di fuori dell’ambito politico, questa consisteva proprio nella fiducia che avrebbe portato in Via XX Settembre una sensibilità e attenzione più marcate alla solidità del bilancio pubblico.

A conti fatti, Padoan non può essere ascritto né tra i fautori dell’austerità fiscale, ma nemmeno della flessibilità sempre e comunque. Non ha una linea su alcuno dei temi principali dell’economia italiana, mostrandosi un fedele esecutori di ordini impartiti dall’ex premier, oggi segretario del principale partito della maggioranza. Si tratta, insomma, di un super-ragioniere senza spina dorsale, che ha combinato fin troppi pasticci sulle banche nell’ultimo anno e mezzo e che di altri ne continua a fare sul deficit. Un pessimo segnale, quando mancano meno di 7 mesi al varo della legge di Bilancio, che si presenterebbe complicata anche a un ministro dotato di autonomia. (Leggi anche: Ecco i disastri del ministro Padoan)

 

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia